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De supermatribus (1)

Quante supermamme incontro? tantissime, a partire dalle 7.45 davanti alla porticina secondaria della scuola dove i bambini entrano prima. Le vedo truccate, curate, sulle loro auto, nei loro pensieri, che raccolgono le forze per iniziare una nuova lunga giornata e mettere assieme i pezzi delle vite di tutti.

Le vedo in bicicletta con due seggiolini vuoti, uno davanti e uno dietro, senza ombrello sotto la pioggia, correre verso casa dalla stazione perchè devono raggiungere i loro piccoli come mamma aquila, gufa, leonessa, con il loro stesso fiero istinto di proteggere, nutrire, riscaldare i cuccioli anche alle 8 di sera quando è buio e la giornata dovrebbe essere alla fine e loro devono reinventarsi le energie per il più importante momento della giornata.


Le supermamme sono di specie molto diversa, alcune sono talmente diverse che in comune hanno solo il fatto di essere supermamme.

penso ad alcune supermamme molto graffianti con la bocca vistosamente contornata di rosso, con gli occhi rigati profondamente di nero e alcune rughe a segnarne il tempo che passa ma anche la fierezza; eleganti, sprezzanti, fiere e sboccate sembra che niente le tocchi perché loro feriscono gli altri con pensieri e parole. e così sembra. eppure la dolcezza mistificata dalla forza compare se i loro figli entrano nelle loro vite, e trentenni rincasano più tardi del solito, hanno un viaggio lungo da affrontare, la febbre è salita.

altre non hanno un filo di trucco, il pallore chiama un colpo di fard e i capelli avrebbero bisogno di una svecchiata; eppure la stessa dolcezza compare per raccontare con pazienza una favola, l’ennesima, o per raccogliere le briciole di sfogliatine sbocconcellate.

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