mercoledì 29 febbraio 2012

Evoluzioni musicali

Scendendo dal costo di Asiago, correndo verso l'ikea, scivolando lungo le colline marchigiane che portano dal Conero al mare, aspettandosi di vedere quel mare dietro alla prossima curva incastonato tra campi di grano appena arato, inerpicandosi per tornanti di montagna senza catene nè gomme termiche sotto una neve tanto magica quanto capace di impaurire, sfrecciando in un rettilineo anonimo autostradale reso umano solo da cespugli di oleandri o boschetti di eucalipti, attraversando morbidamente il centro dell'Italia chiedendosi se ci sia poi una terra più ricca e varia della loro, chiedendosi se quel brullo le affascina o le inquieta, desiderando che quel tunnel non sia così lungo, assaporando la magia di verdi distese riposanti... viaggiando insomma, le supermamme assieme agli altri abitanti dell'abitacolo ascoltano musica.
Per passare il tempo, per cantare assieme, per sottolienare indelebilmente quello o quell'altro momento, quello o quell'altro paesaggio(si veda ad esempio l'equazione "mi permetta un morsettino" = "Bagno il Cucale" di Marcelli).
Eppure quelle musiche di accompagnamento salvate in diversi formati sono diverse anche nell'anima. Si passa infatti da assurde ninna nanne della tradizione popolare che lontanissimi parenti ritengono giusto regalare alla nascita e che risultano essere improponibili nei testi e nel gracchiare acuto della cantante, alle dolci e monotone canzoncine della pimpa. Si rispolvera poi il proprio passato alla ricerca di un'infanzia felice da riproporre attraverso fiori che si trasformano in tavoli, tartarughe e tartarughi, sigle di robot ormai ridicoli e di altri cartoni che mostrano i loro anni (non si è mai riflettuto abbastanza sul verso "barbamamma è tutta nera come una rosa nera"...!). Si passa dunque all'inossidabile zecchino d'oro che mette d'accordo grandi e piccini, che per l'enorme produzione salva i viaggi più lunghi, che permette di fare excursus lungo anni di storia musicale, che ora emoziona (le canzoni più moderne), ora intristisce (quelle russe), ora rallegra (il coccodrillo), ora indispettisce (fammi crescere i denti davanti),ora fa ridere a crepapelle (il passerotto che ruba il bottone... ma chi l'ha scritta?). Si cresce e Sanremo diventa il più gettonato, non tutte le canzoni piacciono a tutti, ma unisce cantarle. Poi i gusti si differenziano, le canzoni dei vari cd si saltano a seconda delle richieste, il pop di shakira rischia di uscire dalle orecchie assieme ad un renga d'annata che assieme a jarabe de palo non si riesce più a sentire.
Talvolta i classici come mozart e i beatles riappacificano le famiglie, altre volte i negramaro o jovanotti possono dividerle.
Di certo le supermamme si chiedono se non hanno creato dei mostri sentendosi cantare a squarciagola assieme alle proprie creature l'ultimo e definitivo cd di fossati!
(... e comunque non si poteva non postare oggi: capita ogni quattro anni!)

martedì 14 febbraio 2012

Sorrisi

Se anche le vedete con il sorriso sulle labbra a volte le supermamme lo usano da corazza, per resistere, per andare avanti, per capire, per dare un senso.
Alcune dormono a fianco del loro cucciolotto buttate sul letto di un ospedale e non vorrebbero essere lì affatto intristite e scomode e infreddolite, ma preferiscono essere lì, perchè si sentono accudite e un po' protette.
Alcune sanno da sempre che la loro creatura avrà vita breve, ma non mollano mai, neppure quando si preannuncia davvero l'epilogo di quella brevità.
Alcune faticano da sempre ad accettare l'idea di un figlio e non si sentono capaci di essere mamme, ma ugualmente si attaccano con le unghie alla vita se si tratta di proteggere i propri nati.
Alcune faticano ad accettare la fatica della quotidianità.
Alcune si preoccupano anche se non c'è da preoccuparsi, ma anche quella è preoccupazione.
Alcune hanno paura di non riuscire a covare un altro cucciolo nel loro ventre caldo che le ha tradite.
Alcune non capiscono come proprio il loro figliolo non riesca a farcela a scuola, almeno non come vorrebbero e si immaginavano.
Alcune sperano che inventino una nuova cura.
Alcune attendono con ansia di capire come crescerà il loro bambino.
Alcune a momenti sprofondano nella rassegnazione pigra e poco propositiva della malattia cronica.
Alcune non nominano mai la sofferenza.
Alcune le danno nomi e dati scientifici.
Alcune si nascondono nella frivolezza.
Alcune non sono più capaci di frivolezze.
Alcune sentono fin troppo tutto.
Alcune non sentono più niente.
Tutte sorridono, e quel sorriso è anche una mano tesa a dare aiuto; o a cercarlo.

giovedì 2 febbraio 2012

Delirio

In preda ai fumi dell'influenza, con la febbre alta che non vuole andare giù, mentre si rigirano inutilmente nel letto, le supermamme (che talvolta anch'esse si ammalano!)hanno per la mente i più diversi pensieri, in ordine sparso, e un po' deliranti...
-vorrebbero la mamma (febbre=mamma che accudisce, che mette la pezzetta fredda sulla fronte, che prepara la spremuta; ottimo surrogato si rivela spesso anche il marito, con l'unico difetto che deve andare a lavorare)
- si chiedono come le occhiaie sotto gli occhi possano essere di quel viola
- si sentono in colpa per essersi ammalate, come se tutta la stanchezza e la frustrazione del giorno prima non avessero che attirato quell'unico virus che girava attorno
- rielaborano i dati della prova "dell'asciugamano caduto" o del "rotolo di carta igienica finito", ovvero si rendono conto che la loro presenza risulta senz'altro indispensabile per raccogliere un asciugamanino da bidet caduto a terra o per riposizionare il rotolo di carta igienica finito nel porta rotoli (possono giacere lì per giorni)
- si accorgono che in fondo senza il loro sbraitare (non ne hanno la forza) tutti stanno benissimo e che come le forze tornano appena, qualcuno forse rimpiange l'influenza
- capiscono quanto può essere bello andare a lavorare
- hanno persino paura di morire (questo solo le sm più paranoiche!)
- cantano ossessivamente lo stesso verso di canzone, come il "iamme iamme" napoletano già canticchiato da un cucciolo durante il giorno
- vogliono tornare alla normalità e non hanno neanche un po' della proverbiale pazienza che dolcemente insegnano ai loro figli quando sono ammalati.