mercoledì 23 febbraio 2011

Taciturne chiacchierone

Sicuramente il carattere delle supermamme si differenzia molto a seconda della persona in oggetto, quella che sarà più espansiva, quella più chiusa, quella disposta a socializzare facilmente, quella maggiormente dedita a affari privati, quella desiderosa di condivisione, quella invece più predisposta a tenere tutto per sé…
Accade però, in una strana alchimia, che anche le supermamme taciturne, o comunque riservate, socievoli, ma moderate si sentano per un giorno chiacchierone. Si vedono dall’alto, da un ipotetico google mum, e si accorgono che dalla parrucchiera, complice l’esiguo numero di avventrici, stranamente parlano con la signora che spunta loro le chiome come di solito non fanno, si esprimono in giudizi sui propri strani vicini di casa o sui propri sentimenti di fronte a casi della vita come mai era capitato di fare, solitamente chiuse in un silenzioso riserbo e in un affastellarsi di pensieri. Anche in cartoleria la gentile signora che fa il conto si lascia andare a confidenze sul proprio modo di prepararsi i vestiti di fretta il mattino, ed anche qui le supermamme non si trattengono dal conversare condividendo le proprie abitudini. Altre volte accade per telefono, con amiche che avevano chiamato solo per un veloce accordo e che invece si sentono travolte da un fiume di parole (forse capiscono ora la metafora sanremese stranamente vincitrice alcuni anni prima! Anche con i propri famigliari devono raccontare quello che è successo prima, al lavoro, al supermercato, dal dentista. Vorrebbero fermarsi, ma non ci riescono, hanno bisogno di esternare, esternare, comunicare, parlare!!!
Perché? Forse Freud o Jung (sapete la differenza? Qualcuna di voi sicuramente sì!) darebbero la loro spiegazione ma molto banalmente alle supermamme viene qualche intuizione…
Chiameranno quell’inspiegabile irrefrenabile parlantina in vari modi: bisogno di rapporti over 10, esorcismo della solitudine, condivisione con donne che si sentono affini, tirare fuori una parte nascosta di sé, voglia di esserci, necessità di essere ascoltate dopo tanto ascoltare, dirsi e quindi affermarsi, normalità di un genere, quello femminile, che ha in sé la cifra del comunicare… voi come la definireste?
Certo si stupiscono di essere così, quelle volte, e un po’ se ne vergognano, in quella immancabile tendenza a darsi sempre un giudizio, possibilmente negativo. Eppure quel giorno erano proprio delle taciturne chiacchierone.

mercoledì 16 febbraio 2011

Spietate

Pensieri spietati: non ce la faremo mai, usciremo da questa situazione?, era meglio una volta, non siamo più gli stessi, il meglio è già alle nostre spalle…
Giornate spietate: niente si incastra, tutto va a rotoli, oggetti cadono, lampadine si fulminano, il tempo manca, ci si sente inermi, ci si sente braccati…
Figli spietati: preoccupano, angosciano, rinfacciano, vomitano di notte, brontolano di giorno, piangono di notte, ci svegliano di giorno (negli unici istanti di riposo rubati a tutto per chiedere se è giusta un’operazione o una frase), non mangiano, mangiano troppo, escono, stanno troppo in casa, pretendono affetto, rifiutano affetto…
Mariti spietati: non capiscono, si adeguano, non propongono, si isolano, non comunicano, invecchiano dentro, criticano, non sostengono, fanno finta, non si sintonizzano, comprendono a fatica…
Quelle volte in cui tutti questi pensieri assieme si affollano nella loro mente le supermamme si sentono spietate, soprattutto verso di sé.

mercoledì 9 febbraio 2011

Rimbalzi

Come strani fantastici atomi le supermamme inconsapevolmente formano molecole. Si uniscono e si dividono formando agglomerati che possano resistere alle difficoltà dell’esterno, o come batteri che si chiudono a spore per difesa dai nemici.
Le supermamme che aiutano i loro figli più grandicelli nello studio delle materie scientifiche possono avere la loro mente influenzata da metafore simili, in cui percepiscono la realtà similmente alla materia visibile solo attraverso la lente di un microscopio. Ma è proprio così.
Infatti quando una di loro si trova in difficoltà fisica o morale, a partire dal nucleo famigliare, le supermamme si uniscono, si supportano, si rafforzano a vicenda.
Avviene uno strano fenomeno per cui il grumo di dolore vischioso che assale una di loro viene respinto da tutte assieme in una forma di solidarietà unica e rara.
Si sosterrà a parole e con i gesti, si accudirà, si organizzeranno serate o diversivi, ci saranno telefonate, sms di attenzione, abbracci, compartecipazione, solidarietà.
Quel dolore rimbalzerà poi, nei casi della vita, ad un’altra supermamma che da aiutata diventerà aiutante, da anello forte ad anello debole, da indistruttibile a fragile, da fantasiosa a povera di idee. Ma subito entrerà in gioco, misteriosamente e delicatamente, la formazione di quella molecola in cui il sostegno reciproco aiuterà a sopravvivere.
Più problematico sarà il caso in cui tante supermamme contemporaneamente si sentano deboli, sfiancate dalla vita e debbano affrontare un momento difficile. Dove troveranno le risorse?
Sicuramente la natura sotto la lente di ingrandimento non si lascerà abbattere e riserverà nuove sorprese.
(PS. un anno giusto di fedeltà al blog è una piccola conquista di una supermamma. Auguri!)

giovedì 3 febbraio 2011

voltarsi indietro

Capita che inaspettatamente, per la defaillance di un amico o un parente, le supermamme vengano invitate al teatro per fare compagnia e per riempire il posto altrimenti vuoto e già pagato.
Capita che le supermamme accettino senza indugi e riescano pure ad organizzare la serata già complicata a tempo record.
Così in un lampo si riprogrammano, si docciano per sentirsi in ordine e profumate (al teatro ci sono sempre nuvole di profumo) si vestono un po’ più elegantemente del solito (anche se non tutte le supermamme dispongono di una serie così vasta “da teatro”; anche se il dress code del teatro, noteranno poi, non è più così rigido come si ricordavano) e dopo una cena al volo (i toast risolvono a meraviglia!) partono per la meta.
Non sanno neppure cosa andranno a vedere ma il velluto rosso delle poltroncine, unito al tepore confortevole dell’ambiente, le accoglie morbidamente e le fa entrare subito in un’altra dimensione. Tralasciando il fatto che verso la fine un po’ di sonno le pervade (d’altra parte non sono più abituate alle uscite serali) e il fatto che qualunque cosa pur di uscire andava bene, le supermamme riescono a rilassarsi, a godersi la magia del palcoscenico, che non a caso è detta così, proprio perché si entra magicamente in un altro mondo e si dimenticano per un po’ gli affanni. E a fine recita sono proprio soddisfatte, contrariamente agli abituee pluri abbonati da anni che, vedendo di tutto e di meglio, trovano lo spettacolo noioso e insipido.
Così nella nebbia gelata di fine (sperano) inverno tornano al tepore delle loro case e nel tragitto si voltano un attimo indietro… no! Non è possibile! Da quando sono nati i loro cuccioli non sono più andati a vedere uno spettacolo di prosa che sia uno! Non è possibile che sia davvero così tanto tempo! Più di 10 anni! E’ vero che il cinema non è stato totalmente disertato, è vero che al teatro con i bambini si è andati abbastanza spesso, è vero che oltre il biglietto bisognava pagare anche la baby sitter, ma non sembra vero che sia tutto questo tempo. Eppure allora era così famigliare e consuetudinario… un titolo attirava, si prendevano i biglietti e si andava. Per non parlare di quando andavano con gli abbonamenti della scuola; ricordano il magico misto di odore di legno, stoffa, polvere non stantia e profumi nell’aria, ricordano le nuvole in controluce all’accensione dei fari, le mani che friggevano per far uscire attori più o meno famosi, la voce e il sorriso di quel compagno di liceo che le aveva fatte innamorare e soffrire per anni proprio a partire da uno di quei pomeriggi a teatro.
Le supermamme si voltano indietro un attimo a tutto questo prima di mettere la chiave nella toppa di casa e non si accorgono che sia passato tanto tempo perchè stasera si sentivano quasi come delle bambine a cui hanno pagato la gita, vergini e ingenue davanti al palcoscenico.