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Passaggi

Si chiedono le supermamme come mai la Pasqua, ancor più del Natale, sia diventata per i più, e anche per loro spesso, una festa vuota. Ovvero piena di uova, scampagnate, cioccolate, auguri a destra e a manca, rinnovo del guardaroba, statistiche sui viaggi di primavera, ma di cui non si rintraccia più il significato profondo, originario.
Eppure si sta a casa da scuola e un po' anche dal lavoro; eppure ci si fanno gli auguri; eppure si fa festa; eppure si ha voglia di festa...
Eppure le supermamme, più di tutti, dovrebbero saperlo che Pasqua significa Passaggio.
Loro che lo vivono quotidianamente dentro e fuori, loro che devono lasciare ogni giorno da parte un po' di sè per far spazio a qualcosa d'altro, a cui non avevano magari mai pensato, che forse non capiscono ed anzi non vorrebbero vivere, che le sconvolge nel bene e nello stupore o nella sofferenza e nel dolore.
Passaggio da uno stato all'altro, dalla morte alla vita, da un luogo all'altro, da una stagione all'altra, da un sogno che era dentro di loro, alla vita in cui si trovano.
Non sempre si sentono capaci di "passare", più spesso si sentono tra una riva e l'altra; e l'"altra" sembra ancora lontana, difficile da raggiungere, sono come in mezzo al guado.
Non sempre si sentono forti e corazzate per cambiare stato, per mettere da parte quello che erano o mentalmente volevano essere e ciò che invece si trovano ad essere più o meno volutamente.
Ma nelle giornate di primavera in cui tutto rinasce, in cui il clima non è stabile e improvvisamente cambia, in cui si ha quasi voglia di lasciare da parte la pelle secca da serpente per indossarne una nuova lucente, si festeggia anche la Pasqua e le supermamme si accorgono di desiderare profondamente che quel Passaggio le salvi, le porti in alto, le rinnovi, dal profondo e fuori.

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