domenica 28 novembre 2010

Gesti osservati e condivisi

Un'altra occasione di incontro ed osservazione tra supermamme è la messa domenicale. Questa, lungi dall'essere momento di riflessione intimistica, contemplazione e tranquillità (per certi monaci o asceti lo può essere), diventa talvolta una sfida con le leggi della natura, altre volte un'occasione di osservazione e condivisione (e comunque il suo scopo forse non viene meno anche in tale occasione!).
Nel primo caso la sfida alle leggi della natura consiste nel presentarsi in un'affollata comunità in cui la media anagrafica è tutt'altro che bassa, magari sfidando le intemperie, e dover far di tutto per contenere cuccioli poco più che neonati che sgambettano, vocalizzano, sbattono manine e piedini su tutto ciò che rimbomba (possibilmente nei momenti di silenzio), girovagano per le navate saltellando, mangiano crackers appositamente portati dai genitori per alleviare il momento di pena. In questa turbolenta situazione il sudore dei genitori intenti a contenere le loro creature soprattutto dopo le terribili occhiate di qualche vecchiaccia scende lungo la schiena e l'ascolto di tutto ciò che viene pronunciato in quel luogo è un optional e spesso ciò non è neppure un male...
Nel secondo caso ugualmente le supermamme faticano ad ascoltare tutto ciò che viene detto, ma la situazione è molto più tranquilla, i cuccioli cantano nel coretto, fanno i chirichetti, si siedono con i coetanei...sono un po' più autonomi.
Così le supermamme osservano l'umanità presente e vedono tanti gesti simili ai lor pur nelle sfumature e nelle diversità... i famosi crackers distribuiti ai nuovi cucciolotti, assieme a barbapapà, colori, libretti (e le vecchie supermamme si sentono così sollevate di non essere più in quel periodo); un cucciolo che cade dall'inginocchiatoio e due mani dolci e miracolose che massaggiano il sederino; una supermamma che passeggia in un'andatura rilassante per far addormentare la sua creatura, un'altra che cerca un bagno in sacrestia; un'altra che spiega silenziosamente che laggiù c'è Gesù che dorme e bisogna parlar piano. E' una specie di zoo allegro e variegato che riconcilia con la vita.
E se anche tutto ciò che è messa a volte passa in secondo piano, la condivisione di quei gesti e di quei volti, quelle strette di mano sorridenti e quei canti spontanei, aiuta già a non sentirsi soli.

mercoledì 17 novembre 2010

Aspettando

Capita che le supermamme si ritrovino per qualche istante sole in automobile aspettando che i propri figli escano dal catechismo, la palestra, il doposcuola, la lezione di chissàcosa e che in quel frangente, stranamente sole, si ritrovino a pensare.
A seconda dell’indole, del momento contingente, dell’orario le supermamme pensano le più diverse cose che variano dalle solite pressioni organizzative familiari ai problems solving in ambito lavorativo, alla necessità di una ceretta, all’urgenza di far quadrare il bilancio e non si sa come…
Però capita anche che accanto alla propria auto, nella pioggerellina della sera tra le fastidiose luci riflesse sull’asfalto, dallo specchietto retrovisore vedano avvicinarsi due esseri strani. Sono un lui e una lei, sui vent’anni, lei con il gelato in mano, entrambi con berrettino proteggi umidità; saltellano, canticchiano, le loro voci si distinguono sempre più man mano che si avvicinano e si sente che scherzano (il gelato con la pioggia, poi!). Sbandano qua e là superandosi in una danza originale e in un ultimo volteggio, prima di sparire dietro l’angolo, lui la bacia rapido e allegro.
Così quella sera, aspettando, il pensiero corre in un’unica direzione, a quando le supermamme e i loro lui erano quei due ragazzi spensierati nell’oscurità. Si chiedono se sia davvero inevitabile la trasformazione a quello che sono ora, una cosa bellissima e profonda, ma diversa. Si chiedono a cosa sia dovuto il cambiamento, e quando esattamente sia avvenuto. Si chiedono se senza i loro frugoli potrebbero essere altrettanto felici e sanno che no. Sanno che alcune ricercano quella voglia di vita in cene con gli amici, altre in sporadiche serate al cinema (complici nonni o baby sitter), altre in viaggi avventurosi intorno al mondo, in gare di ballo, in corsi di cucina o bricolage.
Ma hanno lo stesso, infantilmente, nostalgia di quel tempo così carico di aspettative e sogni da far scoppiare il petto.
Anche se sono certe, come dice una famosa supermamma, che guardandosi indietro sarà forse questa l’epoca che rimpiangeranno di più.

mercoledì 10 novembre 2010

Armonia

Certe volte le orecchie delle supermamme non riescono più a contenere pianti, risate, domande, racconti, chiamate, resoconti, ripetizioni di paragrafi su funghi-legno-cellule-fiabe-montagne-floreefaune-articoli-chat-cats ecc… e vorrebbero solo un quarto d’ora di silenzio in cui persino il rumore dei propri pensieri potrebbe infastidire.
Altre volte le stesse, dapprima infastidite dall’ennesima chiamata dal fondo del corridoio a fine giornata, desidererebbero che il tempo si fermasse perché quella chiamata era solo per un po’ di coccole nel lettone “che è più morbido”.
Quell’abbraccio tra loro, ergonomico, perfetto, di compenetrazione tra ogni mamma e la propria creatura le avvolge silenzioso.
Le supermamme capiscono questa intima esigenza dei cuccioli perché è simile a quello che ciascuno si aspetterebbe a fine giornata, per “ritornare a casa”, sentirsi vivi, sentirsi amati, protetti, riscaldati e riappacificarsi con tutto.
Per fortuna l’istinto dei bambini lo pretende. Perché gli adulti no?

giovedì 4 novembre 2010

Pareti

Lontanissime dal pensare, come nella celeberrima canzone, che le pareti si trasformino in alberi, le supermamme riflettono però sulle stesse.
Certo le guardano e vedono che sono da ritinteggiare, soprattutto in alcuni punti, dove scarpate, striscioni, colpi di matita colorata o pezzi di nastro adesivo le hanno gravemente compromesse.
Certo altre volte procedono armate di pennelloni, giornali vecchi, tintura e quelle pareti le dipingono pure, azzardando anche colori vivaci e scoprendo un'energia inaspettata (oltre che dolori muscolari il giorno dopo e strane meches il giorno stesso).
Certo a volte vorrebbero che quelle pareti fossero più spesse, imbottite, isolate acusticamente per non rischiare di venire arrestate dopo la denuncia dei vicini a seguito di urla disumane provenienti da ranocchietti in fasce, bambinetti in preda a crisi isterica davanti alle sottrazioni o adolescenti rivendicanti i loro diritti.
Ma in uno strano ripiegamento interiore le supermamme vorrebbero che le pareti trasudassero suoni, voci, immagini, odori.
Le pareti, che ferme negli anni sono state testimoni della loro avventura di donne e mamme, conoscono a memoria gesti e parole.
Hanno visto giorno dopo giorno le supermamme nutrire i loro piccoli sin dai primi liquidi tentativi sbrodolati giù per il collo inutilmente protetto da bavaglioli cerati e gommati.
Hanno visto strisciare per terra mamme e papà dalle camerette, stanchi e speranzosi che il loro “angioletto” si fosse finalmente addormentato.
Hanno visto quegli stessi genitori amoreggiare furtivi in una rara pausa dai figli, magari proprio sullo stesso tappeto su cui prima erano sparse costruzioni e animaletti.
Hanno sentito dolci ninnananne provenienti dal passato o recentemente inventate e subito entrate nella top ten.
Hanno sentito sussurri di consolazione, grida di rabbia poi pentita, richieste di scuse, incoraggiamenti, richieste di ordine (le supermamme), aiuto (le supermamme e i figli), permessi (i figli).
Le pareti sono lì silenziose, bianche, colorate, coperte di nuvole, di arche di noè, di cornicette buffe o leziose, di fiori giganti, di farfalle, di figure psichedeliche, ma non mostrano che pochi segni della loro lunga esistenza, al massimo una zanzara spalmata o uno schizzo di sugo. Non si trasformano in magici pannelli su cui poter riproiettare spezzoni dimenticati dei film delle nostre vite. E così le supermamme ripiegano nel ricordo. E forse è meglio così.