sabato 28 marzo 2015

Nascondersi dietro a un dito

Di quante cose le supermamme facciano in una giornata s'è già detto. Ma di quante cose facciano senza rendersene conto no.
Per sperimentarlo basta che una delle suddette provveda a tagliarsi l'apice del pollice destro per arrivare a realizzare fino in fondo alcune nozioni fondamentali:
- che quotidianamente compiono in sequenza rapida ed efficiente innumerevoli azioni senza esserne del tutto consapevoli
- che si sono tagliate il dito proprio compiendo una di quelle azioni in non piena consapevolezza
- che odiano dipendere dagli altri (e per altri qui si intenderanno gli amorevoli componenti familiari necessariamente disponibili a sostituire la mater familias nelle sue diverse funzioni)
- che nella vita normale sono gli altri a dipendere da loro
- che odiano osservare gli altri fare le cose che normalmente farebbero loro in tempi e modi diversi
- che quindi sono un po' paranoiche e poco grate
- che dovrebbero imparare ad apprezzare quello che loro stesse fanno normalmente
- che dovrebbero apprezzare quello che gli "altri" stanno eroicamente facendo in loro vece
- che sono abili a telecomandare ricette di cucina, procedure di bucato o di posizionamento di utensili nei loro vani
- che un dito ci mette un sacco di giorni a cicatrizzare e questo provoca attacchi di ansia a loro che vorrebbero fare tutto e in velocità
- che imparano però velocemente modi alternativi di fare le cose con l'aiuto di gomiti, mani sinistre, denti, mignoli alzati improvvisamente di grado...
A tutto ciò si potrebbero aggiungere altre osservazioni più fisiche e pragmatiche:
- è difficile lavarsi i denti con la sinistra
- è impossibile tagliare con le forbici senza pollice
- è impossibile rimboccare le coperte con una mano sola o stendere il bucato
- è matematicamente certo che si prenderanno botte o scottature alla mano sana
- preferirebbero farsi slacciare il reggiseno in altre circostanze
- quella storia del pollice opponibile è proprio una gran invenzione dell'evoluzione

Insomma sintetizzando gli apprendimenti derivati dall'esperienza: dovrebbero smetterla di nascondersi dietro un dito e ammettere che dovrebbero essere più umili e disposte a lasciare andare. Ma anche smetterla di non vedere il loro contributo giornaliero alla comunità e vivere serene!

sabato 7 marzo 2015

Nessuno si salva da solo - quasi una recensione

Non ne possono più di uscire dal cinema e sentirsi anormali nella loro normalità.
Che poi tanto normalità non è, fatta di fatica quotidiana, di ricami, di aggiustamenti, di speranze e speranze tradite, di sogni e  sogni  più o meno realizzati, di  metaforici schiaffi in faccia, di quelli che fai fatica a rialzarti, di soddisfazioni e delusioni, progetti andati a monte, ridimensionati, realizzati e tanto altro.
Al cinema invece ti continuano a spiattellare storie di famiglie che incontrano difficoltà (plausibile), hanno momenti di crisi profonda (altrettanto plausibile), arrivano di fronte al baratro (può essere) e poi, non si capisce bene come, intravedono una speranza di ritrovarsi ( benissimo, auspicabile).
Ma? Ma a cosa si riaggrappano? E, soprattutto, a cosa si erano aggrappati prima?
Quello che appare spesso in questo genere di film è che i due prima scopavano tantissimo, poi sempre meno, con un parallelo innalzarsi dei toni, degli insulti, delle recriminazioni. "Scopavano" può sembrare brutale, ma di amore lieve, travolgente, rispettoso, unione di anime oltre che corpi, affinità elettive, non c'è molta traccia.
Poi compare un vecchio Vecchioni che dispensa onirici suggerimenti ai due che fino a un attimo prima si erano distrutti moralmente a colpi di insulti, e che pare riuscire a smuovere le coscienze e a dare una possibilità di uscita dicendo che "nessuno si salva da solo". Che poi è la cosa più bella del film, il titolo, quello che attira, che fa immaginare proprio il succo di tutto, ovvero che la forza di essere in due o in più ad amarsi è quella che ti darà la possibilità di salvarti, di andare avanti, di evolvere in un modo che sarebbe impensabile se si fosse da soli.
Una mascherina di ossigeno in un letto di ospedale e tuo marito che non ti molla un attimo e sorride; un concorso andato male, un licenziamento, un'accusa ingiusta, e la moglie che ti sostiene e ti sprona, la paura di aprire una busta e una mano calda sulla spalla; i brividi dell'ansia e un abbraccio prima di prendere sonno, un momento di debolezza e delle parole che consolano e rafforzano, un "sei bella", un mazzo di tulipani inaspettati, un marito orso che impara a uscire dal letargo, progettare un viaggio, un letto nuovo, cambiare le finestre, lavoro, città.
Non si pensi che le supermamme non sappiano cosa sia litigare, cosa sia dirsi anche le più dure e assurde e cattive frasi, cosa sia dormire sul divano dopo un litigio o per un attimo pensare che sia finita, perché la rabbia ha preso il sopravvento. Lo sanno, ma sanno anche del resto.
E anche Castellitto lo sa cosa vuol dire coppia, famiglia, giorno dopo  giorno! Perché mostrare solo questo disfacimento crudele di una storia? perché non riuscire a mostrare la vita, la sua preziosità, gli sguardi dei bambini che crescono e ti guardano, che hanno gli occhi lucidi se tu li hai, che assorbono qualunque clima? Perché non mostrare che l'amore si può fare, in tutti i sensi, in un rapporto che cresce, si modifica, si arricchisce, si impoverisce, si trasforma, ma è vivo? Perché non entrare, anatomicamente quasi, nelle scelte dolorose di un uomo e una donna che provano ad amarsi con onestà e passione?
Saranno inguaribili speranzose certe supermamme, ma della vita preferiscono sapere che "nel mezzo c'è tutto il resto/ e tutto il resto è giorno dopo giorno/ e giorno dopo giorno è/silenziosamente costruire/ e costruire è sapere e potere /riununciare alla perfezione". Chissà cosa ne pensa Niccolò Fabi di un film così.
https://www.youtube.com/watch?v=mhH0X7RtZyM