sabato 27 febbraio 2010

traumi e vita

le supermamme a volte si trovano in un uragano di paura e dolore, il loro corpo le tradisce e sono costrette a stare lontano da casa per farsi curare. capiscono che la loro vita è preziosa ma sanno di essere un puntino in mezzo all’universo e si affidano al destino. in ospedale lontano dai loro cuccioli sono aiutate dalle loro supermamme ad accudirli e sanno che sono al sicuro ma piangono perché ne hanno nostalgia e hanno paura che anche i loro piccoli ne soffrano perché è quella che sentono, forte. E vorrebbero annusare il loro odore, i loro capelli, sentire le loro guance morbide per tutta la notte, invece di essere in preda agli incubi che il trauma riporta. E pregano che anche senza di loro i cuccioli crescano e trovino la felicità.

Anche quando tornano a casa dopo l’ospedale, e devono stare ferme a riposo (le supermamme non concepiscono la parola riposo e questo stato pur necessario risulta forzato e costrittivo), non desiderano altro che essere presenti e accudiscono i loro piccoli, anche stando sdraiate, seguendoli nei compiti, organizzando le loro giornate, sognando e progettando insieme a loro. I cuccioli spesso le commuovono soprattutto quando se ne escono con “avevo voglia di sentire il profumo del tuo rossetto” o “ma oggi ti sei vestita mamma, che bello”. Allora capiscono quanto preziosa è la normalità e si chiedono se davvero si debba passare attraverso il fuoco della paura per riuscire a capirlo. Le supermamme che passano attraverso questo cerchio di fuoco sperano di non dovere vivere mai più quell’esperienza e sperano di essere in grado per sempre di ricordarsi di vivere ogni istante con la ricchezza e la profondità che lo caratterizza. Così come sentono di aver capito.

mercoledì 24 febbraio 2010

supermamme e superfiglie

Sdraiate sul lettone con le loro figlie a contatto di pancia, guancia, respiro, mani, le supermamme stanno bene. Le superfiglie anche. Alle supermamme pare di non sentire altro che il respiro delle loro creature e se ascoltano bene capiscono di esse tante cose che a parole non si sentono. Senza parlare e pensare capiscono quel che è giusto per loro, perdonano quello che le aveva fatte arrabbiare, si perdonano di essersi arrabbiate. Le supermamme per un attimo si sentono coccolate dalle loro stesse creature e respirano a fondo e si cullano in quell'abbraccio. Poi interviene qualcosa e il caos torna sovrano, e di nuovo le supermamme organizzano, rimproverano, ascoltano, parlano... con un briciolo di saggezza in più.

sabato 20 febbraio 2010

Procacciare cibo

Tutte le supermamme devono procacciare cibo e altri generi necessari alla vita quotidiana per sé e per i loro cuccioli. Spesso l’operazione non si presenta semplice già in partenza, nel trovare uno scampolo di tempo tra lavoro-casa-compiti-sport-catechismo-casa-pensieri-visite-ed-altro. Il più delle volte la ricerca di cibo viene inserita tra una commissione e un’altra, con il tempo contato e necessita di una perfetta organizzazione. La fatica inizia già nella ricerca del parcheggio, se la supermamma si muove in auto, perché tale ricerca fa perdere tempo prezioso e sali minerali attraverso le sudate della supermamma. (Nel caso in cui la supermamma si muova in bicicletta il problema si presenterà alla fine quando la poveretta dovrà incastrare sporte traboccanti al manubrio e in equilibrio precario attraversare la città per raggiungere il nido di casa). Ma la difficoltà maggiore si manifesta quando puntualmente la supermamma non dispone di moneta per il carrello e, sfidando ogni logica di normalità, si affida al cestino posto all’ingresso del supermercato autoconvincendosi che la sua capienza “basterà, tanto devo prendere due cose”. I problemi di fronte ai quali la supermamma generalmente si trova a questo punto sono di due ordini: o il peso della spesa è relativamente poco ma l’ingombro è eccessivo, traboccante, e la supermamma ricorre ad ogni falange della mano, gomito e talvolta anche al mento per evitare di far precipitare dal cestino quanto vi continua ad inserire ; oppure l’ingombro relativamente modesto inganna e il cestino arriva a pesare diversi chili (si pensi alla casistica riso-pelati-candeggina-patate- farina- olio) ma la supermamma lo terrà sospeso eroicamente noncurante del fatto che i tendini dei polsi rischino la lacerazione, le vene lo schiacciamento, e che la sua andatura zoppicante e protesa da un lato la renda tutt’altro che elegante nel portamento. Caso ancor più arduo si verifica quando la supermamma, dotata già di propria borsa, si munisce anche di due cestini e rinuncia alla possibilità di avere una mano libera. In tal caso si troverà incapace di raccogliere qualsiasi cosa le sfugga al controllo (si pensi alla scatola dei pelati) e cercherà di fermarne la caduta con il piede che inevitabilmente ne risentirà. Raggiunta la cassa e superato lo choc nell’accorgersi che il cartoccio con il prosciutto crudo è finito sotto latte e patate diventando un unico ammasso piatto e schiacciato, una volta pagato la supermamma si avvia quasi rilassata verso casa. L’operazione trasferimento spesa, però, specie se manca l’ascensore, mette definitivamente a dura prova il sistema cardiocircolatorio delle suddette. A meno che, tempestivamente, amorevolmente e fortunatamente non intervenga un superpapà. E tutto prenda un’altra piega.
(sul mettere via la spesa secondo criteri condivisi dal resto della famiglia la trattazione merita un capitolo a parte).

giovedì 18 febbraio 2010

in attesa (2)

Le attese delle supermamme a volte non sono per niente piacevoli, anzi sono attimi, giormi o mesi che strappano via e lacerano pezzi di vita. Accade quando una loro creatura soffre, sta male, ha bisogno di cure e le supermamme si sentono impotenti. In un lampo ogni pensiero e desiderio scompare e l'unico obiettivo è dare forza ai loro piccoli che hanno bisogno di essere incoraggiati e accuditi. Nessuno può dire la forza che le supermamme tirano fuori, nessuno può dire l'energia che maschera il dolore e la paura, il bisogno di non dover vivere quei momenti, ma la necessità di esserci più che mai. Nessuno sa quanto avrebbero bisogno di sonno, rilassatezza, spensieratezza e quanto invece siano fisicamente invischiate in quell'evento che le avvicina più che mai ai loro cuccioli, anche a quelli a casa nei confronti dei quali sicuramente nasce qualche senso di colpa. Nessuno, infine, sa quanto ogni supermamma vorrebbe essere vicina a coloro che stanno attraversando questa nebbia e augurare loro che l'attesa finisca e il cielo si riapra.

mercoledì 17 febbraio 2010

in attesa

Accade che le supermamme non si fermino a due cuccioli e aspettino il terzo. Nonostante i loro pensieri siano sempre fissati su quella creaturina che si muove in loro e le speranze, le attese, i desideri, le paure siano intimamente legati a quell'evento che certamente cambierà loro la vita e quella dell'intero gruppo famigliare; nonostante il peso e l'ingombro della pancia si faccia sentire ogni giorno un po' di più; nonostante tutto ciò, si muovono con grazia, bellezza e leggerezza nella vita riservando tutte le loro premure e le loro attenzioni ai cuccioli già nati come se fossero gli unici al mondo, con una pazienza ed una dedizione che solo le supermamme sono in grado di creare.

venerdì 12 febbraio 2010

De supermatribus (2)

Le supermamme perdono la pazienza e non si sentono più supermamme, graffiano e urlano, ma proprio perché sono supermamme poi ritornano in loro e danno leccatine consolatrici e abbracciano e trovano sempre il modo per rimettersi in contatto con il mondo o con i loro piccoli.

poi c’è il fatto che le supermamme sono superfiglie e supermogli.
le superfiglie sentono dentro di loro le stesse cose dei loro cuccioli e vorrebbero essere coccolate, cullate, nutrite, ascoltate...
le supermogli vorrebbero sentirsi desiderate accudite corteggiate, sognano un tavolino in riva al mare a due con il fruscio delle onde la brezza un lieve brindisi e tanta condivisione, luce e comprensione...
ma sono supermamme

le supermamme a volte sono molto tristi perché non trovano più i loro desideri
salvaguardano la specie quello sì e non trascurano i loro piccoli pensando a tutto ma talvolta ruggiscono più del solito perché la loro anima è ferita.
le supermamme si sentono sbagliate e hanno bisogno di qualcuno che le incoraggi che le faccia sentire vive e non solo in caccia di cibo, nidi, e protezione per gli altri.

mercoledì 10 febbraio 2010

De supermatribus (1)

Quante supermamme incontro? tantissime, a partire dalle 7.45 davanti alla porticina secondaria della scuola dove i bambini entrano prima. Le vedo truccate, curate, sulle loro auto, nei loro pensieri, che raccolgono le forze per iniziare una nuova lunga giornata e mettere assieme i pezzi delle vite di tutti.

Le vedo in bicicletta con due seggiolini vuoti, uno davanti e uno dietro, senza ombrello sotto la pioggia, correre verso casa dalla stazione perchè devono raggiungere i loro piccoli come mamma aquila, gufa, leonessa, con il loro stesso fiero istinto di proteggere, nutrire, riscaldare i cuccioli anche alle 8 di sera quando è buio e la giornata dovrebbe essere alla fine e loro devono reinventarsi le energie per il più importante momento della giornata.


Le supermamme sono di specie molto diversa, alcune sono talmente diverse che in comune hanno solo il fatto di essere supermamme.

penso ad alcune supermamme molto graffianti con la bocca vistosamente contornata di rosso, con gli occhi rigati profondamente di nero e alcune rughe a segnarne il tempo che passa ma anche la fierezza; eleganti, sprezzanti, fiere e sboccate sembra che niente le tocchi perché loro feriscono gli altri con pensieri e parole. e così sembra. eppure la dolcezza mistificata dalla forza compare se i loro figli entrano nelle loro vite, e trentenni rincasano più tardi del solito, hanno un viaggio lungo da affrontare, la febbre è salita.

altre non hanno un filo di trucco, il pallore chiama un colpo di fard e i capelli avrebbero bisogno di una svecchiata; eppure la stessa dolcezza compare per raccontare con pazienza una favola, l’ennesima, o per raccogliere le briciole di sfogliatine sbocconcellate.

martedì 9 febbraio 2010

Il cuore oltre l'ostacolo

chissà se aprirò mai un blog. chissà sei i miei pensieri sconnessi o troppo connessi, che annoto da quando avevo 10 anni, verranno mai pubblicati... un po’ per narcisismo un po’ per solitudine e voglia di condividere. certi momenti vorrei proprio fissarli però e anche certi pensieri ma forse oltre al narcisismo c’è il pudore e allora eccomi qua indecisa se fare o non fare. Pensieri di alcuni anni… poi eccomi qua! Dopo una vicenda di salute che mi ha fatto toccare con mano la preziosità della vita e la necessità di fissarla in cose vere, istante dopo istante, eccomi qua ad aprire quel blog che era solo nella mia mente. Perché rimandare, infatti? Sarà qualcosa di semplice, sarà probabilmente qualcosa di solo mio ma è tempo di “buttare il cuore oltre l’ostacolo” come disse Cesare Pavese e non avere paura. Di paure se ne hanno già tante… Noi supermamme, superdonne e super… siamo così.