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Crochi

Quando a fine ottobre sotto un ventaccio pungente, chinate su una striscia di terra dura e fredda, faticosamente facevano buchi; e quando tiravano fuori dal sacchetto olandese comprato in chissàchefiera quei cipollotti polverosi e secchi che parevano inerti... allora quasi non avevano speranza che ne sarebbe uscito qualcosa.
Lo fanno tutti gli anni, o quasi, è una specie di rito, ma a volte il freddo delle giornate autunnali già quasi invernali le fa desistere e pensare "perchè poi?".
Ma quando i primi raggi un po' più caldi, appena sciolta la neve, con la terra ancora fredda e gelata fanno comparire dei piccoli ciuffetti; e quando dai ciuffetti si intuiscono petali chiusi; e quando con i propri cuccioli indovinano se il colore sarà giallo, bianco o viola; e quando quella striscia di terra dura appare rinnovata e colorata e rallegra chi passa di lì il mattino o la sera... allora capiscono che ne vale sempre la pena.
Di piantare bulbi e aspettare e credere che sbucheranno crochi.
Di aspettare e credere che tornerà la primavera anche dopo inverni particolarmente duri.
Di aspettare e credere. Anche quando la terra - o la vita - è così dura.

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