mercoledì 28 aprile 2010

Piccole donne crescono

Dalla loro postazione privilegiata di osservatrici, le supermamme che aspettano dalla parrucchiera mentre lavano e tagliano i capelli alle proprie figlie si trovano in bilico tra passato e futuro. In un presente che è difficile da interpretare.
Osservano quel profilo rilassato mentre la ragazza sciacqua le ciocche morbide, musetto di topolino identico a quello che per primo era stato immortalato in bianco e nero a contrasto in quell’ecografia. E chi se lo immaginava proprio così? Bello, morbido e levigato, da ripassare mille e mille volte con lo sguardo o con un dito (e chissà quale essere maschile per primo lo sfiorerà…)
Mentre le forbici lasciano cadere a terra fiocchi di pelo, avvolte nel mantello le bambine si guardano allo specchio, già piccole donne consapevoli che quello è un loro momento di relax, noia e vanità. E le supermamme annusano l’aria che è intrisa di un futuro quasi presente, di cambiamenti imminenti nel corpo e nel carattere, di sguardi un po’ più maliziosi o scontrosi, di lotte intestine.
Si sentono prese, le supermamme, da un ineluttabile destino, schiacciate tra quello che è stato, che è e che sarà. Amano queste ore e temono, come ogni fiera, quelle future, portatrici di potenziale pericolo adolescenziale.

sabato 24 aprile 2010

Nido vuoto

“Nido vuoto” è il titolo di uno dei bellissimi romanzi gialli della scrittrice catalana Alicia Gimenez Bartlett che dà vita alla figura dell’ispettrice di polizia Pedra Delicado la quale, pur talvolta cinica e non supermamma, piace tanto alle supermamme per le sue capacità e le sue riflessioni tra le pagine delle indagini.
Nido vuoto è la sindrome in mezzo alla quale si trovano le supermamme e i loro compagni quando i cuccioli, ormai svezzati da lungo tempo, prendono le loro strade, si sposano, si trasferiscono, studiano lontano. E le stanze della casa sembrano così vuote e ordinate.
Nido vuoto è il desiderio incolmato di una donna di diventare mamma, il non sentirsi capace di procreare, il percepirsi diverse e macchiate da colpa, la sofferenza profonda celata da un sorriso alla domanda “E voi? Quando ci darete un erede?”.
Nido vuoto è quel grembo che ha generato e dato la vita, ma che poi è stato privato di quella culla necessaria perché ciò avvenga ancora. E’ la fine di sofferenza e paura, ma l’inizio di un corpo nuovo da scoprire lentamente, l’eliminazione definitiva di un’ulteriore possibilità di dare vita.

giovedì 22 aprile 2010

Sogni

Ogni sera prima di andare a dormire tutte le supermamme del mondo passano dai lettini, le culle, le amache, le stuoie dei loro cuccioli per spiarne i sogni. E’ un rito che si ripete e che tranquillizza gli animi, le fa sentire grandi e piccine al tempo stesso.
Entrando nelle loro camere l’odore del sonno dei cuccioli è quasi inebriante, misto di borotalco, infanzia, leggero sudore, capelli appiccicati alla fronte, mentolo e timo sul petto, camomilla, sciroppo… E’ un odore buono diverso da cucciolo in cucciolo, si conserva e si modifica con l’età. A volte i cuccioli non si accorgono della presenza delle supermamme e continuano come sassi immobili, altre volte emettono un sospiro, si girano, aprono gli occhi sonnambuli, digrignano i denti.
Le loro espressioni rilassate sono uguali a quando erano appena usciti dal guscio, la stessa connessione con un mondo lontano e perfetto, incapace di male e sofferenza, con le mani appoggiate delicatamente che a sfiorarle sono petali delicati. Una carezza o un bacio non turba il loro torpore e le supermamme si riappacificano con il mondo intero, sentono un bene immenso fluire da dentro, si chiedono come possano aver contribuito a quella perfezione, annusano quel tepore e sono pronte a lasciarsi cullare dal sonno.
Fino al mattino seguente…

mercoledì 21 aprile 2010

Sole

La supermamma per definizione porta pesi e sopporta. Lo fa con amore, con dedizione, pazienza, a volte con stanchezza e inquietudine.
Ma alcune supermamme si trovano a dover portare un peso che non avevano messo in conto. Succede quando si trovano sole, abbandonate, ferite, lasciate.
Non si sa perché di punto in bianco loro non vanno più bene e vengono scartate, le responsabilità individuali vengono rinfacciate all’infinito, al dialogo e alla costruzione si è preferita la rinuncia, qualcun’altra è magari pronta a rimpiazzarle. E si trovano sole. Ma supermamme.
La ricostruzione diventa paradossalmente più difficile perché non devono leccare solo le proprie ferite ma pensare alla salvaguardia dei loro cuccioli. Da proteggere e accudire se sono cuccioli cuccioli, da sostenere e far crescere se stanno entrando nella fase difficile di cambiamento che già destabilizza tutti, genitori e figli.
Devono provvedere da sole alla ricerca di cibo, sostentamento e salute, devono pensare da sole a cosa sarà meglio fare, devono scegliere da sole, devono far quadrare i conti da sole, devono pensare da sole senza quella meravigliosa risorsa della condivisione su cui prima potevano contare. Che effetto poi andare a letto la sera e sentire quella parte fredda e vuota. Non vogliono pensare agli abbracci che ora scalderanno altre, non vogliono pensare al senso di inadeguatezza e dolore che ora le pervade. Stringono i denti e mandano giù lacrime e sanno che devono portare rispetto per amore dei loro figli. Proprio loro che non sono state rispettate.
Può succedere che trovino un altro compagno di volo ma comunque dopo molto tempo e sofferenza. Per ora, le supermamme abbandonate, sono sole e la lotta quotidiana per la vita è più tenace che mai.

mercoledì 14 aprile 2010

...davvero supermamme?

Una cosa a cui le supermamme non riescono a credere è che i loro mariti, i loro compagni, i padri dei loro figli, abbiano avuto una supermamma. Madre sì, supermamma no.
Non possono essere supermamme quelle donne che non hanno insegnato a raccogliere mutande, calze, magliette sporche dal pavimento, che li hanno serviti con primo secondo due contorni e dolce ad ogni sacro desco.
E neppure quelle che hanno permesso ai propri bambini di crescere senza coccole e baci ma con un grande senso del dovere.
E neppure quelle che entrano con le proprie chiavi facendo una “sorpresa” ai nuovi sposi. E neanche quelle che ti dicono di aver incastrato con arti maliarde i propri figli. E che dire di quelle che trovando una lettera (d’amore) indirizzata ai propri “bambini” la leggono e la commentano a tavola la domenica?
Per non parlare poi di quelle che non si accorgono di niente che non le riguardi.
Eppure anche quelle mamme hanno sofferto di nausea, hanno sperato di avere un figlio sano, hanno desiderato che crescesse, hanno messo in campo le loro forze per andare avanti…
Problema atavico e mai risolto. Rari infatti sono i casi di vera amicizia tra supermamme e mamme (super?) dei loro mariti; caso mai sincero affetto e rispetto.
Ma c’è sicuramente una cosa che rende “quelle” mamme supermamme. E’ il fatto di aver messo al mondo quell’essere magari un po’ orso ma meraviglioso con cui hanno deciso di costruire un nido, covare dei cuccioli e che hanno permesso loro di diventare supermamme

lunedì 12 aprile 2010

Binari paralleli

Le donne non ancora supermamme spesso non capiscono il turbinio di eventi-emozioni-organizzazioni-mancanza di sé che caratterizza le vite delle loro colleghe femmine che hanno già figliato.
Sull’argomento si potrebbero aprire dissidi, contrasti, rivendicazioni.
Spesso sia per le une che per le altre si covano desideri più o meno celati e il dialogo talvolta può diventare difficile se non impossibile.
Anche le donne in attesa del primo cucciolo si tuffano ancora (non con il pensiero del tutto libero, però!) in aperitivi, gite dell’ultimo minuto, shopping senza freni, considerazioni esistenziali entusiasticamente possibiliste sulla loro vita futura: “in fondo con un bambino piccolo puoi fare praticamente tutto”! Salvo poi capire o semplicemente sentire che tutto, tuttissimo, è cambiato un secondo dopo aver sentito quel vagito.
Ma le donne non ancora supermamme si aggirano indaffarate nella loro esistenza, preoccupate di incastrare i loro mille impegni, lamentandosi perché la loro vita è una corsa, rinunciando al teatro perché sono troppo stanche, ignare del fatto che le supermamme devono fare lo stesso, ma incastrando molto di più. E ignare pure del fatto che le supermamme assistono impotenti alla “sindrome della sparizione”: sparizione di amici, o sedicenti tali, sparizione di tempo per sé (ove per tempo per sé si intende la possibilità di leggere dieci righe di seguito di qualsivoglia rivista o libro o istruzione del frigo nuovo); sparizione della possibilità di fare la pipì, la doccia, la cacca da sole!; sparizione di sedute rilassate dall’estetista; sparizione della tranquillità del giorno libero, di alzarsi tardi la domenica, di organizzare le proprie giornate in base ai propri impegni o proprie voglie…
Le non supermamme scendono le scale di casa al mattino sbuffando perché hanno le immondizie e possono impiegare anche dieci minuti per togliere meticolosamente dal vetro dell’auto due centimetri di neve. Le supermamme scendono le scale di casa rispondendo pazientemente (“OM”) ai gorgheggi o alle domande esistenziali dei propri cuccioli, con la propria borsa, una borsa aggiuntiva, la cartella o il cestino dell’asilo, le chiavi per chiudere e… le immondizie; e quando si accorgono che sul vetro c’è anche la neve, danno una passata con la manica del giaccone e via, verso le due o tre tappe prima di potersi rilassare arrivando al lavoro. (sui percorsi delle supermamme prima di andare al lavoro si aprirà un altro capitolo della trattazione)
Le supermamme talvolta intimamente invidiano gli esemplari della loro specie che non hanno ancora proliferato e si chiedono come facessero prima della nascita dei cuccioli a lamentarsi di non avere tempo. Ora, quando capita di essere senza figli, il tempo sembra perfino troppo e il silenzio della casa assordante. Le supermamme capiscono quindi di essere diventare super perché solo con superpoteri si riesce a continuare a correre su quei binari paralleli.

giovedì 8 aprile 2010

Ospedale

Alcuni pagliacci dottori si aggirano per la corsia ma le supermamme pensano che proprio alla fine di quella settimana in cui si sentono stanche e provate per il lavoro e tutto il resto non vorrebbero vivere quel momento, non vorrebbero essere lì, a fianco di quel letto mobile con la loro creaturina vestita da gnomo verde con strani calzari e gli occhi smarriti. Gli stessi occhi loro che però stasera hanno indossato quelli della rassicurazione e della tranquillità e il sorriso del coraggio.
Ma sanno bene che mezz’ora, prima quando erano corse a casa in fretta per prendere pigiama e necessario – non si era mica calcolato quell’imprevisto per stasera, anzi veniva la baby sitter per il cinema – non capivano più niente della loro casa e la lucidità e la freddezza non esistevano più. Mosse affrettate automatiche senza pensieri.
E fuori da quella porta dove addormentate senza di loro i cuccioli freddamente vengono violati nella loro perfezione, anche se l’anestesista li teneva per mano, sono lì a parlare parlare e parlare per non pensare e non sentire niente.
Solo le supermamme sanno poi cos’è quella tensione che cala quando ti dicono che è andato tutto bene, e nessuna laurea o festa vale quanto quell’emozione mista a paura e confusione e a tutti gli altri sentimenti che erano sopiti ed ora saltano fuori in un pulsare di tempie. Le supermamme stanno lì, e vegliano, e ce la faranno anche questa volta. Sperano.

sabato 3 aprile 2010

triduo pasquale

Le supermamme in questi giorni di "triduo" sentono riaffiorare dentro di loro immagini e sensazioni sopite in angoli lontani della memoria. Riaffiora il primo giorno di vacanza, il giovedì, a gironzolare tra prato- strada- garage finchè la giornata ormai più lunga portava le ombre del crepuscolo e il fresco, mentre i propri genitori erano impegnati a travasare il vino nelle bottiglie succhiando da quella cannuccia. Il venerdì le supermamme stavano al sole del pomeriggio a giocare (e che altro sennò) ma si ricordano che alle tre in punto pensavano a nostro Signore in croce, con una strana sensazione che quel tepore e quella gioia dentro stridessero con il temporale e il cielo scuro che caratterizzarono quel giorno in cui ora trasmettevano solo musica classica. E il sabato, poi, spesso radioso di luce, da assaporare ancor più che il giorno di Pasqua stesso, si concludeva sempre con il rito di pittura delle uova, in cucina. Uova da rompere il giorno dopo in una battaglia famigliare a chi aveva il guscio più duro (e quasta tradizione non si potrà mica abbandonare, no?)
E le supermamme rivivendo questi flash del loro passato così recente e remoto sanno che oltre al vetro della memoria stanno pensando alle loro creature e si chiedono cosa delle odierne giornate resterà nei cuccioli da grandi e se quella strana ancestrale sacralità che permeava quei giorni esista ancora nei loro figli e se questo non dipenda forse da loro, meno certe, sicure, tradizionali e più alla ricerca delle loro supermamme. E si chiedono "chissà se è un bene o un male".
Buona Pasqua a tutti!

venerdì 2 aprile 2010

Mani intrecciate

Per le supermamme che si spostano tra i ghiacci, le savane, i boschi, le mangrovie lungo i propri percorsi, viaggiare con i propri cuccioli è motivo di gioia, orgoglio e piacere. Sentimenti uniti, a volte, a rimpianti, noia e fastidio.
Infatti durante gite fuori porta, viaggi e viaggetti le supermamme possono arrivare a rimpiangere i ritmi e le mete di quando morose o giovani spose (si può esserlo anche fino ai 40 se non si ha ancora partorito…) girovagavano alla ricerca di angolini culturali, romantici, con giornate stakanoviste alternate a lunghe soste contemplative.
Possono arrivare ad annoiarsi (ma non poi tanto!)davanti all’ennesima “Città del sole”, alle infinite corse tra le colonne di un monumento, agli “aspetta ancora un attimo”, agli sbuffi e uffa per qualche bocconcino di cultura di troppo.
Possono arrivare ad indispettirsi quando facendo notare le perle e il pizzo della Madonna di Filippo Lippi (a proposito: che ritratto di supermamma con quel bambino teneramente avvinghiato) i loro cuccioli anziché ascoltarle girano per la sala guardando il pur bel soffitto.
Sì, possono arrivare a ciò ma niente è più fantastico per loro che girovagare per il mondo con le mani intrecciate a quelle di quegli esseri curiosi, pieni di meraviglia, desiderosi di conoscere che sono i loro figli; e provare a vedere il mondo con i loro occhi ancora pieni di spazio per accogliere.