venerdì 31 dicembre 2010

verbi da fine anno

Aspettare sognare rimpiangere accogliere temere brindare baciare sperare preparare sfornare pensare incrociare le dita accarezzare festeggiare voltarsi guardare avanti addormentarsi... e tutto quello che ogni vita delle supermamme racchiude.
Buon nuovo anno a tutti!

domenica 19 dicembre 2010

Perle preziose

Nella vita di ciascuno e quindi assolutamente anche in quella delle supermamme c’è una profonda esigenza di sentirsi in armonia. Ungaretti nella sua sinteticità esprimeva al meglio questo concetto quando scriveva “il mio supplizio è quando non mi credo in armonia”… Ebbene a volte accade che le supermamme vivano dei momenti, a volte degli istanti, in cui si sentano in pace con se stesse e con il mondo, vorrebbero far durare quel momento, sentono la pienezza e la vita attorno a sé, si sentono avvolte da qualcosa che è grande e le comprende assieme a ciò che è attorno a loro.
Spesso nel vivere questa sensazione c’è di mezzo la natura, difficilmente la frenesia della vita di città, la televisione, le corse, gli stimoli e i bisogni veri e falsi della civiltà le fanno sentire altrettanto in armonia.
Così vorrebbero conservare nel mucchio quelle perle preziose, e poterle tirare fuori nei giorni in cui la natura e il loro animo sono solo nebbia, uggia, foschia e buio.
…Il sole che alle 8 in punto si tuffa nel mare di Gallipoli; affacciarsi da una chiesetta medioevale su un’ampia vallata e vedere Merano, sentire il freddo e sentire il sole e desiderare di fermarsi lì per sempre; un bagno al crepuscolo lontano dalla riva, in un mare profondo, blu intenso, trasparente che le culla, magari togliendosi il costume per assaporare quell’essenza di libertà; una passeggiata l’ultimo dell’anno nel bosco innevato sotto i fiocchi che ancora cadono sentendo solo il rumore di quel silenzio; tornare dal lavoro ascoltando un’inusuale musica spagnola del Cinquecento avvolte da un paesaggio di luna, incantato, in cui tutto è un bianco pizzo ghiacciato…

giovedì 16 dicembre 2010

Tette da fotografare

Lungi dal pensare a racconti o indicazioni tendenti al pornografico la trattazione si proporrà invece di affrontare l’eroismo e il coraggio senza pari che interessano le supermamme in particolari momenti della loro esistenza. Uno di questi, a ben vedere, è senz’altro il parto, o ancor meglio il post-partum. Tralasciando in questo momento la trattazione riguardante il baby blue (modo gentile di indicare lo stato di assoluta prostrazione e disperazione in cui talune mamme si trovano arrivate a casa con il pargoletto che pur piccolo sta stravolgendo le loro esistenze) ci si soffermerà brevemente sullo stato di cambiamento fisico. Già gli ultimi mesi di gravidanza le avevano rese simili a cetacei con difficoltà di movimento e piedi a zampogna( e che invidia quelle che dicono di essere andate in bicicletta fino al giorno prima di partorire!); già l’abbigliamento ripetitivo, ampio e infagottato le aveva fatte sentire poco attraenti…; ma ora che la pancia non c’è più ed è rimasta quell’appendice molliccia e ingombrante, i punti tirano siano essi sull’addome o più sotto, loro girano ovunque con ciambelle per potersi sedere e le ore di sonno non assomigliano neppure lontanamente a quelle di qualsiasi adulto medio, ora appunto avvengono altri cambiamenti.
E le mammelle sono al primo posto in questa metamorfosi. In gravidanza se le erano godute piene e floride come non mai e sembrava quasi un miracolo, ma ora… prima di passare alla fase tre del dopo allattamento in cui la forza di gravità e lo svuotamento interno emergono con tutto il loro impeto, ora si assiste all’ingrossarsi, ingorgarsi, riscaldarsi della parte in questione. Peso, ingombro, febbre, latte che non viene o viene troppo, zampillii notturni, dolore forte interno, esterno, ragadi con sangue, montata lattea, tutto ciò rende davvero dolce e romantico il momento dell’allattamento. Tanto che una supermamma fermatasi a fare metano e informatasi dall’amico benzinaio su come procede con la piccolina di neanche venti giorni si sente rispondere: “Le tette non le ho mai viste così, devo fotografarle: enormi, rosse e lucide. Mi sa che poche in queste condizioni e con febbre a 40 continuerebbero ad allattare…”
Ma stiamo parlando di supermamme, baby!

martedì 14 dicembre 2010

Tipologie e giornate tipo

Pur nelle caratteristiche di base molto comuni, esistono diverse tipologie di supermamme. L’analisi di una categoria particolare, quella delle supermamme insegnanti, in una loro giornata aiuterà a comprendere lo stato di… prostrazione? soddisfazione?...depressione? esaltazione?...in cui tutte le supermamme, indipendentemente dal loro mestiere, possono trovarsi.
Già durante la notte un figlio può svegliarsi con tosse persistente e le supermamme in questione spalmano timo sul petto o sotto i piedi, danno sciroppo omeopatico e fanno soffiare il naso super tappato da cui comincia ad uscire anche sangue abbondante. Se le supermamme in questione faticano a sopportare la vista del sangue per un vissuto tutto personale (va molto di moda dire così…) i 3/4 della famiglia saranno alzati insieme all’una di notte.
Ma il mattino si apre con un’alba fredda e rosata e lascia prevedere bene. Peccato che la mattinata a scuola, raggiunta dopo 30 km di auto su strada ghiacciata, mattinata che doveva essere di 5 ore di lezione preparate accuratamente la domenica pomeriggio, si trasformi quasi interamente in mattinata di prove con i flauti di una decina di classi assieme (canzoni natalizie che le supermamme si canteranno sicuramente per tutta la notte). Senza contare che la prima ora era stata dedicata all’incursione a sorpresa di due genitori rappresentanti di classe venuti a sanare un’annosa questione proprio quella mattina! Dopo una mattinata pesante e un po’ deludente per le aspettative tradite, verso le due le supermamme arrivano a casa e vengono accolte anziché dai soliti abbracci, da figli imbronciati per problemi con le amiche. Figli che in più ci mettono dall’ora all’ora e mezza per mangiare un piatto di pasta e che costringono le supermamme ad essere materne (lo si è state tutta la mattina, vuoi non esserlo con le proprie creature?) per evitare scontri alla vigilia delle tre del pomeriggio. Riposo del guerriero ora? Niente affatto, c’è il primo colloquio scuola famiglia alle medie, le supermamme insegnanti sono dall’altra parte del banco ad ascoltare progressi e regressi. Dopo file, colloqui, propositi mentali di seguire di più il proprio cucciolo alle prime armi laddove serva, le supermamme si concedono a casa un tè scaldante con aggiunta di zenzero fresco anche per contrastare l’incipiente raffreddore. E’ l’ora della spesa. Ma prima c’è tempo di un capriccio della cucciola minore certamente ingelosita dalle attenzioni rivolte non a lei. E allora via a far la spesa assieme, visto che il frigo è vuoto, e c’è bisogno di ricostituire un po’ di intimità. Passando a far metano, pensando a quando arriverà lo stipendio, chiacchierando assieme, mamme e figli fanno la spesa. E quando tornano non è finita la giornata, come pensavano. Il marito, cha già aveva una riunione, deve accompagnare la mamma al pronto soccorso (se non c’è emergenza che giornata è?) e allora preparando la cena, interrogano in inglese: can I go? Can I open? e poi ancora in inglese ma dell’altra figlia: Christmas Time; e poi in geometria (non si ha idea di cosa voglia dire fare 5 ore a scuola e poi dover continuare ad occuparsi della scuola dei propri figli!). E poi di corsa, mentre la minestra bolle, a preparare una lezioncina per domani (anche le supermamme insegnanti devono fare i loro compiti!).
Se poi le supermame qui esaminate sono così pazze da voler tenere un blog che nessuno legge e non vogliono farsi scappare le idee, eccole dopocena, dopobagno, dopo preghiere, dopoultimecoccole, dopoultimobicchiered’acqua e prima di schiattare, buttare giù un post!

venerdì 10 dicembre 2010

Miracolo signora G e signora F

Le nuove condizioni economiche delle supermamme lavoratrici fanno sì che sia sempre più difficile far quadrare i conti. Da un lato infatti il lavoro le assorbe dal mattino a sera (checché ne dicano in molti), e il lavoro poi raddoppia nella cura dei figli, della casa, del cibo…; dall’altro non solo il tempo non basta mai, ma neppure i soldi. Allora pensano: cosa poter tagliare di non indispensabile per poter tirare un po’ il fiato? (a dire il vero prima si erano chieste come poter aumentare le entrate, ma non essendo giunte ad alcuna risposta convincente, che non sfiorasse l’inverosimile, erano passati alla domanda successiva). E dopo molto mumble mumble arrivano alla conclusione che l’apparecchio non si può eliminare, la ginnastica neppure, il cibo biologico di base neppure (che senso ha proseguire per 10 anni e poi mollare?) e allora si può tagliare la “colf”. O meglio: si possono eliminare le 4 ore settimanali di pulizia della casa e le 4 ore bimensili di stiro della biancheria… Semplice no? Le supermamme sono soddisfatte del loro ritrovato e lo comunicano al resto della famiglia e alle amiche, che non sembrano altrettanto entusiasti. Sì, è vero, si recupererebbero un po’ di liquidi, ma pensate alle conseguenze… Così le supermamme ci pensano e immaginano, non tanto il superlavoro aggiuntivo nel fare tutto da sé, ma soprattutto l’assenza di quella splendida sensazione di entrare in casa e non vedere “gatti” di polvere in giro, nè quel dito di opaco che permeava tutto, di avere il piano della cucina lindo e strofinato, di avere le tapparelle leggermente tirate giù come in un hotel con la stanza a disposizione; oppure di vedere quella montagna inenarrabile di panni stropicciati miracolosamente trasformata in pile ordinate e profumate in giro per la casa. Pensano e immaginano a quel miracolo che avviene a giorni fissi, il miracolo signora G e signora F, e non sanno se sono realmente disposte a rinunciarvi.

martedì 7 dicembre 2010

Domande, ricordi, vergogne e dubbi

Certe domande dei propri figli risvegliano ricordi e interrogativi.
“Ma per quanto ci lasciavi in terrazza?” può esordire una sera tranquilla uno dei pargoli e alle supermamme si apre un mondo. Si rammentano di cose che erano davvero nel dimenticatoio, di quando l’ultima spiaggia per ottenere qualcosa era mettere in terrazza (per qualche secondo) le proprie creature, con qualsiasi condizione atmosferica, “insensibili” di fronte alla disperazione vera o simulata di aquile indispettite e indisponenti. O di quando l’età dei capricci imperversava e bave, pianti, rotolamenti sul pavimento le faceva sentire impotenti e correvano a leggere Mastromarino, Asha Philips, Bollea e nonostante tutto si sentivano sbagliate, cattive e perse. O si rifugiavano nell’angolo più lontano della casa per non sentirle quelle urla e si tappavano le orecchie e rosicchiavano le unghie e si chiedevano cosa fosse più giusto. A volte esageravano, se ne accorgono ora, altre volte no. Esageravano, e se ne vergognano, quando pretendevano coerenza da bambinette di due tre anni, le consideravano grandi, capaci di prevedere le conseguenze delle loro azioni. Esageravano quando proibivano loro di uscire a prendere il gelato se prima non avevano finito il formaggino o quando pretendevano scuse formali che nel loro cuore non servivano già più. Non esageravano nel sentirsi stanche, sole, provate da notti insonni, stravolgimenti di vite, desiderose di essere “brave” non sapendo che forse lo erano già.
Guardando indietro ad un tempo così lontano e così vicino sembra loro passata un’eternità e le supermamme si vedono goffe procedere a tentativi più o meno riusciti. Ora le loro creature sembrano serene e affatto traumatizzate da quei secondi in terrazza a urlare, ma qualcosa le turba, il pensiero di quali errori staranno commettendo adesso, ignare, e di quel che le farà sorridere o inorridire voltandosi indietro ad ora.

domenica 28 novembre 2010

Gesti osservati e condivisi

Un'altra occasione di incontro ed osservazione tra supermamme è la messa domenicale. Questa, lungi dall'essere momento di riflessione intimistica, contemplazione e tranquillità (per certi monaci o asceti lo può essere), diventa talvolta una sfida con le leggi della natura, altre volte un'occasione di osservazione e condivisione (e comunque il suo scopo forse non viene meno anche in tale occasione!).
Nel primo caso la sfida alle leggi della natura consiste nel presentarsi in un'affollata comunità in cui la media anagrafica è tutt'altro che bassa, magari sfidando le intemperie, e dover far di tutto per contenere cuccioli poco più che neonati che sgambettano, vocalizzano, sbattono manine e piedini su tutto ciò che rimbomba (possibilmente nei momenti di silenzio), girovagano per le navate saltellando, mangiano crackers appositamente portati dai genitori per alleviare il momento di pena. In questa turbolenta situazione il sudore dei genitori intenti a contenere le loro creature soprattutto dopo le terribili occhiate di qualche vecchiaccia scende lungo la schiena e l'ascolto di tutto ciò che viene pronunciato in quel luogo è un optional e spesso ciò non è neppure un male...
Nel secondo caso ugualmente le supermamme faticano ad ascoltare tutto ciò che viene detto, ma la situazione è molto più tranquilla, i cuccioli cantano nel coretto, fanno i chirichetti, si siedono con i coetanei...sono un po' più autonomi.
Così le supermamme osservano l'umanità presente e vedono tanti gesti simili ai lor pur nelle sfumature e nelle diversità... i famosi crackers distribuiti ai nuovi cucciolotti, assieme a barbapapà, colori, libretti (e le vecchie supermamme si sentono così sollevate di non essere più in quel periodo); un cucciolo che cade dall'inginocchiatoio e due mani dolci e miracolose che massaggiano il sederino; una supermamma che passeggia in un'andatura rilassante per far addormentare la sua creatura, un'altra che cerca un bagno in sacrestia; un'altra che spiega silenziosamente che laggiù c'è Gesù che dorme e bisogna parlar piano. E' una specie di zoo allegro e variegato che riconcilia con la vita.
E se anche tutto ciò che è messa a volte passa in secondo piano, la condivisione di quei gesti e di quei volti, quelle strette di mano sorridenti e quei canti spontanei, aiuta già a non sentirsi soli.

mercoledì 17 novembre 2010

Aspettando

Capita che le supermamme si ritrovino per qualche istante sole in automobile aspettando che i propri figli escano dal catechismo, la palestra, il doposcuola, la lezione di chissàcosa e che in quel frangente, stranamente sole, si ritrovino a pensare.
A seconda dell’indole, del momento contingente, dell’orario le supermamme pensano le più diverse cose che variano dalle solite pressioni organizzative familiari ai problems solving in ambito lavorativo, alla necessità di una ceretta, all’urgenza di far quadrare il bilancio e non si sa come…
Però capita anche che accanto alla propria auto, nella pioggerellina della sera tra le fastidiose luci riflesse sull’asfalto, dallo specchietto retrovisore vedano avvicinarsi due esseri strani. Sono un lui e una lei, sui vent’anni, lei con il gelato in mano, entrambi con berrettino proteggi umidità; saltellano, canticchiano, le loro voci si distinguono sempre più man mano che si avvicinano e si sente che scherzano (il gelato con la pioggia, poi!). Sbandano qua e là superandosi in una danza originale e in un ultimo volteggio, prima di sparire dietro l’angolo, lui la bacia rapido e allegro.
Così quella sera, aspettando, il pensiero corre in un’unica direzione, a quando le supermamme e i loro lui erano quei due ragazzi spensierati nell’oscurità. Si chiedono se sia davvero inevitabile la trasformazione a quello che sono ora, una cosa bellissima e profonda, ma diversa. Si chiedono a cosa sia dovuto il cambiamento, e quando esattamente sia avvenuto. Si chiedono se senza i loro frugoli potrebbero essere altrettanto felici e sanno che no. Sanno che alcune ricercano quella voglia di vita in cene con gli amici, altre in sporadiche serate al cinema (complici nonni o baby sitter), altre in viaggi avventurosi intorno al mondo, in gare di ballo, in corsi di cucina o bricolage.
Ma hanno lo stesso, infantilmente, nostalgia di quel tempo così carico di aspettative e sogni da far scoppiare il petto.
Anche se sono certe, come dice una famosa supermamma, che guardandosi indietro sarà forse questa l’epoca che rimpiangeranno di più.

mercoledì 10 novembre 2010

Armonia

Certe volte le orecchie delle supermamme non riescono più a contenere pianti, risate, domande, racconti, chiamate, resoconti, ripetizioni di paragrafi su funghi-legno-cellule-fiabe-montagne-floreefaune-articoli-chat-cats ecc… e vorrebbero solo un quarto d’ora di silenzio in cui persino il rumore dei propri pensieri potrebbe infastidire.
Altre volte le stesse, dapprima infastidite dall’ennesima chiamata dal fondo del corridoio a fine giornata, desidererebbero che il tempo si fermasse perché quella chiamata era solo per un po’ di coccole nel lettone “che è più morbido”.
Quell’abbraccio tra loro, ergonomico, perfetto, di compenetrazione tra ogni mamma e la propria creatura le avvolge silenzioso.
Le supermamme capiscono questa intima esigenza dei cuccioli perché è simile a quello che ciascuno si aspetterebbe a fine giornata, per “ritornare a casa”, sentirsi vivi, sentirsi amati, protetti, riscaldati e riappacificarsi con tutto.
Per fortuna l’istinto dei bambini lo pretende. Perché gli adulti no?

giovedì 4 novembre 2010

Pareti

Lontanissime dal pensare, come nella celeberrima canzone, che le pareti si trasformino in alberi, le supermamme riflettono però sulle stesse.
Certo le guardano e vedono che sono da ritinteggiare, soprattutto in alcuni punti, dove scarpate, striscioni, colpi di matita colorata o pezzi di nastro adesivo le hanno gravemente compromesse.
Certo altre volte procedono armate di pennelloni, giornali vecchi, tintura e quelle pareti le dipingono pure, azzardando anche colori vivaci e scoprendo un'energia inaspettata (oltre che dolori muscolari il giorno dopo e strane meches il giorno stesso).
Certo a volte vorrebbero che quelle pareti fossero più spesse, imbottite, isolate acusticamente per non rischiare di venire arrestate dopo la denuncia dei vicini a seguito di urla disumane provenienti da ranocchietti in fasce, bambinetti in preda a crisi isterica davanti alle sottrazioni o adolescenti rivendicanti i loro diritti.
Ma in uno strano ripiegamento interiore le supermamme vorrebbero che le pareti trasudassero suoni, voci, immagini, odori.
Le pareti, che ferme negli anni sono state testimoni della loro avventura di donne e mamme, conoscono a memoria gesti e parole.
Hanno visto giorno dopo giorno le supermamme nutrire i loro piccoli sin dai primi liquidi tentativi sbrodolati giù per il collo inutilmente protetto da bavaglioli cerati e gommati.
Hanno visto strisciare per terra mamme e papà dalle camerette, stanchi e speranzosi che il loro “angioletto” si fosse finalmente addormentato.
Hanno visto quegli stessi genitori amoreggiare furtivi in una rara pausa dai figli, magari proprio sullo stesso tappeto su cui prima erano sparse costruzioni e animaletti.
Hanno sentito dolci ninnananne provenienti dal passato o recentemente inventate e subito entrate nella top ten.
Hanno sentito sussurri di consolazione, grida di rabbia poi pentita, richieste di scuse, incoraggiamenti, richieste di ordine (le supermamme), aiuto (le supermamme e i figli), permessi (i figli).
Le pareti sono lì silenziose, bianche, colorate, coperte di nuvole, di arche di noè, di cornicette buffe o leziose, di fiori giganti, di farfalle, di figure psichedeliche, ma non mostrano che pochi segni della loro lunga esistenza, al massimo una zanzara spalmata o uno schizzo di sugo. Non si trasformano in magici pannelli su cui poter riproiettare spezzoni dimenticati dei film delle nostre vite. E così le supermamme ripiegano nel ricordo. E forse è meglio così.

sabato 23 ottobre 2010

Abissi

Capita a volte che i figli comincino a fare domande che dimostrano lo scricchiolare di certe teorie, come quella della formichina/topolino che porta via dentini e riporta soldini; o come quella di sante o babbi o vecchiette che nottetempo ci ricolmano di regali. Le supermamme non vorrebbero mai che arrivasse quel momento che mette la parola fine ad un’era iniziata anni prima e che le riporta inevitabilmente a loro stesse.
Capita poi che una sera uno di quei figli perda l’ennesimo dente, non dentino, ma premolare, canino, magari un po’ maciullato e sporco, e che si interroghi su come sia possibile che una formica sia interessata a quella schifezza e soprattutto come faccia a trasportarla…
Le supermamme a malincuore decidono che è arrivato il momento di entrare nella fase due, quella della maggior consapevolezza, quella in cui ai sogni si unisce la dura realtà, quella in cui i loro cuccioli non saranno più presi in giro dai compagni perché credono a quelle cose. E allora si siedono amorevolmente sul bordo del letto e accarezzando la fronte al loro esserino decidono di svelare quel segreto che, pensano, non farà altro che avvalorare tutti quei dubbi che negli ultimi tempi venivano posti sull’argomento.
E invece no.
Invece si sbagliavano, non c’era nessun dubbio, o perlomeno era sempre ricacciato in un “voler credere” più forte di ogni evidenza.
Di fronte a quelle parole “siamo noi” le supermamme si sentono sprofondare perché vedono dinanzi a loro degli occhi luminosi spegnersi, perdersi, i pensieri volare lontano in una serie di connessioni e di due più due che toglie ogni respiro e ogni dubbio. Le supermamme sprofondano insieme alle loro creature nell’abisso dell’età adulta in cui anche se si vuole c’è meno spazio per quella fantasia, quel mondo, quella magia che non si vorrebbe far finire mai; si maledicono per aver rotto l’incantesimo; faticano ad addormentarsi; sanno in fondo che era il momento giusto (o no?).

lunedì 18 ottobre 2010

Metamorfosi

Undici anni prima, bucando il guscio, una testina umida con due occhioni aperti-immensi-curiosi-svegli-pronti a indagare il mondo, aveva fatto partire il processo di trasformazione da donna a mamma e supermamma.
Il resto viene da sè, senza tante parole.

lunedì 11 ottobre 2010

Stanchezza

A volte le supermamme sono stanche e si domandano il perché. Si chiedono cosa debbano fare per ritrovare un po’ di se stesse. Certo hanno interrato le piante officinali in terrazza, andranno a provare la lezione di pilates, si sono ripromesse di perfezionare il loro inglese, tedesco, francese, hanno in mente quella conferenza con la giallista che tanto amano… Cercano, insomma, di ritagliarsi quel famoso tempo per sé che tutti, da quando sono mamme, dicono loro essere un toccasana.
Eppure si sentono stanche, nonostante la pappa reale bio.
E sanno anche perché. Perché in fondo la loro mente non si ferma mai, le loro mani non si fermano mai, anche quando sono ferme. Domani saranno al lavoro dalla mattina alla sera e oggi devono pensare alla signora che verrà a stirare (e non pare ma anche riporre la biancheria stirata la sera stanche può essere un lavoro!), al pranzo e alla cena da improntare perché mariti e figli possano nutrirsi, ad essere decenti e presentabili per il giorno dopo (ma che vestito mettersi in questa stagione di passaggio? Bisogna anche fare il cambio armadi!), aiutare nei compiti i propri figli e rispolverare dalla propria mente come si squadra un foglio e come si disegnano linee inclinate a 60°.
Certo, si sentono vive, ringraziano la vita per tutto quel che hanno, ma certi giorni si sentono stanche ugualmente. E sanno che certe donne percorrono chilometri per procurare qualche goccia d’acqua alla loro famiglia, ma leggono anche le dichiarazioni di certe ex veline ora altolocate che si dichiarano molto casalinghe, semplici e normali, capaci di essere pantofolaie nella loro villa a Portofino.
E si sentono stanche ancor di più.

martedì 5 ottobre 2010

Mumwatching

Uno dei punti di osservazione ideali per studiare mamme e supermamme è il portone delle scuole primarie, nell’attesa che i bambini escano.
Diversamente dalla scuola dell’infanzia, in cui i genitori entrano a orari variabili per prelevare i loro frugoli, o dagli altri ordini di scuola, in cui l’attesa e i convenevoli sono ridotti al minimo o inesistenti, la scuola primaria offre questa opportunità.
Non sempre tale mumwatching si rivela attività interessante o piacevole, perché molte sono le specie di donne ivi raccolte. Sicuramente però sarà molto istruttiva.
Nascoste dietro occhiali da sole più o meno evidenti le supermamme si osservano a vicenda, forse si studiano, talvolta si ignorano.
C’è il gruppetto delle abituee, quelle che dispongono di maggior tempo, che arrivano quasi mezzora prima dell’orario e si appartano all’ombra di un albero a parlare-discutere-chiacchierare. Questo genere in particolare sa sempre tutto, assenze di compagni e maestre, festine organizzate o meno, compiti per la settimana, vacanze e ponti, scioperi, catechismo, e spesso prosegue questo web di informazioni nel pomeriggio, intessendo tele via sms.
Altre invece sono alberi isolati che fissano un punto lontano, non si sa se per pensare o per non essere importunate… si rianimeranno solo al clic del cancello e all’apparire laggiù di testoline colorate e vocianti.
Altre ancora parlano lingue strane, incomprensibili, indossano a volte veli, altre volte i piedi e le mani sono decorati con strani disegni. Eppure anche se non si conosce quella lingua pare di capire quello di cui stanno parlando: ”si sta ambientando… hanno chiesto altro materiale… oggi ho messo sul fuoco il pranzo e sono scappata qua… chissà se a ginnastica ha sudato…”.
Altre ancora sono perfette nei loro look all’ultima moda e suscitano sempre un po’ di invidia; ma come faranno ad avere sempre tutto così in ordine dai capelli alle unghie, dalle scarpe alla borsa? E sono l’esatto contrario del prototipo in tuta, perennemente in tuta, forse con forme non proprio longilinee, mocassini, calzettoni e capelli con foggia che non ricorda l’ultima moda.
C’è poi il tipo chiacchierone che ha bisogno di quei minuti di popolarità per liberare al vento la propria quotidianità, come per togliere tossine dal proprio essere. In genere tali soggette sono circondate da un gruppetto di fedeli, molto taciturne e annuenti.
C’è infine un altro genere, quello delle supermamme in corsa, che si fiondano direttamente dal lavoro, hanno parcheggiato nell’ultimo buco, con abilità impensata, corrono all’ultimo respiro e si meravigliano di dover anche aspettare quei trenta secondi. Secondi che impiegheranno rispondendo a sms arretrati, ottimo schermo per non dover interagire con quella multiforme umanità, in un secondo di pausa prima di riprendere la corsa.

lunedì 4 ottobre 2010

Simboli

Le supermamme inguaribili romantiche simboliche streghe neocontemporanee, pur nella loro razionalità e nel loro tenere tutto sotto controllo, attribuiscono agli oggetti inanimati, alle foto, a tutto, un significato recondito.
Per loro non è solo quella cosa lì che sta davanti a tutti; per loro è portatrice di ricordi, immagini, odori suoni, flashback. Come in una proustiana ricerca del tempo perduto.
Così il pigiama consumato a fiorellini con l’elastico ormai andato è associato sempre al primo abbraccio con quel frugoletto minuscolo che già le guardava con occhini spalancati, gli stessi di oggi.
Quel disco di Concato le riporta alla loro gravidanza, alla sottile nausea, all’odore di primavera, alla paura mista alla voglia di nuovo.
L’era glaciale tre le riporta a tanta malinconia, stanche sul divano, riappropriandosi della propria vita, della propria famiglia, in una lunga convalescenza.
Il cassetto della cucina da riordinare si congiunge a quella voglia di fare e riordinare mentre i cuccioli neonati dormono, in quel desiderio di essere vive e attive che supera la stanchezza.
Gioie dolori pensieri e spensieratezza si mescolano alle cose e ritornano improvvisi quando vogliono. E’ anche questa la vita delle supermamme.

giovedì 23 settembre 2010

Cimici, sardine e altri strani animali

Nelle notti in cui l’autunno si fa sentire, un bel freschetto fa indugiare sotto copertine un po’ più pesanti e avviene la ripresa delle mille attività scolastiche con relativi annessi, le supermamme desiderano con tutto il cuore avere un sonno riposante per affrontare con forza e serenità il giorno che comincia.
Tuttavia questo non sempre accade, anzi le inquietudini dei cuccioli per la scuola appena ripresa, il freddo notturno che fa scappare la pipì, la canzone waka waka troppe volte sentita e ora rimbombante nella testa fa perdere quei preziosi momenti di sonno ristoratore.
La notte in cui terribili serpenti con tremende spire avvolgono il letto della più grande dei propri figli(quella che si pensava ormai a posto in quanto a paure notturne!)e un urlo di terrore squarcia la notte, le supermamme non solo faticano a riprendersi dallo spavento, ma anche a riprendere il sonno per l’attivarsi improvviso del cervello con tutte le sue necessità pensanti e organizzative.
E anche quando entrambe le cucciole verso le sei del mattino (orario perfetto per assaporarsi l’ultimo sprazzo di sonno) corrono a distanza di pochi minuti nel lettone, terrorizzate da una cimice che “sembra una moto”, le supermamme si girano sul fianco per permettere a tutti e quattro di stare in un letto, si sentono molto molto vicine alle sardine in scatola e pensano che perderanno un’ora di sonno prima della sveglia. Eppure in quel dormiveglia, costrette a posizioni poco rilassanti, avranno il tempo per rendersi conto che tutto ciò che amano di più, per quanto immenso, ci sta benissimo in quei pochi metri… sperando che le zampe del letto tengano!

giovedì 16 settembre 2010

Labbra rosso fuoco

La vedete quella ragazza forse neanche trentenne con le labbra rosse, i jeans attillati, le unghie perfettamente laccate e lunghe lunghe che quasi non riesce a tenere la penna in mano? Che ve ne pare? E quella nonna con tacchi a spillo su scarpe di vernice nera, con quella maglia che lascia scoperte le spalle e mostra solo due spalline di strass? Che dite?
Sono due supermamme. Unite per affrontare il destino, solidali per resistere e poter mostrare quel sorriso rosso fuoco nonostante tutto.
Non importa sapere troppo di loro, basta guardare il loro cucciolotto profumato che a causa di un maledetto fasciatoio è scivolato appena nato e ha fatto iniziare l'apnea ai suoi genitori; tanto forte è mancato il respiro che il papà se ne è andato subito, ucciso dal crepacuore, dal senso di colpa.
Ma quella giovanissima supermamma non ha rinunciato alle cure, alle attenzioni, ad una vita per sempre condizionata, alle possibili alternative per il suo bambino, che rimarrà bambino per sempre anche se ora è già alle medie.Si è rimboccata le maniche ancora intrise di lacrime e ha fatto e fa tutto quello che poteva fare con l'aiuto di tanti e di un'altra supermamma, la sua.
Sembra impossibile ma non si riesce a fare a meno di amarlo, quel bambino, con quelle ciglia lunghe, il suo sorriso e la voglia di fare disegni. Viene voglia di stringerlo forte.
La sua supermamma forse si sentirà sola, sebbene in tante abbiano la sua forza di fronte alle vicende della vita, e ha l'ammirazione di tutte le supermamme del mondo che l'abbracciano idealmente da lontano.

venerdì 10 settembre 2010

Se li guardano

Secondo il sentire comune i cuccioli di pochi mesi o anni sono quelli che maggiormente inteneriscono e meritano di essere osservati e seguiti nei loro progressi. In effetti che cosa c’è di più dolce dei primi gorgheggi? che cosa sorprende e allarga il cuore più di quei sorrisi a gengive aperte? che cosa è più degno di essere ricordato che quella manina fredda e minuscola appoggiata al proprio corpo mentre si allatta? Per non parlare poi delle tartarughine gattonanti per casa alla velocità della luce, di quei nanerottoli che ti corrono incontro per la prima volta come se niente fosse più naturale, a quei discorsi a metà tra la fantasia e la realtà che solo chi comincia a ragionare e parlare riesce a fare.
E’ tutto vero e giusto.
Ma ad un certo punto le luci, gli applausi e i commenti della platea finiscono e i propri cuccioli diventano normalissimi cuccioli un po’ più grandicelli per cui l’unica espressione di meraviglia rimane: “Ma che grandi!” “Ma quanto sono cresciuti!”.
Secondo il sentire profondo delle supermamme, invece, la scoperta e la meraviglia nei confronti della crescita dei propri figli non finisce mai.
Anzi, il cuore si riempie loro di gioia quando sentono quelle riflessioni filosofiche e profonde di chi comincia a interrogarsi e cercare di capire; si emozionano di fronte a quella lucidità mista ad ingenuità, alla paura malcelata di iniziare una scuola nuova, al timore di non essere accettati, al desiderio di essere amati.
Si sorprendono e si commuovono nel vedere che cominciano ad avere i propri gusti, nel vestire, nelle scelte, nelle musiche; si inteneriscono nel vederli allo specchio osservarsi con occhi nuovi, con più attenzione, magari non piacendosi tanto.
E sono in apprensione, ma sanno che è giusto e vivificante, quando i cuccioli cominciano a spostarsi da soli, a piedi, poi in bici, nel quartiere, verso la scuola, la cartoleria, e poi sempre un po’ più in là, man mano che la cosa diventa naturale e tutti acquisiscono maggiore sicurezza.
Sanno che là fuori è la giungla e non sarà facile, come non lo era svegliarsi 10 volte per notte, vedersi sputare le pappe, riordinare i giochi sparsi per tutta la casa a fine giornata o temere per quella fronte schiantatasi sullo spigolo di marmo…
Ma quando i cuccioli escono trotterellanti per le loro commissioni, dalla finestra, da lontano, se li guardano e se li guardano, e se li guardano… e pensano e li amano, e se li guardano…

mercoledì 1 settembre 2010

Sane Trasgressioni

L’educazione dei cuccioli, basata su contenimento, regole, compromessi, rigidità, flessibilità, autorevolezza, autorità, e tutto ciò che supermamme e coniugi cercano di apprendere, mettere in pratica e capire, ora con sforzo, ora con naturalezza, a volte ha bisogno di sane trasgressioni.
Tali trasgressioni, utili ai grandi e ai piccini, possono rivelarsi nelle forme più disparate purché vengano dal cuore, dalla fantasia, dalla voglia di stare assieme, dall’amore reciproco, “regola” sopra ogni regola.
Allora le supermamme si troveranno nella verandina del mare a sbafarsi pringles e coca cola solo in compagnia della propria figlia maggiore, la quale custodendo tale peccaminoso segreto, con gli occhi luccicanti, dirà “una volta ogni tanto coca e patatine noi due da sole si può fare no?”.
Oppure le suddette sm si sorprenderanno a dipingere cuoricini rossi di smalto sulle unghie già laccate di rosa di cuccioli di tutte le età, persino a maschietti… che “se non si fanno d’estate certe cose…”!
E quando, in una notte d’estate in cui le chiacchiere si prolungano all’infinito, si desidera stare assieme e la brezza si intrufola dalle finestre aperte, uno dei cuccioli si avvicina e chiede eccezionalmente di poter dormire in quel divano letto aperto in soggiorno e spedire papà nel proprio lettino, le supermamme sapranno di aver fatto bene ad accettare la proposta.
Si accoccoleranno vicino vicino per sentire bene morbidezze e profumi e saranno soavi i sogni in quella notte di mezza estate.

lunedì 30 agosto 2010

Alta quota

Come stambecchi saltellanti o pesanti marmotte affaticate, durante le gite montanare le supermamme si inerpicano su sentieri anticipate nei loro passi da cuccioli trotterellanti per cui la fatica non sembra esistere.
Salgono prima in macchina e già lasciano alle spalle un po’ di civiltà; fermano l’auto ad un punto e iniziano a proseguire a piedi, con bastoncini in mano e sulle spalle zaino, provviste, indumenti da aggiungere a strati, acqua e cioccolata per i momenti di calo zuccheri.
L’aria è sempre più fresca e frizzante; l’auto, ultimo barlume di modernità, sempre più lontana. I pensieri di una supermamma civilizzata e abituata alla città si affollano di imprevisti possibili, ferite e dissenterie improvvise, ma le gambe continuano ad avanzare su quelle praterie a duemila metri come da secoli e millenni le gambe delle supermamme dell’umanità. Pensano ai pericoli nascosti lassù per la propria prole, ma i bambini corrono sempre più avanti inseguendo marmotte fischianti, cercando fossili, squarciando il silenzio di lassù con le loro risate e grida gioiose; dimentichi di ogni possibile evento negativo, godono il tempo presente.
I pensieri piano piano si diradano; e le gambe continuano a marciare fino a che tutto quel cielo e quelle cime così vicine e quegli specchi d’acqua gelata e quell’aria così pura e quell’assenza di tutto le avvolge e le fa sentire in pace.
Pensano ad Heidi, a quanto le rassicurava con il suo ottimismo, quando la guardavano in tv da bambine, a quanto ancora piaccia ai propri figli, a quanto sarebbe bello poter conservare quello spirito pulito.
Pensano che quel mondo così lontano dalle cose di ogni giorno è molto vicino a Dio.
Lentamente quello che sembrava lontano e difficile da affrontare sembra di casa: quel tappeto verde giallo sotto i piedi, quelle rocce sbucanti qua e là, possibili tane di marmotte, quel nevaio poco distante (sembra), quell’abbeveratoio per mucche, tutto ora non è più alieno, neppure il freddo pungente ad agosto.
Così al rifugio si sentono più forti e serene e sorseggiano un tè caldo, e capiscono quel desiderio infantile degli apostoli di costruire tre tende e restare là per sempre…

lunedì 23 agosto 2010

Sopravvivenza (istinto di)

Perdere il marito in due e due quattro, all’inizio dell’estate, con una figlia da mantenere all’università.
Avere paura del risultato di un esame all’inizio dell’estate, proprio quando ci si voleva rilassare.
Lasciare andare dopo mesi di sofferenza il proprio anziano genitore, e cercare di continuare l’estate, riappropriandosi della vita in cerca di serenità.
Dover correre in soccorso alla propria sorella più vecchia in ospedale per un attacco, dall’altra parte dell’Italia.
Non riuscire a progettare la vacanza, nemmeno una settimana perché il proprio caro è da accudire, anche solo con il pensiero, visto che è lì inerte, con un fiore in un vaso.
Perdere improvvisamente il proprio fragile fratello, proprio nell’ultima settimana di vacanza al mare.
Tutte le supermamme conoscono la vita, la pensano, hanno anche vissuto momenti di dolore, di attesa di tempo fermato.
Per cui non sarà egoismo, né superficialità, né insensibilità, quel loro assaporarsi ogni momento in cui l’estate potrà offrire loro gioia, comunità, famiglia, serenità.
Lo vivono appieno, se riescono, e lo custodiscono in cantina per i momenti di carestia.

lunedì 9 agosto 2010

Tipe da spiaggia

Sotto il sole, nelle pose più disparate, il villeggiante distratto potrebbe scorgere corpi di donna diversi e uguali intenti al relax, alla tintarella, alla lettura, alla vita di mare.
L’occhio attento e osservatore invece, dietro quell’apparente futilità scorge diverse tipologie di donna e di supermamma.
Da quella più anziana, appollaiata sul suo sgabello, con bermuda e maglietta da nonna sprint, in vacanza con figlia e nipoti. Indossa grossi occhiali da sole e si protegge gli occhi preoccupata che vento o sabbia rovinino la recente operazione di cataratta. Eppure sorride con apertura di cuore e denti al piccolo nipote che, con la ciambella multicolor addosso, le mostra le prodezze tra le onde.
Un’altra invece, ben più giovane, con natiche perfette incorniciate in un succinto bikini, sembrerebbe non avere niente a che fare con cure e pensieri da supermamma. Eppure accanto a sé gioca un cucciolo protetto da crema, bandana, nutrito a banana, più sana di patatine o gelati confezionati; e i ritmi e i pensieri sono quelli della famiglia, che ha bisogno di riunirsi, di ri-trovarsi attorno ad un ombrellone colorato ondeggiante pericolosamente alle raffiche di vento.
Un’altra ancora, di quelle con età indefinita che sembrano un po’ anziane sin da giovani, un po’ appesantita nei suoi costumi maxi taglia e resa meno sexy da bandana allacciata dietro, chiacchiera in cerca di svago con la vicina di ombrellone. Ha voglia di pensare ad altro, di vedere l’azzurro verde del mare davanti a sé, sentire il calore incandescente della sabbia intiepidirsi sotto ai suoi piedi con il passare delle ore. Eppure davanti a lei si trastullano i suoi figlioli, “salamoni” neo adolescenti un po’ in difficoltà. Tontolotti, con qualche difetto fisico a cui star dietro, sono il pensiero costante, ancor più oggi che non sono più bambini e la differenza si vede.

venerdì 6 agosto 2010

Nonne e supermamme lontane

Certe donne di una volta vivono una vita intensa e piena: diventano supermamme giovanissime, sostengono diverse gravidanze, organizzano, cuciono, tagliano, inventano, cucinano con maestria, badano a figli, casa, giardino, gente che gira per casa, marito d’altri tempi, lavano, stirano, raccontano, affrontano i diversi tsunami della loro esistenza con forza e coraggio vacillando appena…
Anche la vecchiaia che avanza non le scompone, o le muta lentamente e la loro forza le aiuta. Fino a che un giorno qualcosa si inceppa.
La memoria le tradisce o, peggio, la loro mente galoppa lucida mentre occhi o orecchie o mani o gambe diventano nemici, ostacoli, e non riescono più a fare ed essere quello che prima facevano o erano.
I figli e i nipoti, indaffarati, intrappolati nei ritmi della società civile, difficilmente riescono da soli ad essere d’aiuto a quelle supermamme nonnine che si stanno trasformando.
Così intervengono eserciti di supermamme in carovane dall’est disseminate nei paesi d’Europa, che sognano un futuro roseo per i loro figli, vogliono che studino, che trovino un lavoro, che abbiano una vita dignitosa, che possano mangiare ogni giorno. E perciò queste donne accudiscono vecchie supermamme che prima non conoscevano, giorni e notti, con dedizione, la stessa che non possono riservare ai loro cuccioli, lontani per mesi o anni, che cambiano quotidianamente senza che loro li possano osservare, di cui conoscono la storia dai racconti di altri, di cui conservano foto risalenti a tre anni prima, che vorrebbero abbracciare, sentire, parlare, vedere, toccare. Ormai sono abituate a quella assurda lontananza, sono supermamme strane che sacrificano la loro vita e la loro essenza di madri per i propri figli, per aiutare i figli (grandicelli) di altre supermamme.
Si rendono conto che il tempo più bello però non torna indietro e lo dicono con consapevolezza, dignità, rammarico, forza, coraggio, mandando giù un boccone di lacrime nascoste dietro un saggio sorriso.

mercoledì 4 agosto 2010

Coraggio e paura

Come fanno le supermamme ad essere diventate grandi, a non sentire nel bosco i rumori della notte, a non temere di avere come unica luce quella flebile della luna tra gli scuri rami, a non immaginare gufi, cinghiali, volpi, pronti ad uscire delle fronde con lunghe ombre e a riversarsi improvvisamente sulla pista ciclabile?
Come fanno a continuare a pedalare incitando al canto e alla tranquillità i loro cuccioli impauriti o terrorizzati rassicurandoli che tra breve si sarà arrivati a casa?
Il mistero di questo coraggio è racchiuso in atavici respiri che tengono lontano l’animo bambino pronto a lasciarsi trasportare da fantasie di orrori notturni e imbracciano la strada degli adulti pronti ad affrontare tutto.
Ma sarà poi vero?

sabato 17 luglio 2010

Preparativi

Le supermamme che vanno in vacanza sentono dentro di loro un misto di sentimenti che vanno dal desiderio di essere finalmente rilassate (e poi lo saranno davvero sempre?) cullate da onde diverse o rinfrescate da verdi paesaggi, all’ansia di non aver ancora preparato le valigie, alla stanchezza per dover correre da una parte all’altra della casa con mutande, costumi, scarponi, cercando di mettere le cose giuste al posto giusto, soprattutto se in casa ci sono 40 gradi umidi.
Diverse sono le supermamme e diversi i preparativi: alcune iniziano anche 15 giorni prima mettendo in valigia le cose ordinatamente man mano che se ne ricordano, le hanno stirate e preparate. Altre invece preparano liste scritte e procedono tagliando con la matita i vari oggetti come in un rito liberatorio. Altre ancora invece riempiono il baule della macchina mettendo le cose più o meno alla rinfusa, non solo in valigie, ma anche in sacchetti sparsi (cosa che altre supermamme non tollerano). Altre supermamme ancora odiano a tal punto fare le valigie che si riducono al dopo cena della sera prima di partire, in un atteggiamento che innervosisce tutta la famiglia, e fa volare insulti ( e spesso, poi, sono costrette a fare inversione a u proprio all’imbocco dell’autostrada perché si sono ricordate di essersi dimenticate qualcosa).
Una cosa è certa: le valigie delle supermamme sono sempre le ultime ad essere preparate, nella stanchezza, il sudore e la non capacità di capire cosa portare per sé. Talvolta questo stato di prostrazione le porta a pensare che era meglio non partire.
Salvo poi ricredersi una volta annusata l’aria salmastra, l’odore dei pini, sentito il shi shi delle cicale, lo scampanellio delle mucche…
Una pausa da tutto alle supermamme fa bene, ma ogni volta se ne devono riconvincere.

venerdì 16 luglio 2010

Bambine e supermamme

Cinque bambine, amiche, cugine, sorelle, immortalate nel giardino della nonna in mutande, in ordine di altezza, con il comboloi greco al collo o sorridenti dopo la passeggiata sul Finonchio con i fazzolettini tirolesi in testa allacciati dietro e in posa da vamp, diventeranno un giorno tutte supermamme. E riprodurranno nella realtà tutta la dolcezza, le cure, le attenzioni che mettevano in pratica con le loro bambole, nei loro giochi assieme, mentre la fantasia correva in situazioni sempre nuove e voglia di inventare.
Da quella foto, come da un nucleo di partenza, la vita, il caso, le scelte le porteranno a strade diverse ma senza mai venir meno a quell’intesa che le faceva sorridere insieme. Condivideranno le gioie e gli smarrimenti, le fatiche quotidiane e le diverse esperienze. Anche i diversi chilometri di distanza che le separeranno non impediranno loro di sentirsi unite, partecipi l’una alle esistenze delle altre e quando i pensieri dell’una diventeranno addirittura troppo assordanti o difficili da sostenere l’eco di quei pensieri raggiungerà anche le altre, ma così pure la speranza, i sogni, la voglia di continuare ad essere come in quella foto in mutande, nonostante tutto.

giovedì 8 luglio 2010

Canzoni

Le supermamme che ignare del futuro durante la luna di miele percorrevano le distese pianure danesi riascoltando all'infinito "Giudizi Universali" di Samuele Bersani (anche perchè era l'unica musicassetta portata con sè, nella fretta dei preparativi... e la radio locale non era molto allettante), quelle stesse supermamme non sapevano che l'avrebbero cantata assieme alle loro figlie aspettando il pieno del metano.
Sapevano che quella canzone se la sarebbero ricordata per sempre, che sarebbe stata una delle loro preferite che l'avrebbero d'allora in poi associata a verdi terre, cieli nuvolosi e affascinanti, brezze amletiche, stradine perdute e gocce di miele dolci da assaporare. Ma non sapevano che un musetto pieno di lentiggini, con gli occhi sorridenti e spensierati le avrebbe accompagnate in quelle note, anticipandone le strofe. La vita riserva della cose inaspettate, talvolta più dolorose di quel che si poteva temere, ma anche più dolci e ricche di quel che si sperava.
I desideri delle supermamme un tempo erano indefiniti, ricchi, contorti, nebulosi; capita che ora abbiano un nome e un volto. E non è cosa da poco.

venerdì 2 luglio 2010

orsi...in via d'estinzione?

Le supermamme sanno di essere fortunate (quando sono fortunate) ad avere i loro compagni con i quali condividere l’esistenza e sono grate alla vita per questo.
Tuttavia…
Tuttavia in certi periodi dell’anno non coincidenti necessariamente con quelli del letargo i loro compagni subiscono una metamorfosi e si orsizzano.
L’elemento orso tende a prevalere su quello umano e sono necessari lunghi discorsi, scosse emotive, eventi di diverso tipo per evitare che la situazione si cronicizzi, come accade talvolta negli esemplari più anziani.
Evidenti segni di metamorfosi si manifestano ad esempio quando il periodo lavorativo è stressante, o i problemi economici affliggono. L’uomo orso tende ad assolutizzare il momento e difficilmente riesce a volgere lo sguardo altrove; persino lo sguardo diviene più torvo e il linguaggio tende a mugugnii o mutismi. Ogni tentativo dell’uomo orso di rendersi affabile, qualora un barlume di saggezza lo colga, risulta molto penoso e forzato.
Un’altra occasione di metamorfosi orsina avviene in occasione di banali raffreddori o qualche linea di febbre dei soggetti. Tutto in questo caso diviene di difficile soluzione, le cose quotidiane risultano inaffrontabili, anche in questo caso l’aspetto è imbruttito, l’umore cupo e le compagne si sentono afflitte, non tanto dalla gravità della “malattia” quanto dalla difficoltà di gestire un tale “malato”.
Altro esempio chiaro è l’arrivo del caldo: il maschio uomo gira per casa in completi inenarrabili, pantaloncini da calcio di quattro generazioni fa, torso nudo, calzoncini di felpa leggera smorlaccona, ciabattine infradito, o peggio intrecciate sul davanti. Spesso ad accompagnarli, soprattutto nelle ore notturne è un asciugamano di cotone per assorbire il sudore, elemento che azzera ogni cenno di erotismo e trasforma definitivamente in orso qualsiasi bellimbusto.
Anche quando il compagno maschio è alla ricerca di un semplice oggetto della quotidianità, magari su richiesta della compagna, l’elemento animale (orso) diventa preponderante; l’intelligenza propria dell’uomo infatti non emerge e anche il più banale degli asciugamani non balza agli occhi; per non parlare poi di oggetti meno identificabili per cui il “dov’èèèèèè???” urlato da una parte all’altra della casa diviene di rito e rende necessario l’intervento del genere femminile vanificando l’ipotetico aiuto che le serviva.
Le supermamme si augurano sempre che questo tipo di orso si estingua anche perché spesso nella fase di metamorfosi l’uomo orso passa da silenzio e mugugnii ad approcci improvvisi e orsini che non gratificano la compagna la quale necessità di dialogo, amore comprensione…ecc…ecc… e deve procedere anche in questo caso ad una riumanizzazione dell’animale in oggetto.

lunedì 21 giugno 2010

Tempo per

Le supermamme che per motivi diversi decidono di tenere un blog non sanno che in certi periodi dell’anno persino mettersi al pc e scrivere può essere un’impresa ardua. La loro ispirazione e le loro idee sono talvolta destinate a fluttuare nella mente per giorni, imbrigliate nel corpo senza che sia loro concesso di trasformarsi in lettere, parole, pagine scritte. Le supermamme corrono così tanto e si dedicano così incessantemente ad altro che, quando possono, invece di riflettere virtualmente sul loro essere, preferiscono tentare di essere, per non sottrarre tempo ai cuccioli, al compagno e magari anche a loro stesse. Il blog a volte può aspettare, se c’è voglia di un rotolamento sul lettone a fare “mamma grufola”, se c’è necessità di dire ciò che si sente e si pensa a chi si ama, se la pioggia dà un attimo di tregua e c’è la possibilità di fare un giro da sole in centro con la bici.
Sarebbe bello che le supermamme avessero sempre del tempo per tutto questo, per altro, e per scrivere il loro blog.

mercoledì 9 giugno 2010

5 anni

Cinque anni sembrano pochi e sono moltissimi. Cinque anni davanti al cancello della scuola primaria, la chiamano così, al mattino e a mezzogiorno, con le altre supermamme, i pulmini gialli, i papà, le nonne, l’incaricato di turno con delega a prelevare il piccolo, il pane in mano, la corsa dal lavoro, l’acqua sul fuoco, saluti veloci, pioggia all’uscita e pigne in testa con il vento, gli abbracci e i“come è andata” di rito. Le supermamme non si capacitano che quegli sdentati cucciolotti inesperti seduti composti e timidi in banchi più grandi di loro siano ora pronti per spiccare il volo verso l’altra scuola, quella che li porterà ad essere ancor più grandi e pur sempre cuccioli. Le lacrime inconsolabili dell’ultimo giorno di scuola della quinta, di bambini certo, ma anche di maestre e mamme, non sono facili da contenere. Portano con sé un’era che finisce, rapporti che si modificano, timore per il nuovo non solo per i ragazzini ma per le loro supermamme e le loro famiglie. In quelle lacrime e in quella struggente sensazione c’è il ricordo delle brave maestre che non verrà mai cancellato, che li accompagnerà per tutta la vita, che salterà fuori quando meno se l’aspettano, ma che sarà un ricordo. Non più quelle coccole consolanti, quella protezione, quell’accompagnarli passo dopo passo. Le supermamme riflettono sulle parole dei loro cuccioli: “grazie all’insegnamento delle mie maestre ora come in un videogioco sono pronto a passare al livello successivo”. Le supermamme e i loro ragazzini sono pronti a questo da tempo ma non si sentono pronti davvero mai in un misto di emozioni, parole e stanchezza che solo il tempo delle vacanze aiuterà a smistare.

lunedì 7 giugno 2010

Quale dovere?

Accade che le supermamme siano intrise fin dalla nascita di senso del dovere. Accade che spesso tralascino quello che vorrebbero per quel che devono. Accade che fin da bambine preferissero non scontentare gli altri (per paura?) e di scontentare se stesse. Accade che le supermamme abbiano una figlia che assomigli loro tantissimo nel carattere e che vorrebbero insegnarle a vivere rispettandosi più di quanto abbiano fatto loro in passato, a godersi la vita, amando gli altri e il mondo ma amando prima di tutto la propria interiorità, i propri sentimenti, i propri desideri,i sogni, la propria creatività e le proprie bizzarie per poi essere donne piene e felici. Accade poi che le supermamme si mettano molto in ballo per aiutarle in questo percorso a volte tentando persino di modificare il proprio dna!
Però non basta. Perchè il loro lavoro è inflessibile, il dovere di donne lavoratrici prevale su quello di mamme. Che poi non sarebbe un dovere, sarebbe una gioia, quella di partecipare alla presentazione finale della classe quinta della loro figlia di 10 anni, quella che finisce le elementari, quella che ha paura del futuro, forse, quella che sta cambiando, quella che da giorni si prepara per fare da presentatrice all'evento con entusiasmo e voglia di sorprendere, quella che avrebbe tanto bisogno che davanti a lei ci fosse anche la sua di mamma, per una volta.
Invece il dovere chiama, inflessibile, implacabile, inamovibile. Ma quale dovere è?

lunedì 31 maggio 2010

Un attimo prima che il sonno le colga

Il sonno delle supermamme, tralsciando quello repentino profondo improvviso ineluttabile che le coglie sul divano guardando (?) il programma di turno, può essere di vari tipi. Il più frequente però, soprattutto in periodi intensi di lavoro-figli-recite-cene conclusive di chissàcheattività-organizzazioni future, è quello in cui le supermamme vengono portate molto rapidamente dallo stato di veglia a quello di torpore profondo, senza però che niente impedisca loro di organizzare e dipanare un groviglio di pensieri per la giornata seguente.
Ok domani il sugo è già pronto, basta che i superpapà condiscano l'insalata,ma l'avrò detto che c'è già l'insalata pulita in frigo, devo anche prendere il pane prima di entrare al lavoro, se riuscissi anche a telefonare all'estetista per vedere se ha un buco, portare al mio collega quelle fotocopie! me ne sono scordata... quasi quasi metto la ciabatta rovescia così domani mattina mi ricordo, domani non hanno rientro quindi posso portarle in biblioteca...ma no! che esco tardi domani, speriamo che la nonna si ricordi che è impegnata con i nipoti, tornando verso casa devo anche passare dalla farmacia, ma forse sono stata troppo dura con quel mio alunno, magari domani gli parlo prendendolo da parte, e magari domani sera farò anche qualcosa di più nutriente così chissà che l'altra si tiri un po' su di peso...zzz
stream of consciousness dicevano al liceo i professori, solo ora le supermamme lo capiscono.

lunedì 24 maggio 2010

Intimità (2)

Quanto allo smussamento dell’intimità delle supermamme un’altra questione può essere indicativa del fenomeno. Si tratta dell’intimità tra le supermamme e i loro compagni. Se il bambino è un infante spesso appartiene alla tipologia infante-suora/prete che inizia a vagire poco dopo che sono iniziate le danze amorose e interrompe bruscamente ogni velleità di recuperare l’atmosfera ante quam; oppure si sveglia matematicamente un istante dopo l’inizio del rilassamento dei due “lottatori”. L’infante tuttavia è ancora incapace di intendere e di volere e addirittura può soggiornare nella stessa stanza dei suoi genitori non creando particolari problemi.
Diversamente si verifica quando il bambino cresce e le sue capacità logico-deduttive diventano pericolose. Allora c’è chi conta sul pesante sonno dei bambini, chi rigorosamente si chiude a chiave (con relativa scusa prontamente preparata in caso di tentativo di forzatura della porta), chi minimizza gli approcci, chi invece rischia e conduce tutto l’incontro con orecchie tese ad ogni piccolo rumore sospiro o passo, chi si ritrova il mattino seguente con camicia da notte rovescia a causa di una repentina necessità di rivestirsi nel buio e accogliere nella propria alcova un cucciolo assonnato con il più ingenuo “Che c’è amore? Mi hai svegliato…”, chi, ridotto in un mini alloggio vacanziero assieme agli altri componenti della famiglia, è costretto ad azzerare fruscii di lenzuola, respiri, movimenti in un difficilissimo pas de deux.
Le supermamme anche in tali situazioni quindi si ritrovano costrette, assieme ai loro partners, ad accettare un brusco ridimensionamento del loro livello di intimità.
Utili ad ovviare parzialmente l’inconveniente, oltre a romantici week end che difficilmente le supermamme si possono permettere per ovvi motivi, possono essere il catechismo pomeridiano dei cuccioli, l’ingresso al lavoro flessibile, un’improvvisa serata con i cuccioli ospiti dai nonni (spesso però il calo di tensione provoca anche forti mal di testa), giornate intere fuori casa a stancare bene la prole ed assicurarne un sonno profondo. Sonno profondo che rischierà di colpire, però, anche le supermamme e i loro mariti, come spesso accade quasi tutte le sere. Motivo per cui la forte riduzione dell’intimità a volte non è neppure avvertita.

venerdì 21 maggio 2010

Intimità (1)

Il concetto di intimità per le supermamme subisce una decisa metamorfosi rispetto a quello del resto della popolazione mondiale. Viene ridefinito, smussato, assottigliato, ridimensionato…
Il caso sotto riportato sintetizza questo singolare fenomeno.
Le supermamme tornano stanche dal lavoro, si dedicano alle coccole dei cuccioli che non vedono dalla sera prima, mettono qualcosa sul fuoco per la sera e per il pranzo, cenano assieme alla famiglia ascoltando e chiacchierando e poi corrono a farsi una doccia, agognato momento di relax e di riequilibrio fisico e mentale, come se l’acqua potesse portarsi via sporco, puzza e stanchezza. Mentre assaporano quel breve momento di pausa, sentono l’acqua scorrere e annusano delicati profumi avvolgerle, avvertono al di là del vetro appannato una nuova presenza. Alla domanda “Chi è?” subitanea la risposta “Devo fare la cacca”. Alla contro domanda-affermazione: “Ma noi abbiamo due bagni” subitanea la contro risposta-affermazione: “Ma qui ho l’asciugamano”.
Ben presto quelle delicate sensazioni olfattive si trasformano in un’insostenibile puzza che sovrasta i benefici vapori. Le supermamme corrono fuori dalla doccia, si asciugano rapidamente tralasciando il successivo ipotetico momento di idratazione con crema e scappano fuori da quello che fino a poco prima era un isolato paradiso di benessere.
Diciamo che il concetto di intimità delle supermamme viene decisamente non solo ridimensionato, ma eliminato! (sull’argomento si pensa che la trattazione prenderà in considerazione molti altri casi).

mercoledì 19 maggio 2010

Graffi e soffi

Certe volte le supermamme si sentono sbagliate e si interrogano sull’opportunità di quello che hanno fatto cercandovi potenziali errori. Altre volte invece sanno di aver fatto bene, correttamente, giustamente, ma l’attacco a sorpresa di altre della loro specie, che anziché solidarietà e gratitudine sbattono addosso recriminazioni o stupidità, le costringe a tirare fuori gli artigli, a soffiare forte in segno di pericolo, ad esternare con potenza le proprie ragioni con una grinta e un coraggio che solo le supermamme con una certa esperienza riescono a tirare fuori.
Questo non serve però a farle stare meglio. Anzi, si sentono svuotate, impoverite, tradite. E non tanto perché dubitino della propria buona fede o del proprio operato, ma perché si sentono lontane anni luce da quella specie di mamme, si sentono braccate, costrette, senza mani tese verso di loro. E’ quella parte di umanità che percepiscono così diversa, con la quale sembra impossibile arrivare a qualsiasi tipo di dialogo, di comunicazione, a farle sentire profondamente avvilite, a togliere loro la speranza in una qualsiasi evoluzione della specie che porti ad un miglioramento dell’umanità, a quella che in tanti dicono di cercare, la pace.
Troppi gesti fasulli, troppe parole di troppo, troppi insignificanti falsi valori sembrano circondarle. Ed anche se a sera arrivano messaggi e voci amorevoli di solidarietà da altri esseri simili a loro, ormai l’animo è ferito e non resta altro da fare che leccarsi pazientemente, accovacciate, sperando che passi quel peso dentro.

venerdì 14 maggio 2010

Eventi (2)

Le supermamme poi compiono gli anni e ritornano bambine perché hanno bisogno di sentirsi coccolate, di spacchettare, di attendere la sorpresa, di essere realmente sorprese. Anche se il passare del tempo un po’ le inquieta, anche se non faranno la festina con le amiche, anche se per vezzo fingono che a loro non interessi... in fondo ci tengono e ci rimangono anche male se qualcuno che è nel loro cuore non si ricorda.
Quando compiono gli anni le supermamme sanno che sta scivolando via un altro pezzettino di tempo ma sanno che hanno arricchito con quel pezzettino la torre della loro esistenza e dei loro cari.
Alcune poi annusano l’aria e risentono l’odore dell’erba tagliata e del sole con le nuvole bianche, rivedono quel vestitino di maglia leggera, azzurro con i lamponi rosa, e quella cinturina di gomma morbida e liscia sui fianchi con il quale accoglievano gli amici a sbafarsi crostatine-fragole-e-crema; e si chiedono come mai non si sentano poi così lontane e diverse da allora.

lunedì 10 maggio 2010

9 maggio 2010

A tutte le supermamme che dicono che non gl'importa, a quelle che si offendono se.., a quelle che l'hanno festeggiato la prima volta, a quelle che hanno tra le braccia un "miracolino", a quelle che hanno ascoltato una poesia detta d'un fiato, a quelle che hanno ricevuto un diploma in inglese "mum number one award", o una ghirlanda di cartoncino, un fiore di feltro, un improbabile sottopentola che trasuda vernidas, due manine impresse nel das e colorate di rosso, una foto con sorriso forzato dentro un cuore di cartone, una piantina vera che morirà tra 15 giorni, un bocciolino di rosa bagnato dalla recente pioggia...; a quelle che proprio ieri in finale di giornata si sono sentite urlare "io ti odioooo"! forza, coraggio, auguri!
Le supermamme, oltre ogni "ragionevole dubbio", pensano per un attimo al loro eterno legame iniziato chissà in che mondo e in che tempo lontani.

martedì 4 maggio 2010

Non pensarci

Ci sono cose a cui le supermamme non riescono a pensare a lungo. Cose che la vita porta nelle sue diverse onde, ma che le mente fatica a contenere, il cuore incapace di gonfiarsi così tanto.
Una ragazza bravissima e dolcissima che va a scuola con parrucca e mascherina e matura in fretta e diventa saggia e parla dei suoi sogni futuri.
Un bambino che va a scuola ma non sta in classe, il bavagliolo a collo, le cinghie che lo legano al grande passeggino, urla e grida come unico dialogo con il mondo, gli occhi che ti guardano senza vedere.
Due ragazzine travolte da un pezzo di montagna a distruggere tutti i sogni in un’assolata spiaggia in riva al mare.
Un’altra frana a colpire meticolosamente una supermamma che sta andando ad allattare il suo cucciolo nato prematuro.
Bambini trafugati nella loro innocenza.
Orfanotrofi con ciotole per cani a cui cuccioli si avvicinano per mangiare.
Madri e figli strappati gli uni alle altre e deportati in vagoni diversi, mai più ricongiunti durante l’orrore del genocidio.
Morsi di adulti analizzati sui morbidi piedini senza vita di cuccioli di 7 mesi.
Il pianto senza fine e senza ascolto dei piccoli sotto le macerie.

Allora non sarà insensibilità o cinismo se per salvaguardare la specie e avere forze per andare avanti le supermamme si dicono: “Non pensarci”.

domenica 2 maggio 2010

Supermamme di tutto il mondo unitevi

Il primo maggio è una festa che le supermamme sentono perché loro lavorano sempre. Il fatto che quel giorno non vadano a lavorare permette di fare quelle cose che nella frenesia della vita quotidiana, che unisce i frammenti di mille attività, spesso si devono lasciare indietro: lavare tende, sistemare terrazze, garage, ripostigli, mettere in vaso qualche fiore che dia colore, ripulire cassetti, provare a togliere quelle macchie... Normalmente le supermamme possono riuscire ad incastrare attività di questo genere nelle loro giornate assieme al tentativo di far quadrare il bilancio con la spesa, comprare le scarpe nuove ai figli, che sono già passati al numero successivo e rattrappiscono le loro dita nelle scarpe dell'anno prima, pensare a cosa preparare da mangiare in modo che l'apporto nutrizionale sia corretto, il gusto gradito da tutti, il cibo sufficientemente veloce da preparare...
Le supermamme prima di ciò si sono alzate magari alle 6 per prendere un treno, hanno predisposto la sera prima tutto, hanno fatto un turno in ospedale correndo tutta la notte, o in fabbrica, sudando e screpolandosi le mani, hanno piantato, curve nell'orto, sono corse in tribunale, hanno accompagnato i loro alunni in gita o al campo coni assistendo vomitate storte pianti, hanno sopportato i modi bruschi del capo che tratta da insignificanti le segretarie, hanno mangiato un panino al volo alle tre del pomeriggio, prima di riprendere il turno alla cassa del supermercato e dopo il colloquio con le maestre, hanno portato pazienza con quel bambino o uomo in difficoltà mentali o fisiche, hanno gestito spedizioni, marketing, colloqui, relazioni tra le persone. Hanno fatto tutto ciò con energia, passione, concentrazione, professionalità, senso del dovere, dell'umorismo, del sacrificio e nella maggior parte delle volte non si sono lamentate mai, anzi hanno cercato nuove energie per riservarle alla propria famiglia.
Ma si indignano molto, moltissimo, quando sentono una mamma ministro della repubblica rilasciare, proprio il primomaggio, dichiarazioni assurde sull'opportunità di non lasciare il lavoro neppure un po' dopo la nascita di un figlio, sulla necessità di fare sacrifici, sui privilegi che le mamme avrebbero nel poter svezzare i loro cuccioli, come ogni animale fa. Come se lei fosse una vera supermamma e potesse capire… Grrr!
Supermamme di tutto il mondo unitevi!

mercoledì 28 aprile 2010

Piccole donne crescono

Dalla loro postazione privilegiata di osservatrici, le supermamme che aspettano dalla parrucchiera mentre lavano e tagliano i capelli alle proprie figlie si trovano in bilico tra passato e futuro. In un presente che è difficile da interpretare.
Osservano quel profilo rilassato mentre la ragazza sciacqua le ciocche morbide, musetto di topolino identico a quello che per primo era stato immortalato in bianco e nero a contrasto in quell’ecografia. E chi se lo immaginava proprio così? Bello, morbido e levigato, da ripassare mille e mille volte con lo sguardo o con un dito (e chissà quale essere maschile per primo lo sfiorerà…)
Mentre le forbici lasciano cadere a terra fiocchi di pelo, avvolte nel mantello le bambine si guardano allo specchio, già piccole donne consapevoli che quello è un loro momento di relax, noia e vanità. E le supermamme annusano l’aria che è intrisa di un futuro quasi presente, di cambiamenti imminenti nel corpo e nel carattere, di sguardi un po’ più maliziosi o scontrosi, di lotte intestine.
Si sentono prese, le supermamme, da un ineluttabile destino, schiacciate tra quello che è stato, che è e che sarà. Amano queste ore e temono, come ogni fiera, quelle future, portatrici di potenziale pericolo adolescenziale.

sabato 24 aprile 2010

Nido vuoto

“Nido vuoto” è il titolo di uno dei bellissimi romanzi gialli della scrittrice catalana Alicia Gimenez Bartlett che dà vita alla figura dell’ispettrice di polizia Pedra Delicado la quale, pur talvolta cinica e non supermamma, piace tanto alle supermamme per le sue capacità e le sue riflessioni tra le pagine delle indagini.
Nido vuoto è la sindrome in mezzo alla quale si trovano le supermamme e i loro compagni quando i cuccioli, ormai svezzati da lungo tempo, prendono le loro strade, si sposano, si trasferiscono, studiano lontano. E le stanze della casa sembrano così vuote e ordinate.
Nido vuoto è il desiderio incolmato di una donna di diventare mamma, il non sentirsi capace di procreare, il percepirsi diverse e macchiate da colpa, la sofferenza profonda celata da un sorriso alla domanda “E voi? Quando ci darete un erede?”.
Nido vuoto è quel grembo che ha generato e dato la vita, ma che poi è stato privato di quella culla necessaria perché ciò avvenga ancora. E’ la fine di sofferenza e paura, ma l’inizio di un corpo nuovo da scoprire lentamente, l’eliminazione definitiva di un’ulteriore possibilità di dare vita.

giovedì 22 aprile 2010

Sogni

Ogni sera prima di andare a dormire tutte le supermamme del mondo passano dai lettini, le culle, le amache, le stuoie dei loro cuccioli per spiarne i sogni. E’ un rito che si ripete e che tranquillizza gli animi, le fa sentire grandi e piccine al tempo stesso.
Entrando nelle loro camere l’odore del sonno dei cuccioli è quasi inebriante, misto di borotalco, infanzia, leggero sudore, capelli appiccicati alla fronte, mentolo e timo sul petto, camomilla, sciroppo… E’ un odore buono diverso da cucciolo in cucciolo, si conserva e si modifica con l’età. A volte i cuccioli non si accorgono della presenza delle supermamme e continuano come sassi immobili, altre volte emettono un sospiro, si girano, aprono gli occhi sonnambuli, digrignano i denti.
Le loro espressioni rilassate sono uguali a quando erano appena usciti dal guscio, la stessa connessione con un mondo lontano e perfetto, incapace di male e sofferenza, con le mani appoggiate delicatamente che a sfiorarle sono petali delicati. Una carezza o un bacio non turba il loro torpore e le supermamme si riappacificano con il mondo intero, sentono un bene immenso fluire da dentro, si chiedono come possano aver contribuito a quella perfezione, annusano quel tepore e sono pronte a lasciarsi cullare dal sonno.
Fino al mattino seguente…

mercoledì 21 aprile 2010

Sole

La supermamma per definizione porta pesi e sopporta. Lo fa con amore, con dedizione, pazienza, a volte con stanchezza e inquietudine.
Ma alcune supermamme si trovano a dover portare un peso che non avevano messo in conto. Succede quando si trovano sole, abbandonate, ferite, lasciate.
Non si sa perché di punto in bianco loro non vanno più bene e vengono scartate, le responsabilità individuali vengono rinfacciate all’infinito, al dialogo e alla costruzione si è preferita la rinuncia, qualcun’altra è magari pronta a rimpiazzarle. E si trovano sole. Ma supermamme.
La ricostruzione diventa paradossalmente più difficile perché non devono leccare solo le proprie ferite ma pensare alla salvaguardia dei loro cuccioli. Da proteggere e accudire se sono cuccioli cuccioli, da sostenere e far crescere se stanno entrando nella fase difficile di cambiamento che già destabilizza tutti, genitori e figli.
Devono provvedere da sole alla ricerca di cibo, sostentamento e salute, devono pensare da sole a cosa sarà meglio fare, devono scegliere da sole, devono far quadrare i conti da sole, devono pensare da sole senza quella meravigliosa risorsa della condivisione su cui prima potevano contare. Che effetto poi andare a letto la sera e sentire quella parte fredda e vuota. Non vogliono pensare agli abbracci che ora scalderanno altre, non vogliono pensare al senso di inadeguatezza e dolore che ora le pervade. Stringono i denti e mandano giù lacrime e sanno che devono portare rispetto per amore dei loro figli. Proprio loro che non sono state rispettate.
Può succedere che trovino un altro compagno di volo ma comunque dopo molto tempo e sofferenza. Per ora, le supermamme abbandonate, sono sole e la lotta quotidiana per la vita è più tenace che mai.

mercoledì 14 aprile 2010

...davvero supermamme?

Una cosa a cui le supermamme non riescono a credere è che i loro mariti, i loro compagni, i padri dei loro figli, abbiano avuto una supermamma. Madre sì, supermamma no.
Non possono essere supermamme quelle donne che non hanno insegnato a raccogliere mutande, calze, magliette sporche dal pavimento, che li hanno serviti con primo secondo due contorni e dolce ad ogni sacro desco.
E neppure quelle che hanno permesso ai propri bambini di crescere senza coccole e baci ma con un grande senso del dovere.
E neppure quelle che entrano con le proprie chiavi facendo una “sorpresa” ai nuovi sposi. E neanche quelle che ti dicono di aver incastrato con arti maliarde i propri figli. E che dire di quelle che trovando una lettera (d’amore) indirizzata ai propri “bambini” la leggono e la commentano a tavola la domenica?
Per non parlare poi di quelle che non si accorgono di niente che non le riguardi.
Eppure anche quelle mamme hanno sofferto di nausea, hanno sperato di avere un figlio sano, hanno desiderato che crescesse, hanno messo in campo le loro forze per andare avanti…
Problema atavico e mai risolto. Rari infatti sono i casi di vera amicizia tra supermamme e mamme (super?) dei loro mariti; caso mai sincero affetto e rispetto.
Ma c’è sicuramente una cosa che rende “quelle” mamme supermamme. E’ il fatto di aver messo al mondo quell’essere magari un po’ orso ma meraviglioso con cui hanno deciso di costruire un nido, covare dei cuccioli e che hanno permesso loro di diventare supermamme

lunedì 12 aprile 2010

Binari paralleli

Le donne non ancora supermamme spesso non capiscono il turbinio di eventi-emozioni-organizzazioni-mancanza di sé che caratterizza le vite delle loro colleghe femmine che hanno già figliato.
Sull’argomento si potrebbero aprire dissidi, contrasti, rivendicazioni.
Spesso sia per le une che per le altre si covano desideri più o meno celati e il dialogo talvolta può diventare difficile se non impossibile.
Anche le donne in attesa del primo cucciolo si tuffano ancora (non con il pensiero del tutto libero, però!) in aperitivi, gite dell’ultimo minuto, shopping senza freni, considerazioni esistenziali entusiasticamente possibiliste sulla loro vita futura: “in fondo con un bambino piccolo puoi fare praticamente tutto”! Salvo poi capire o semplicemente sentire che tutto, tuttissimo, è cambiato un secondo dopo aver sentito quel vagito.
Ma le donne non ancora supermamme si aggirano indaffarate nella loro esistenza, preoccupate di incastrare i loro mille impegni, lamentandosi perché la loro vita è una corsa, rinunciando al teatro perché sono troppo stanche, ignare del fatto che le supermamme devono fare lo stesso, ma incastrando molto di più. E ignare pure del fatto che le supermamme assistono impotenti alla “sindrome della sparizione”: sparizione di amici, o sedicenti tali, sparizione di tempo per sé (ove per tempo per sé si intende la possibilità di leggere dieci righe di seguito di qualsivoglia rivista o libro o istruzione del frigo nuovo); sparizione della possibilità di fare la pipì, la doccia, la cacca da sole!; sparizione di sedute rilassate dall’estetista; sparizione della tranquillità del giorno libero, di alzarsi tardi la domenica, di organizzare le proprie giornate in base ai propri impegni o proprie voglie…
Le non supermamme scendono le scale di casa al mattino sbuffando perché hanno le immondizie e possono impiegare anche dieci minuti per togliere meticolosamente dal vetro dell’auto due centimetri di neve. Le supermamme scendono le scale di casa rispondendo pazientemente (“OM”) ai gorgheggi o alle domande esistenziali dei propri cuccioli, con la propria borsa, una borsa aggiuntiva, la cartella o il cestino dell’asilo, le chiavi per chiudere e… le immondizie; e quando si accorgono che sul vetro c’è anche la neve, danno una passata con la manica del giaccone e via, verso le due o tre tappe prima di potersi rilassare arrivando al lavoro. (sui percorsi delle supermamme prima di andare al lavoro si aprirà un altro capitolo della trattazione)
Le supermamme talvolta intimamente invidiano gli esemplari della loro specie che non hanno ancora proliferato e si chiedono come facessero prima della nascita dei cuccioli a lamentarsi di non avere tempo. Ora, quando capita di essere senza figli, il tempo sembra perfino troppo e il silenzio della casa assordante. Le supermamme capiscono quindi di essere diventare super perché solo con superpoteri si riesce a continuare a correre su quei binari paralleli.

giovedì 8 aprile 2010

Ospedale

Alcuni pagliacci dottori si aggirano per la corsia ma le supermamme pensano che proprio alla fine di quella settimana in cui si sentono stanche e provate per il lavoro e tutto il resto non vorrebbero vivere quel momento, non vorrebbero essere lì, a fianco di quel letto mobile con la loro creaturina vestita da gnomo verde con strani calzari e gli occhi smarriti. Gli stessi occhi loro che però stasera hanno indossato quelli della rassicurazione e della tranquillità e il sorriso del coraggio.
Ma sanno bene che mezz’ora, prima quando erano corse a casa in fretta per prendere pigiama e necessario – non si era mica calcolato quell’imprevisto per stasera, anzi veniva la baby sitter per il cinema – non capivano più niente della loro casa e la lucidità e la freddezza non esistevano più. Mosse affrettate automatiche senza pensieri.
E fuori da quella porta dove addormentate senza di loro i cuccioli freddamente vengono violati nella loro perfezione, anche se l’anestesista li teneva per mano, sono lì a parlare parlare e parlare per non pensare e non sentire niente.
Solo le supermamme sanno poi cos’è quella tensione che cala quando ti dicono che è andato tutto bene, e nessuna laurea o festa vale quanto quell’emozione mista a paura e confusione e a tutti gli altri sentimenti che erano sopiti ed ora saltano fuori in un pulsare di tempie. Le supermamme stanno lì, e vegliano, e ce la faranno anche questa volta. Sperano.

sabato 3 aprile 2010

triduo pasquale

Le supermamme in questi giorni di "triduo" sentono riaffiorare dentro di loro immagini e sensazioni sopite in angoli lontani della memoria. Riaffiora il primo giorno di vacanza, il giovedì, a gironzolare tra prato- strada- garage finchè la giornata ormai più lunga portava le ombre del crepuscolo e il fresco, mentre i propri genitori erano impegnati a travasare il vino nelle bottiglie succhiando da quella cannuccia. Il venerdì le supermamme stavano al sole del pomeriggio a giocare (e che altro sennò) ma si ricordano che alle tre in punto pensavano a nostro Signore in croce, con una strana sensazione che quel tepore e quella gioia dentro stridessero con il temporale e il cielo scuro che caratterizzarono quel giorno in cui ora trasmettevano solo musica classica. E il sabato, poi, spesso radioso di luce, da assaporare ancor più che il giorno di Pasqua stesso, si concludeva sempre con il rito di pittura delle uova, in cucina. Uova da rompere il giorno dopo in una battaglia famigliare a chi aveva il guscio più duro (e quasta tradizione non si potrà mica abbandonare, no?)
E le supermamme rivivendo questi flash del loro passato così recente e remoto sanno che oltre al vetro della memoria stanno pensando alle loro creature e si chiedono cosa delle odierne giornate resterà nei cuccioli da grandi e se quella strana ancestrale sacralità che permeava quei giorni esista ancora nei loro figli e se questo non dipenda forse da loro, meno certe, sicure, tradizionali e più alla ricerca delle loro supermamme. E si chiedono "chissà se è un bene o un male".
Buona Pasqua a tutti!

venerdì 2 aprile 2010

Mani intrecciate

Per le supermamme che si spostano tra i ghiacci, le savane, i boschi, le mangrovie lungo i propri percorsi, viaggiare con i propri cuccioli è motivo di gioia, orgoglio e piacere. Sentimenti uniti, a volte, a rimpianti, noia e fastidio.
Infatti durante gite fuori porta, viaggi e viaggetti le supermamme possono arrivare a rimpiangere i ritmi e le mete di quando morose o giovani spose (si può esserlo anche fino ai 40 se non si ha ancora partorito…) girovagavano alla ricerca di angolini culturali, romantici, con giornate stakanoviste alternate a lunghe soste contemplative.
Possono arrivare ad annoiarsi (ma non poi tanto!)davanti all’ennesima “Città del sole”, alle infinite corse tra le colonne di un monumento, agli “aspetta ancora un attimo”, agli sbuffi e uffa per qualche bocconcino di cultura di troppo.
Possono arrivare ad indispettirsi quando facendo notare le perle e il pizzo della Madonna di Filippo Lippi (a proposito: che ritratto di supermamma con quel bambino teneramente avvinghiato) i loro cuccioli anziché ascoltarle girano per la sala guardando il pur bel soffitto.
Sì, possono arrivare a ciò ma niente è più fantastico per loro che girovagare per il mondo con le mani intrecciate a quelle di quegli esseri curiosi, pieni di meraviglia, desiderosi di conoscere che sono i loro figli; e provare a vedere il mondo con i loro occhi ancora pieni di spazio per accogliere.

giovedì 25 marzo 2010

las súper mamás e le borse

In Spagna in questi giorni tra le supermamme gira una catena via mail(Para todas las súper mamás) che elenca una serie di caratteristiche da cui è possibile riconoscere un tale esemplare. Uno degli aspetti su cui ci si può soffermare è la particolare borsa della supermamma. Un tempo, prima di avere figli, la ragazza ignara di tutto girava con minuscole borsette di vario tipo, verniciate, colorate, di cuoio, lana cotta, e poteva inserire in essa chiavi, fazzoletti, cellulare e spiccioli.Talvolta, se giovane e poco incline alle smancerie, poteva addirittura girare con i soldi nella tasca dei jeans o con zainetti microbici e sportivi. Divenuta supermamma però uno dei cambiamenti psicologicamente più devastanti cui essa è chiamata è la moltiplicazione del volume della borsa, del numero dei colli e del loro contenuto. Con il bambino neonato infatti la supermamma deve ricordarsi di portarsi appresso un mini trasloco della propria abitazione ogni volta e per fortuna l'aumento dei mesi del piccolo è inversamente proporzionale al numero di cose di cui deve ricordarsi (pannolini, salviettine, cremine, asciugamanino, bavaglino, ciuccino, biberoncino, telino, cambio per ogni necessità, biscottino,...). Tutto ciò in una apposita borsa che nelle forme e nei colori più svariati (blu) l'accompagnerà per diversi mesi e non dovrà assolutamente essere mai scordata.
Ma una volta lasciata da parte questa appendice, la borsa personale della supermamma subisce una ulteriore trasformazione, gonfiandosi, riempiendosi, divenendo da minuscola a ampia, da pochette a valigione, spesso necessariamente dotata di tracolla trasversale per permettere alla supermamma di utilizzare le mani per aprire la porta, soffiare il naso, rispondere al telefono, pulire sbrodolature varie. Mary Poppins in confronto era una dilettante. Così al suo interno la supermamma potrà reprire oltre alle cose che normalmente si usa tenere in una borsa, salviette, fazzoletti, crema per le mani, copriwater, paracetamolo, piccola farmacia, cerotti, forcine, un paio di mutande pulite, un sacchetto della farmacia con un paio di mutande sporche e umide in quanto prelavate dalla maestra, un'impegnativa per la prossima visita di controllo, dei blocchetti e delle penne utili per i momenti di noia o di attesa, dei gingilli per il bambino piccolo di turno, una borsetta ripiegabile per tenere i maglioni di tutta la famiglia quando in giro c'è troppo caldo ed è "pesante" tenerli in cintura, un paio di calzini restituiti dall'amica (prestati quella volta che la sua creatura era caduta coi piedi nel laghetto), un berrettino che "se si alza vento"... E non deve stupire la reazione isterica quando il superpapà ingenuo e tranquillo domanda "mi puoi tenere in borsa gli occhiali?".

lunedì 22 marzo 2010

Casi della vita

Quando una donna diventa mamma e supermamma piano piano il suo modo di vedere la realtà si trasforma e si accentua quella sensibilità che prima già esisteva magari solo in nuce. L’amore e la comprensione profonda che cerca di riservare ai suoi piccoli lentamente si estendono a chiunque (o quasi!) venga con lei a contatto.
Di fronte a dei ragazzi apparentemente sbruffoni, imbroglioni, pasticcioni, impertinenti la supermamma subito si innervosisce ma spesso un altro fenomeno la interessa: non solo vede in loro potenziali figli ed è in grado dunque di andare oltre l’apparenza, cercando di capire cosa c’è nel profondo; ma si immedesima nelle madri di quei bambini, di quei ragazzi, di quei figli. E sente la paura, il senso di inadeguatezza, la voglia di avere un figlio più “facile” e nonostante ciò l’attaccamento alle proprie creature.

Così capita che un dodicenne venga sospeso da scuola per le sue battute sceme, troppe volte ripetute, per le sue chiacchiere infinite, per i suoi gesti di provocazione; e che la sua supermamma, venuta dal sud anni prima, provata nell’animo tanto da aver tentato di finire questa vita, spesa e spremuta nel pulire le case del paese, si senta morire. E spera, senza neanche saperlo, che tra gli insegnanti di suo figlio ci sia qualcuno capace di guardare negli occhi del suo bambino e vedere dietro quella scorza da bullo la profondità di un lago e che quella punizione non sia stata cattiveria ma sia stata pensata e voluta come occasione di crescita.
Capita anche che certi insegnanti siano supermamme o superpapà e che si comportino come tali e che allora quei figli e le loro madri siano al sicuro perchè qualcuno li ascolterà, parlerà loro, cercherà di trovare una strada e una soluzione.

giovedì 18 marzo 2010

Primavere

Occhi di madonna lungo le strade, profumo di erba nuova nell'aria, primo desiderio di togliere il giaccone (chissà se le viole laggiù sono già spuntate?)... rivivendo il risveglio della primavera le supermamme ritornano proustianamente ai loro giorni d'asilo, alle foto sul banco con le costruzioni in mano, alle prime ricreazioni in giardino ad osservare per poi comporre l'"osservo e scrivo", a quell'aria fresca che colpisce il collo e tradisce la gola e a giornate spensierate, giocose, con pensieri semplici e profondi. Avvertono di non essere così diverse da allora e si sentono intimamente vicine alle loro creature che vorrebbero altrettanto giocose, spensierate, profonde e per le quali si augurano mille primavere da vivere, annusare, osservare, ricordare.

lunedì 15 marzo 2010

Diverse e uguali

Le supermamme sono di specie molto diversa ma sono tutte uguali. Sono diverse nell’aspetto, nelle tradizioni, nelle abitudini, nella gestione della vita. Alcune rasentano la perfezione organizzativa, altre vivono e fanno vivere nel caos; alcune hanno tradizioni famigliari consolidate, altre devono inventarsene una perché il loro passato le ha lasciate sole; alcune preparano riso e danno molta indipendenza ai loro cuccioli; altre hanno il velo attorno al volto e cucinano cous cous; alcune si muovono con calma nei loro pesi un po’ eccessivi e parlano a voce alta; altre sono riservate e timide e parlano per lo più con gli occhi. Eppure tutte corrono spingendo un passeggino se sono in ritardo per prendere il cucciolo maggiore all’uscita di scuola; tutte ripetono le paroline apparentemente senza senso dei loro piccoli che imparano a parlare in dialoghi intimi e profondi che aiutano a crescere; tutte sorridono davanti all’obiettivo che le immortala abbracciate ai loro cari in una giornata di sole o pioggia spensierata; tutte si alzano di notte se la febbre arriva improvvisa; tutte si commuovono nel prendere tra le loro dita per la prima volta quella manina morbida e rugosa; tutte soffrono e piangono di fronte al dolore e alla morte; tutte difendono i loro cuccioli da qualsiasi “aggressione”; tutte si sorridono se si incrociano e si riconoscono in un uguale destino di supermamma; tutte hanno a cuore il futuro dei loro nati; tutte quando si addormentano, di sera, sono bambine, mogli, sorelle, nipoti, compagne, amiche, e mamme (anzi supermamme), e pensano nella loro lingua al giorno che sarà domani.

venerdì 12 marzo 2010

Ricorrenze

Quando arriva il compleanno dei cuccioli le supermamme si aggirano indaffarate nell’organizzare qualcosa per festeggiarli. Corrono, comprano, impastano, preparano, spolverano di zucchero, impacchettano, disegnano... Ma quello che sentono dentro riguarda anche loro perché il cuore e la mente le riporta a quell’attesa, all’emozione mista a paura, a quel condensato di speranza e timore che come una gemma pronta a scoppiare era lì, attimi prima di sentire quel vagito. E si assentano con la mente quasi ebbra nel rivivere quegli istanti, nel risentire il velluto irripetibile di quel musino messo vicino a loro in cerca di calma, e quella manina fredda che si appoggiava alla pancia mentre con la bocchina aperta e ansimante cercava il primo latte, e quei capellini umidi appiccicati alla testina, e quel miagolio nel sonno che chissà dove era stato appreso.
E vogliono che quel giorno, a distanza di uno o più anni, sia speciale per i loro cuccioli perché niente al mondo le aveva fatte sentire così come quell’inesprimibile miracolo di una vita covata, pensata, tenuta, sperata dentro di loro e poi improvvisamente viva e concreta davanti ai loro occhi.

mercoledì 10 marzo 2010

Futuro

Le supermamme si indignano, si demoralizzano, si preoccupano anche. Succede quando hanno la percezione di vivere in un paese che non ha a cuore il futuro, e ovviamente, le supermamme pensano a quello dei loro piccoli oltre al loro. Nei propri pensieri intuiscono che si potrebbe fare qualcosa per migliorare, lo vedono anche a chiare lettere in esempi che giornali o televisione riportano, su paesi o città che hanno già fatto gesti, azioni, progetti concreti per salvaguardare il futuro delle nuove generazioni, la terra, il mondo in cui viviamo.
Le supermamme desolate si chiedano come poter incidere nel loro di paese che queste cose non le sente, fa finta di non sentirle, fa finta di avere già in atto progetti, azioni, ed è solo un modo per spartirsi fondi che non daranno mai luce e vita a nessuno. Queste supermamme vorrebbero scappare dove le loro voci e i loro istinti di proteggere sono già ascoltate. Ma sarebbe una fuga; e sanno invece che devono provare a cambiare il proprio piccolo mondo e vogliono insegnare ai loro cuccioli la forza di combattere per le cose giuste. Eppure la sentono come una cosa difficile e il futuro, dalla vischiosità di questa palude, sembra così lontano.

lunedì 8 marzo 2010

8 marzo

Le supermamme più fortunate sono quelle per cui l’8 marzo significa aver già raggiunto comprensione, condivisione, parità, amore reciproco. Le supermamme più fortunate l’8 marzo non hanno bisogno di rivendicare o nascondersi in squallidi festini ma possono guardare in faccia i superpapà che come loro si impegnano, pensano, condividono e poi stendono, aggiustano, mettono su l’acqua e cuociono la pasta, si alzano di notte, cambiano pannolini, si fanno sputare in faccia le pappe, fanno la spesa, assistono in ospedale, con tutta la naturalezza e l’amore che hanno.
Grazie a questi superpapà le supermamme possono dire che qualcosa è cambiato e che, senza tradire la propria identità di uomo o donna, insieme è meglio.

venerdì 5 marzo 2010

diari

Succede che le supermamme, guardando il quaderno di italiano dei propri cuccioli e leggendo i vari esercizi assegnati dalla maestra, si imbattano in un esercizio dal titolo: "Scrivi una pagina di diario immaginando di essere una mamma".
Succede che sul quaderno leggano lo svolgimento del compito in questa forma:
"caro diario,
mia figlia è una vera belva. E' superdisordinata, non mette mai a posto la sua stanza. Quando mangia mette i piedi sulla tavola. Legge troppo e studia tantissimo. E' ossessionata dalla principessa Sissi, quando ne parla diventa matta. Comunque le voglio molto bene. La sera quando la vado a baciare sembra un'angioletta. Poi la mattina ricomincia a farmi domande che mi ha fatto 100 volte. Le piace ballare però non è riconoscente (a volte). noi la portiamo ovunque e lei vuole sempre di più."
Succede che leggendo queste parole, che sono sicuramente in parte frutto di finzione letteraria, si sentano male e vedano in esse rispecchiate loro stesse, nella percezione che di loro hanno i loro cuccioli.
Succede allora che le supermamme pensino e ripensino alle parole che vorrebbero aver scritto in quel diario, e che suonano più o meno così:
"Caro diario,
non sai quanto sono fortunata ad avere mia figlia. E' vero che è disordinata, distratta e chiacchierona, ma non so come farei senza le sue parole, le sue domande, le sue osservazioni che mi riportano alla vita. Vorrei essere piccola anche io per tornare a sognare con la principessa Sissi, come fa lei e giocare in camera mia immaginando di essere la principessa, di muovermi e parlare come lei. A volte sembra che mia figlia non sia riconoscente e che non le importino tutte le cose che facciamo assieme, ma poi d'improvviso scopro quanto siano dentro di lei tutte le esperienze fatte e quanto ne siamo stati tutti arricchiti. Mi piace così tanto scoprire il mondo assieme a lei. Sono molto orgogliosa di come è capace di studiare, collegare, pensare, anche se talvolta fa finta di essere ancora piccolina. La sera quando la vado a baciare addormentata mi sembra addirittura un compito troppo grande quello di esserle madre, perchè è un mistero che cresce e meraviglia ogni giorno. Vorrei sentisse e capisse tutto il bene che le voglio"
Tutte le supermamme vorrebbero dare la felicità vera ai propri figli, vorrebbero davvero esserne capaci.

martedì 2 marzo 2010

quando le mamme fanno "om"

Le supermamme, spesso in maniera anche eccessiva, si prendono cura dei loro piccoli provvedendo alle loro necessità.
Non sempre però alle azioni di estrema dedizione corrisponde una equivalente attenzione da parte dei bambini e anzi spesso le supermamme si chiedono in cosa abbiano sbagliato e cercano con tutte le forze di non esplodere in rabbiose manifestazioni e mantenere calma e pazienza: le supermamme fanno "om".
Le supermamme preparano i vestiti la sera pensando a quali possano essere i più adatti e graditi: i cuccioli (grr)si alzano al mattino e imprecano contro quei "maledetti pantaloni"; le bambine attorno ai tre anni desidereranno senza dubbio indossare una gonnellina magari primaverile in inverno e possibilmente rosa; le bambine attorno ai nove sicuramente vorranno i pantaloni, ma non quelli!
...le supermamme fanno "om".
Le supermamme preparano il pranzo o la cena cercando di incontrare i gusti di tutta la famiglia: i cuccioli potranno reagire in modo diversi, sputando a spruzzo se ancora in culla, selezionando durante la masticazione parti di cibo e sputando quelle non gradite (minscole buccette di pomodoro o fagiolo, ad esempio...), dichiarando risolutamente "non mi piace!" oppure più sofisticatamente "ma io volevo un'altra cosa!"
...le supermamme fanno "om".
Le supermamme cercano di sgombrare l'ingresso da scarpe, zaini, resti di giocattoli, briciole, ombrelli in modo che un estraneo entrando non pensi di essere arrivato nella grotta di primitivi: i bambini che tornano a casa seminano libri, giacche, calze antiscivolo, scarpe (mai entrambe nello stesso metro quadrato)non accorgendosi neppure di farlo,
...le supermamme fanno "om".
Le supermamme la sera si congedano dai loro cuccioli con tutta la dolcezza possibile, con tutte le cure, i riti (quanto hanno letto sull'importanza dei riti!), le preghiere, i buoni pensieri, le coccole, sedute sul letto amorevolmente e solo dopo tutto ciò finalmente si apre per loro la possibilità di un attimo di relax a fine giornata sfinite sul divano: non appena il corpo comincia ad allentare la tensione, dalla cameretta arriva un richiamo "mamma ho sete!" "mammaaaaa" "mamma ho paura!" "mamma non ho fatto inglese"....
...anche in questo caso le supermamme fanno "om", che in realtà sarebbe l'inizio di "ommanvedidandafanbrodo", e la giornata non è ancora finita.

sabato 27 febbraio 2010

traumi e vita

le supermamme a volte si trovano in un uragano di paura e dolore, il loro corpo le tradisce e sono costrette a stare lontano da casa per farsi curare. capiscono che la loro vita è preziosa ma sanno di essere un puntino in mezzo all’universo e si affidano al destino. in ospedale lontano dai loro cuccioli sono aiutate dalle loro supermamme ad accudirli e sanno che sono al sicuro ma piangono perché ne hanno nostalgia e hanno paura che anche i loro piccoli ne soffrano perché è quella che sentono, forte. E vorrebbero annusare il loro odore, i loro capelli, sentire le loro guance morbide per tutta la notte, invece di essere in preda agli incubi che il trauma riporta. E pregano che anche senza di loro i cuccioli crescano e trovino la felicità.

Anche quando tornano a casa dopo l’ospedale, e devono stare ferme a riposo (le supermamme non concepiscono la parola riposo e questo stato pur necessario risulta forzato e costrittivo), non desiderano altro che essere presenti e accudiscono i loro piccoli, anche stando sdraiate, seguendoli nei compiti, organizzando le loro giornate, sognando e progettando insieme a loro. I cuccioli spesso le commuovono soprattutto quando se ne escono con “avevo voglia di sentire il profumo del tuo rossetto” o “ma oggi ti sei vestita mamma, che bello”. Allora capiscono quanto preziosa è la normalità e si chiedono se davvero si debba passare attraverso il fuoco della paura per riuscire a capirlo. Le supermamme che passano attraverso questo cerchio di fuoco sperano di non dovere vivere mai più quell’esperienza e sperano di essere in grado per sempre di ricordarsi di vivere ogni istante con la ricchezza e la profondità che lo caratterizza. Così come sentono di aver capito.

mercoledì 24 febbraio 2010

supermamme e superfiglie

Sdraiate sul lettone con le loro figlie a contatto di pancia, guancia, respiro, mani, le supermamme stanno bene. Le superfiglie anche. Alle supermamme pare di non sentire altro che il respiro delle loro creature e se ascoltano bene capiscono di esse tante cose che a parole non si sentono. Senza parlare e pensare capiscono quel che è giusto per loro, perdonano quello che le aveva fatte arrabbiare, si perdonano di essersi arrabbiate. Le supermamme per un attimo si sentono coccolate dalle loro stesse creature e respirano a fondo e si cullano in quell'abbraccio. Poi interviene qualcosa e il caos torna sovrano, e di nuovo le supermamme organizzano, rimproverano, ascoltano, parlano... con un briciolo di saggezza in più.

sabato 20 febbraio 2010

Procacciare cibo

Tutte le supermamme devono procacciare cibo e altri generi necessari alla vita quotidiana per sé e per i loro cuccioli. Spesso l’operazione non si presenta semplice già in partenza, nel trovare uno scampolo di tempo tra lavoro-casa-compiti-sport-catechismo-casa-pensieri-visite-ed-altro. Il più delle volte la ricerca di cibo viene inserita tra una commissione e un’altra, con il tempo contato e necessita di una perfetta organizzazione. La fatica inizia già nella ricerca del parcheggio, se la supermamma si muove in auto, perché tale ricerca fa perdere tempo prezioso e sali minerali attraverso le sudate della supermamma. (Nel caso in cui la supermamma si muova in bicicletta il problema si presenterà alla fine quando la poveretta dovrà incastrare sporte traboccanti al manubrio e in equilibrio precario attraversare la città per raggiungere il nido di casa). Ma la difficoltà maggiore si manifesta quando puntualmente la supermamma non dispone di moneta per il carrello e, sfidando ogni logica di normalità, si affida al cestino posto all’ingresso del supermercato autoconvincendosi che la sua capienza “basterà, tanto devo prendere due cose”. I problemi di fronte ai quali la supermamma generalmente si trova a questo punto sono di due ordini: o il peso della spesa è relativamente poco ma l’ingombro è eccessivo, traboccante, e la supermamma ricorre ad ogni falange della mano, gomito e talvolta anche al mento per evitare di far precipitare dal cestino quanto vi continua ad inserire ; oppure l’ingombro relativamente modesto inganna e il cestino arriva a pesare diversi chili (si pensi alla casistica riso-pelati-candeggina-patate- farina- olio) ma la supermamma lo terrà sospeso eroicamente noncurante del fatto che i tendini dei polsi rischino la lacerazione, le vene lo schiacciamento, e che la sua andatura zoppicante e protesa da un lato la renda tutt’altro che elegante nel portamento. Caso ancor più arduo si verifica quando la supermamma, dotata già di propria borsa, si munisce anche di due cestini e rinuncia alla possibilità di avere una mano libera. In tal caso si troverà incapace di raccogliere qualsiasi cosa le sfugga al controllo (si pensi alla scatola dei pelati) e cercherà di fermarne la caduta con il piede che inevitabilmente ne risentirà. Raggiunta la cassa e superato lo choc nell’accorgersi che il cartoccio con il prosciutto crudo è finito sotto latte e patate diventando un unico ammasso piatto e schiacciato, una volta pagato la supermamma si avvia quasi rilassata verso casa. L’operazione trasferimento spesa, però, specie se manca l’ascensore, mette definitivamente a dura prova il sistema cardiocircolatorio delle suddette. A meno che, tempestivamente, amorevolmente e fortunatamente non intervenga un superpapà. E tutto prenda un’altra piega.
(sul mettere via la spesa secondo criteri condivisi dal resto della famiglia la trattazione merita un capitolo a parte).