venerdì 7 novembre 2014

Foto

Le foto sono tremende. Hanno un potere enorme: fissano attimi e te li sbattono inaspettatamente in faccia investendoti di ondate di nostalgia o commozione o di senso-del-tempo-che-passa (e troppo in fretta).
Qualcuno è puntualmente ritratto mentre mangia, con la bocca piena e storta, qualcun altro in pose poco credibili, qualcun altro fa invidia a tutti per la sua fotogenicità, ad altri ancora viene messo in evidenza il nasone o il ciuffo storto, o le occhiaie troppo marcate. Spesso non ci si piace e quello che voleva essere un bel ricordo diviene spesso occasione per rimbrotti o risate collettive.
Nelle case di tutte le supermamme girano foto di ogni tipo: chi le classifica ordinandole cronologicamente commentando ogni immagine; chi le tiene alla rinfusa in scatole da scarpe, con finta noncuranza; chi le conserva ancora nei vecchi portafoto anni Settanta dai colori arancione o verde sgargiante; chi le digitalizza, le stampa, le ingrandisce, le regala, le riproduce periodicamente per donarle a nonne e zie lontane.
E se è vero che oggi la foto è abusata in un'infinita possibilità di selfie, scatti multipli, postati su facebook, istagram o altre diavolerie, è ancor più vero che "le foto" sono intramontabili. Quelle fatte in "quel" momento, che si voleva ricordare appositamente, o che si ricorderà per tutta la vita comunque, sono parte della loro storia.
Le supermamme lamentano un fenomeno singolare: durante la gravidanza le loro pance, vestite o nude, erano oggetto di scatti continui, lasciando sullo sfondo verdi vallate, paesaggi azzurri, cattedrali o gruppi di amici. Dalla nascita del piccolo è già tanto se il mento della puerpera che tiene in braccio il bambino viene immortalato. E in ogni caso con la scusa di fotografare gli sviluppi del nuovo arrivato, si trascura con facilità tutto il contorno: improbabili vestiti "da casa", stenditoi e termosifoni a fare da sfondo, piastrelle demodè inguardabili. Al momento dello sviluppo (una volta) o dello scaricamento foto (ora) emergono quegli obbrobri e la mamma risulta sempre più defilata. E smunta.
Tant'è che spesso la suddetta si arma di macchina fotografica e diviene la fotografa ufficiale; non comparirà mai più nelle foto - o quasi.
Quel che è certo è che quegli scatti non mancheranno di emozionare: sorrisi da latte, codine all'insù, voli sull'altalena, abbracci con nonni ora volati in cielo, emozione dentro una tutina argentata al primo saggio, pianti davanti a due candeline, dentini caduti, braccio ingessato, vestiti da cerimonia, abbracci con i compagni e le maestre, sotto ombrelli davanti alla stessa fontana del viaggio di nozze, scendendo dall'ottovolante con il terrore sul viso, alla prima uscita da soli, con la corona d'alloro, sull'auto con i palloncini... Ogni foto è un pezzettino di vita, un segno, a volte un passaggio tra un prima e un dopo. A volte è difficile guardarle: evidenziano impietosamente come si era, ritraggono malinconicamente chi non c'è più e lì sorrideva, mostrano felicità inconsapevoli e presto interrotte;  altre volte sembra addirittura non ci sia motivo per farne di nuove... Ma fortunatamente i momenti passano e con al collo, o nel taschino, la loro macchina le supermamme riprendono a fare "clic" per dire che ci sono e ci vogliono essere, insieme a tutto quello che amano e vogliono conservare nel cuore, su carta lucida o in un file!