mercoledì 28 marzo 2012

Quale odore?

Ogni cucciolo di ogni razza e specie riconosce ad occhi chiusi la propria mamma, annusandola.
Quello che per la gente normale è un qualunque odore, talvolta eccessivo, altre volte sgradevole, altre ancora pressochè inesistente, per loro è l'odore primo, quello di casa, della protezione, dell'abbraccio caldo e avvolgente.
Così i cuccioli di ogni taglia ed età affondano i loro musi in acido odore di latte dolciastro e ferroso, in vestiti impregnati di tabacco, in profumi esageratamente dolci e finti, in residui di cipolla-aglio-fritto, in lievi nuvole borotalcate, in primaverile aria di bucato o in invernale ricordo di camino e legna bruciata, in tracce di agitazione, stanchezza e sudore, in odore di crema per le mani, deodorante delicato, deodorante pungente, in vestiti messi all'aria non a sufficienza, in abiti di naftalina, lavanda protettiva, arancia e cannella bruciate sul fuoco, in acre e pungente misto di hennè e deserto, in appicciocose lacche per capelli, rossetto e caramelle alla menta, in chewing gum a nascondere la sigaretta, in odori di stoffe o capelli puliti, o vento e sole e sale.
Agli altri non interessa o infastidisce o piace quell'odore, ma non è importante; sono le supermamme ad averlo, ciascuna impercettibilmente il proprio, ed è come un porto sicuro in cui tuffarsi a sera, quando si vuole tranquillità.

venerdì 16 marzo 2012

Crochi

Quando a fine ottobre sotto un ventaccio pungente, chinate su una striscia di terra dura e fredda, faticosamente facevano buchi; e quando tiravano fuori dal sacchetto olandese comprato in chissàchefiera quei cipollotti polverosi e secchi che parevano inerti... allora quasi non avevano speranza che ne sarebbe uscito qualcosa.
Lo fanno tutti gli anni, o quasi, è una specie di rito, ma a volte il freddo delle giornate autunnali già quasi invernali le fa desistere e pensare "perchè poi?".
Ma quando i primi raggi un po' più caldi, appena sciolta la neve, con la terra ancora fredda e gelata fanno comparire dei piccoli ciuffetti; e quando dai ciuffetti si intuiscono petali chiusi; e quando con i propri cuccioli indovinano se il colore sarà giallo, bianco o viola; e quando quella striscia di terra dura appare rinnovata e colorata e rallegra chi passa di lì il mattino o la sera... allora capiscono che ne vale sempre la pena.
Di piantare bulbi e aspettare e credere che sbucheranno crochi.
Di aspettare e credere che tornerà la primavera anche dopo inverni particolarmente duri.
Di aspettare e credere. Anche quando la terra - o la vita - è così dura.

lunedì 5 marzo 2012

Sguardo ironico

Come nei film dalla fotografia perfetta e dalle immagini calde e ovattate le supermamme immaginano e sognano magici incontri amorosi.
Con corredo di petali di rosa, lenzuola profumate candide o colorate, musica di sottofondo, incensi o profumi, la pelle appena inondata di essenze, a volte il camino acceso, altre volte mille candele sparse, olii e unguenti per massaggi rilassanti, il momento perfetto, l’atmosfera perfetta, la “location” perfetta, sia essa una baita sperduta o un romantico capanno fintamente rustico in riva al mare, con le onde sullo sfondo, zanzariere svolazzanti e una leggera brezza.
Invece ci vuole senz’altro uno sguardo ironico per guardarsi dall’esterno nella realtà di scampoli di tempo, ritagliati tra tutto l’immaginabile, tra un sonno e un pianto, tra l’ennesima richiesta di aiuto e il catechismo, magari prima di crollare distrutte dopo aver steso il bucato, aspettando che l’arrosto consumi il sugo, con la pelle tutt’altro che coperta d’essenze inebrianti, con strati di indumenti difficili da levare, la location della quotidianità a fare da sfondo.
Ci vuole uno sguardo ironico e tanto vero amore per non mettersi a piangere subito dopo. Perché non è quello che si immaginava, ma allora è meglio farci su una risata.