venerdì 20 dicembre 2013

Sottile crinale

Non si accorgono di superare quel sottile crinale se non un attimo dopo. Fino al secondo prima qualche avvisaglia, ma non consapevolezza.  E poi in un lampo capiscono.
Che prima li tenevano al caldo in braccio davanti alla finestra, indicando sull'albero il merlo infreddolito o il pettirosso con le piume gonfie; ora li guardano carichi di libri sfrecciare in bicicletta, nello stesso freddo inverno e con il merlo (lo stesso?) appollaiato sul ramo.
Che prima insegnavano loro ogni cosa, dai fondamentali della vita, alle teorie più sofisticate; ora li cercano per farsi spiegare chi è quel personaggio, per far funzionare un aggeggio, perché usano meglio il power point, per un consiglio sul trucco o il look ("no, mamma, così sembri troppo giovane/vecchia...").
Che prima li scarrozzavano in giro per il mondo con quel senso di responsabilità della mamma felina che li proteggeva da tutto e tutti; ora se li portano in giro per compagnia, per non viaggiare sole, per sentirsi loro stesse un po' protette.
Che prima dovevano correre come le elfe di Babbo Natale pensando ai mille intrecci di regali-persone- persone- regali, nascondendo in ogni anfratto della casa pacchetti, disponendo notturne campanelle che avvisassero intrusioni  nel rito dell'impacchettamento; ora hanno tanti aiutanti di Babbo Natale che corrono insieme a loro, consigliano, impacchettano.
Quando le supermamme capiscono ciò, ovvero di aver superato quell'impercettibile crinale, restano sconcertate, come se non stesse capitando a loro. Ma poi si guardano dall'esterno, con i loro figli accanto, possibilmente non in una fase di ribellione adolescenziale acuta; e si sentono rincuorate e riscaldate da quella nuova varietà di compagnia che c'era e non c'era. E che, sperano con tutto il cuore, ci sarà sempre, forse dopo aver superato altri sottili crinali.

lunedì 2 dicembre 2013

Ottimizzare

Una pratica assai diffusa tra le supermamme, un po' per necessità, un po' per attitudine, è quello di ottimizzare. Il tre per due l'hanno inventato loro: nel tempo in cui normalmente le persone normali fanno due cose, loro ne fanno minimo tre. Tralasciando i risvolti negativi riscontrabili in siffatte pratiche, ci si potrà concentrare su un esempio significativo: lavarsi i denti.
Mentre spazzolano energicamente denti e gengive prima di coricarsi esse non riescono a stare ferme e minimo minimo controllano lo status di sopracciglia cespugliose, ricrescita o fili bianchi, rughe incipienti. Altre volte si aggirano per il bagno (non è forse da cambiare il rotolo della cart'igienica? non sono forse ancora sparse le mutande dei loro adorati conviventi?); o, se il lavaggio si protrae, addirittura per la casa (spostano oggetti riposizionandoli nella sede esatta, cercano sotto il lavello l'anticalcare per il portaspazzolini, annotano sul post it, con la mano sinistra, quella cosa che sta per scappare di mente).
Ma altre volte, prese da un raptus di gioventù e allegria, si guardano a fare le facce buffe, si sorridono come matte, ballano sculettando cantando mentalmente una canzone rockeggiante.
Come quando da bambine, ignare le loro madri, approfittavano di quel lavarsi i denti per fare le circensi in equilibrio sul bordo della vasca, parlarsi allo specchio fingendosi dive, sorridere e canticchiare come a sanremo con lo spazzolino a mo' di microfono.
E qualche sera, con quella faccetta buffa e i capelli tirati indietro dalla fascia, non si vedono poi così lontane da quella bambine della foto, con i calzettoni, la gonnellina e l'orsetto in posa con loro.
E si chiedono quando abbiano smesso di saltellare, sorridere allo specchio e stare in equilibrio sul bordo della vasca. E soprattutto perché.

venerdì 22 novembre 2013

Insostenibile

Non è sostenibile che entrino nel liceo dove hanno studiato trent'anni fa, per la prima volta da allora, come mamme. Non è sostenibile che vadano a ricevimento, per sentire news sui figli, proprio dai loro professori, in una strana deformazione dei ruoli da giostra degli specchi, in cui non sanno se a predominare sia la lontananza da quei tempi o la sensazione che sia passato un soffio.
Non è possibile che tutto sia così uguale e così diverso. Che le porte laccate grigio trasudino ancora quel topastro colore sotto le nuove sgargianti e posticce laccature. Che i libri dietro le grate della biblioteca siano probabilmente gli stessi mai consultati già da loro anni addietro. Che la prof. di filosofia incuta ancora quella sottile soggezione dietro il sorriso tirato e sia permeata dalla stessa aria di stronzaggine di quando faceva sentire insignificanti e sbagliati i suoi alunni e anche loro. E chissà se gli archivi conservano ancora quei filmati sull'Adige o la tragedia greca, rigorosamente tutto in bianco e nero, che propinavano durante le ore di supplenza!
Non è sostenibile accorgersi che quei ragazzotti durante l'intervallo le riconoscano come mamme di altri ragazzotti e non come coetanee durante l'intervallo.
E' leggermente sadico, però,  e in parte rassicurante, pensare che chi si sentirà più demodè al colloquio non saranno loro, le supermamme, ma i vecchi professori.Con aria esterefatta sorrideranno e diranno: "Sembra impossibile!".

sabato 26 ottobre 2013

Non da sole

Non dovevano superare le 500 battute, non dovevano far altro che parlare di sé e della loro visione delle cose, non dovevano che spedire con raccomandata il loro racconto, non era niente altro che un racconto scritto tempo prima in un pomeriggio d'estate al mare come esigenza profonda e voglia di tirare fuori...
Ma siccome lo spirito è quello di condividere per non sentirsi troppo sole, eccolo qua, quel racconto, che se non altro ha regalato alla loro famiglia un viaggio in freccia argento per Firenze, una mattinata di "diabete a colori" e condivisione e un pomeriggio per le vie antiche e sempre nuove della repubblica de' Medici, con un po' di soddisfazione per quella "menzione speciale" che non hanno ancora capito se sia un premio di consolazione di cui essere contente o il segno della mediocrità....
Non da sole
“Ma chi mai sente la necessità di andare in un centro commerciale la domenica pomeriggio?” – si era detta chissà quante volte guardando i mega parcheggi invasi dalle auto.
Eppure in quel pomeriggio infuocato di luglio con il volante bollente tra le mani, era quella la sua destinazione: un centro commerciale a pochi chilometri dalla sua città, già pieno di gente e negozi e saldi.
In effetti dentro  non  c’era né più né meno che il solito via vai: gente qualsiasi, massa informe, se la guardi da lontano, tutta insieme; persone con le loro storie e le loro vite se le guardi negli occhi. E poi lì dentro c’era fresco, e si stava bene, ecco perché l’avevano scelto.
Così si ritrovarono nella confusione, assieme all’infermiera che ha appena staccato e va in cerca di un costume per le imminenti vacanze, alla coppietta poco più che adolescente, a chi deve fare un regalo all’ultimo, alla famigliola già col carrello colmo,… si ritrovarono davanti a un caffè cremoso e fresco.
Due donne sorridenti, normali, dolci, davanti ad un caffè mentre il resto delle loro famiglie sonnecchiava nel dopopranzo tra cicale e rombi di gran premio: questo sembravano a prima vista.
Due mamme, due donne rese complici e amiche dalla stessa ferita: ecco come si sentivano dentro; e come sono in fondo. Stanno ancora aspettando che si cicatrizzi quella ferita e intanto si aiutano a lenire quello strano dolore che a volte sordo a volte acuto si ripresenta come sottofondo delle loro esistenze: da poco  entrambe hanno scoperto che uno dei loro figli è affetto da diabete e questo le unisce e le ha spinte lì, quel giorno.
Così si raccontano, e parlano, e parlano, e sorseggiano, e condividono e a volte viene un po’ da piangere e a volte ridono. Si sono trovate per caso legate da questa che nessuna delle due vuole chiamare malattia, si sono sentite simili, annusandosi: entrambe non avrebbero mai voluto, entrambe lo prenderebbero su di sé, il diabete; entrambe si sono sentite perse. Ora va meglio, si stanno abituando, ma a volte è dura; a volte non ne possono più di contare grammi, etti, segnare valori alti, bassi, giusti, di pensare e pensare a cosa fare da mangiare, a cosa dire per incoraggiare, a cosa non dire per non ferire, a cosa sperare, per non illudersi. Scoprono quanto simili siano, e anche tra le vetrine non hanno poi voglia di niente più che sentire che qualcuno può capirle: e se lo dicono, della fortuna che hanno avuto nel trovarsi e riconoscersi. Così sembra un po’ più facile.
E lasciandosi, tra mille promesse e propositi, con la sensazione di essere state bene assieme, salgono su quelle auto roventi e sono lo specchio della vita nella sua essenza, che non capiscono ancora fino in fondo, in quel misto tragico di amore e dolore, ma che afferrano con tutta la forza che hanno, non da sole.

giovedì 17 ottobre 2013

Alla vigilia

Alla vigilia dei quattordicianni delle loro figlie le supermamme si rendono conto.
Che certi giorni basterebbe davvero una candelina col numero 4 accesa sulla torta, tanto quelle brufolosette si avvicinano a quell'età per testardaggine, insensatezza, capricciosità e lagne.
Che certi altri non basterebbe l'infinito per contenere i loro pensieri detti o non detti, palesati o intuiti.
Che la loro trasparenza cristallina vorrebbero non venisse offuscata mai.
Che l'adolescenza è un periodo di difficile cambiamento; e che soprattutto a cambiare con difficoltà o meno devono essere loro, le supermamme mamme di quattordicenni alla vigilia.

sabato 5 ottobre 2013

Tuffi

Sarà capitato a molte supermamme di trovarsi d'estate in qualche località marina italiana o estera. E sarà anche capitato che qualcuno suggerisca quella o quell'altra spiaggetta, da scoprire per la trasparenza del mare, la sabbia bianca o dorata, la grotta turchese, la presenza di pesci, o ricci, o telline. E che qualcuno suggerisca di andare a fare i tuffi nella piscina naturale vicino alla spiaggia "di casa".
"Che bello!" sarà capitato che tutti abbiano pensato in coro. E già le supermamme ad immaginarsi una tranquilla e calma pozza d'acqua marina, sulle cui rive mettere il proprio asciugamano per stendersi al sole tra una dolce immersione e l'altra.
Mai previsione sarà stata più sbagliata!
Primo, perché la piscina d'acqua marina e trasparente e invitante si troverà ben sotto, a 5 metri da tutti loro; secondo, perché quei 5 metri saranno circondati da scogli; terzo, perché ci saranno autoctoni ragazzoni alti e muscolosi che da sempre si tuffano in quelle acque che faranno a gara per i tuffi più strani e spettacolari tra gli incoraggiamenti e gli applausi dei molti presenti; quarto, perché le vertigini saranno in agguato; quinto, perché ora i loro figli avranno deciso di provare: si tufferanno!
Inizialmente loro vorranno andarsene, non vedere le loro creature lanciarsi nel vuoto e magari anche sfracellarsi laggiù insanguinando quella limpida pozza. Poi subentrerà la ragione, una pseudo ragione, che le inviterà a non mostrare troppo il loro contorcersi di budella, e a mostrare invece un timido entusiasmo per quell'impresa, di sicuro a trattenersi dallo scoraggiare quell'esperimento; in un rapido consulto psicologico con se stesse decideranno: non tarperanno certo le ali al coraggio, alla voglia di provare e all'entusiasmo giovanile dei loro pargoli!
Così, quando alla fine tutto sarà fortunatamente andato bene, quando i ragazzi saranno emersi più e più volte indenni da quella pozza azzurra, e per di più con un livello di autostima alle stelle e un sorriso ampio da un orecchio all'altro, ecco allora si diranno di essere state brave. Brave a sostenere e incoraggiare nonostante la fifa, brave a restare lì a guardare, brave a superare se stesse per un motivo più alto.
E terrorizzate. Perché quello, si rendono conto, è solo il primo di molti tuffi nella vita delle loro creature. Che andranno incoraggiate, sostenute, lasciate andare anche in un apparente vuoto sotto, anche quando verrebbe voglia di non guardare, di sconsigliare, di starsene tranquille senza preoccupazioni. Perché si rendono conto che il tuffo d'ora in poi sarà un filo conduttore delle loro esistenze. Anche un tuffo al cuore, ma questa è un'altra storia.

lunedì 9 settembre 2013

Brevetti

In un non troppo riuscito film di Woody Allen, il protagonista ad un certo punto scendeva all'inferno e si chiedeva dove fosse finito l'inventore dell'alluminio anodizzato perché, essendo questo così brutto e abbruttente, il suo inventore di certo si doveva trovare laggiù.
Analogamente le supermamme riflettono su alcune invenzioni che, nell'insieme delle innumerevoli cose inventate nella storia dell'umanità, meriterebbero di non essere mai state inventate, o perlomeno potrebbero tranquillamente essere eliminate.
Ognuna certamente avrà la sua personale classifica, e la lista potrebbe allungarsi di molto. Di seguito solo alcuni esempi su cui riflettere...
La stellina musicale per bambini: sette motivetti famosi in chiave elettronica attivati dalle simpatiche guanciotte - pulsantini della sorridente stellina... continuano ininterottamente uno di seguito all'altro e l'unico modo di fermarli è sbattere a terra la suddetta stellina. Inutile celarla agli occhi del pargolo mettendola in un cassetto: i motivetti partiranno a sorpresa con qualche vibrazione. Alcune supermamme ne conservano esemplare di 12 anni ancora pienamente attivo.
Il bavagliolo di plastica rigido: accattivante nell'immaginario, nei colori, nelle decorazioni simpatiche; inutilizzabile il più delle volte o per ribellione del neonato che si sente costretto o della mamma isterica per il brodino papposo sceso nelle pieghe del collo, sotto il bavagliolo (e avete mai provato a pulire le pieghette del collo di un neonato?).
La poltrona letto del reparto pediatria: l'inventore della sedia dovrebbe perlomeno avere come pena del contrappasso il giacere per l'eternità su quella poltrona. Posto che chi assiste un bambino in ospedale - dal vomitino di passaggio alle cose un po' più gravi - è in una condizione di disagio per cui un po' di sonno ristoratore sarebbe importante; posto che il suddetto genitore non sempre passerà una sola notte in ospedale, talvolta molte di più... perché costringerlo a dormire in una poltrona che già da seduti è scomoda, ma che trasformata in letto diventa una tortura? Le curve della schiena non coincidono con quelle del "letto", le gambe non sono del tutto sorrette e si gonfieranno inesorabilmente, impossibile girarsi su un fianco... Inutili tutti i tentativi di sopperire con asciugamani rotolati sotto la schiena o con un'allunga improvvisata con la sedia del reparto: sicuramente al mattino troverete l'esausto genitore seduto su una sedia normale con la testa sul cuscino del bambino.
Il cellulare: ...be', in effetti il cellulare è uno strumento utilissimo e tutti ne potrebbero elencare le mille caratteristiche positive e innovatrici. Ma lo stesso utile strumento potrà diventare un'arma a doppio taglio nel caso di supermamme ansiose che non riuscendo a rintracciare i propri pargoli a comando penseranno a tragedie già avvenute o in corso; nel caso in cui il proprio figlio adolescente lo utilizzerà come proseguimento del proprio arto; o nel caso in cui un figlio nostalgico al campo scuola mandi nel pieno della notte messaggi disperati in stampatello, con improbabili richieste di aiuto difficili da decifrare. In questi casi le supermamme si trasformeranno in vecchie nonnine che rimpiangono i tempi andati quando "noi ce la cavavamo benissimo da sole"!
E la lista dei brevetti è to be continued...

martedì 20 agosto 2013

Pause


Ci sono momenti in cui le supermamme hanno voglia di fermarsi da tutto per stanchezza, apatia, ribellione, ansia, vacanza, voglia di fare altro, per trovare un nuovo senso, riprogrammare, vedere le cose da un altro punto di vista o chissà per cosa.

Non sempre però possono schiacciare il tastino con le due lineette verticali e mettere in stand by la loro esistenza. A volte vogliono e non se lo possono permettere; altre volte se lo possono permettere e non si danno il permesso di permetterselo. Altre volte sono costrette dagli eventi a fermarsi. Ma il bello è quando possono concedersi una pausa e lo fanno semplicemente, senza remore, godendosela, perché sentono che se lo meritano: allora leggere, passeggiare, nuotare, dormire, chiacchierare, stare ferme al fresco o al sole, sembreranno le attività più naturali ed essenziali.

La pausa, poi, è benefica e rigenera, ma destabilizza pure.

Le supermamme che l’hanno sperimentata davvero sanno che all’inizio è molto più faticoso che continuare a fare e fare e fare. E’ faticoso non darsi troppi obiettivi e lasciare che la vita scorra, è faticoso persino accorgersi di esistere, è faticoso fare emergere tutti i pensieri, i dubbi, i sogni che ricacciavano da tempo, è faticoso sentire il proprio corpo che rilassandosi ti manda strani segnali, è faticoso non sentire la punturina del senso di colpa…

I cinici a questo punto potranno fare due osservazioni: da un lato rilevare che le supermamme quasi mai arrivano a prendersi una pausa e che la loro mente continua a lavorare e a progettare, le mani continuano ad agitarsi sia anche solo per lavare sotto il getto dell’acqua fresca i pomodori da affettare per il pranzo, i pensieri le arrovellano e le impregnano notte e giorno; dall’altro osservare che non è una così grande fatica quella di prendersi una pausa!

Ognuno avrà certo il suo punto di vista. Gli uomini, pare, facciano una cosa alla volta in modo seriale e dentro questa lista di cose da fare ci mettono anche le pause: forse è per questo che (apparentemente) vivono meglio.

Ma le supermamme sanno quanto difficile sia –come direbbero gli psicologi – “darsi il permesso” di fermarsi, e anche come sia l’effetto delle pause sulla loro vita. Necessarie, ma anche dolorose. E che ogni tanto vanno prese!

(ps. Come ho fatto io, chiedendomi se continuare a scrivere… ma sono qua!)

venerdì 7 giugno 2013

Haiku

Camminando distrattamente e di fretta per vie cittadine, immemori che è quasi estate suonata, le supermamme vengono investite da quel profumo di gelsomino che non ricordavano più. E che non sentivano da almeno 12 mesi.
Però, unito al sentimento di succosa gioia che quel bianco minuscolo fiorellino è in grado di sprigionare, ne nasce un altro, di insoddisfazione e di malinconia.
Perché l'anno scorso avevano tentato di rianimare il quasi ventenne gelsomino del loro terrazzo con una drastica e improvvisata potatura e in marzo si erano pure inorgoglite vedendo quei ciuffetti floridi e verdi dai rugosi rami che sembravano secchi. Ma ora, non sanno se per la complicità di una primavera che ha deciso di passare la mano, oltre a quel verde non è apparso neppure un fiorellino. E nessun conseguente profumo speciale nell'aria a invadere seppure per un breve tempo tutta la casa.
E perché quel vecchio gelsomino ha fatto da sfondo a molte foto che hanno immortalato via via: dentini spuntati da sotto in aperti sorrisi, bambine con codine e profili da mangiare che annaffiano pianticelle, serate in 75cmq. di terrazzo pur di godere la prima serata calda e qualche lume di candela a cercare di creare atmosfera, pianti di supermamme che si celavano agli occhi delle proprie creature nei momenti in cui pensavano di non farcela.
Così le supermamme ripensano a un haiku giapponese che recita così':
Fiorisce il mandorlo
come quando a potarlo
c'era mio padre
e vorrebbero dedicare un haiku al loro triste gelsomino che, anziché continuare a fiorire, ignaro delle vicende umane, accompagna senza fiori una strana primavera, che segue un lungo e piovoso inverno e sembra essere solidale  con le anime un po' sconcertate e smarrite di questi strani tempi.
E le supermamme non sanno se aspettare altri dodici mesi e sperare che fiorisca o decidere che è ora di cambiare e darci un taglio.

mercoledì 29 maggio 2013

Femmine

Visto che la cronaca riporta violentemente la parola "femmina" unita all'altra orribile "omicidio" a coniare il neologismo (?) femminicidio, le supermamme tremano.
Perché loro sono donne e ne vanno anche fiere.
Perché l'essere donne non ha mai costituito un limite nel loro immaginario interiore.
Perché sono convinte intimamente del loro valore, né più né meno di quello maschile.
Certo nei loro diversi percorsi possono essere state sminuite da qualcuno per il loro genere.
Certo quando hanno partorito una o due o tre figlie femmine qualcuno si è avvicinato mesto consolandole: "Be', l'importante è la salute".
Certo sanno che al mondo le differenze pressano, premono, spremono e di strada ce n'è ancora da fare.
Ma loro tremano perché pensano al futuro delle loro femmine, di quelle loro signorinette di cui sono orgogliose, siano esse ancora minuscole o grandicelle, .
E non vogliono sentirsi dire da una di loro "non mi fidanzerò mai fino a quando non sarò grandissima perché ho paura"; né che il mondo le spaventa troppo.
E se non riescono a nascondere loro quello che sgomenta più o meno tutti, quell'orrore che non è neppure pensabile e che quando se ne parla lo si fa da lontano (per fortuna), mettendo un filtro, una protezione, perché non si riescono a trovare le parole; se non riescono a nascondere tutto ciò perché se ne parla ovunque, almeno vogliono riuscire a convincerle che il mondo non è tutto così, che imparando a pensare e ad amare il mondo lo si cambierà, che loro sono destinate ad un percorso d'amore, quello che ognuno si merita.
E così il mattino, alzano le tapparelle e le svegliano con un bacino lieve, ancora sono tiepidamente avvolte nelle coperte e nei sogni; e mentre danno loro quel bacino morbido proprio lì, nell'incavo del collo tra viso e spalle, in quel punto così indifeso e tenero, si augurano con tutta la forza e la rabbia che hanno dentro che le loro figlie, femmine, nella loro vita trovino qualcuno che le ami, le protegga, le rispetti e il mattino le svegli con dolcezza con un tenero bacio, mentre ancora sonnecchiano inermi, proprio come adesso, proprio come ciascuna bambina si deve aspettare.

sabato 18 maggio 2013

Supermamme da far girare la testa...

S'è già ampiamente detto in questa sede di come varie siano le tipologie di supermamme. Ci si soffermerà quindi oggi su una particolare tipologia piuttosto strana in cui però qualcuna di esse si potrà sicuramente riconoscere.
Di aspetto gradevole e piacevole agli occhi degli altri (loro non si piacciono); rassicuranti e concilianti nel carattere (a parte le furie dei cinque minuti, segretamente celate tra le mura domestiche e riservate in genere a chi loro amano di più); affidabili e puntuali nelle faccende domestiche e sul lavoro (ma quanto a volte vorrebbero buttare tutto all'aria e tirare un urlo di bastaaaaa!); ordinate e curate nella persona (senza essere troppo appariscenti e sfacciate); di segno zodiacale in genere dalle definite caratteristiche di "fedele", "amico", "determinato"... in genere le supermamme (e donne) con tali caratteristiche sono quelle che tutti definiscono "da sposare" e non si sa mai bene se questo è da intendere come un complimento o no.
Da ragazze veniva loro detto che "mezza scuola" le corteggiava: loro non se ne accorgevano, ed era ben difficile dal momento che nessuno apertamente si faceva avanti se non i casi più particolari ed eccentrici, strani menestrelli dal cuore romantico, o esseri gentili e cortesi che a loro non interessavano affatto, preferendo nei sogni il "bello" di turno dal cuore gelido e spietato.
Così, mentre le loro compagne si destreggiavano nelle prime, seconde, terze... esperienze amorose adolescenziali, loro aspettavano il vero amore e tutte le consolavano dicendo che erano "così inarrivabili che nessuno ci provava" (altra espressione di dubbio significato efficacemente consolatorio).
(Ma poi il vero amore è arrivato segnando un punto a favore della loro pazienza ed affidabilità: ma questo è un altro capitolo).
Ora, da supermamme, il loro fascino pare aumentato, l'aria apparentemente sbarazzina le fa sembrare un po' più giovani e la presenza dei pargoli accanto conferisce loro un plusvalore di cui non sospettavano.
Certo è che si devono accontentare. Non stiamo parlando infatti di giovani adoni con lo spritz in mano davanti a locali alla moda affollati all'ora dell'aperitivo, a lasciare loro il passaggio. Piuttosto di quei vecchiotti che chiacchierano delle millemiglia in città davanti ai giardini e si girano con nonchalance, o di quelli che galantemente le fanno entrare per prime nel negozio dei formaggi o in banca; o di quelli che le squadrano da capo a piedi da dietro il quotidiano aperto in biblioteca o nel bar del paese; o che si sentono in dovere di fare gesti da addetto portuale all'imbarco del traghetto quando loro stanno semplicemente uscendo da un parcheggio.
Non è una gran consolazione in effetti sentirsi corteggiate e apprezzate da una fascia di età magari galante e gentile (mah!), ma ancora una volta sfasata rispetto alle loro aspettative almeno anagraficamente parlando.
Anche se ad onor del vero non è solo così: ogni tanto ci si mette anche il collega mandrillo o l'amico di famiglia o il cugino gentile ad apprezzare le loro grazie e rinforzare il loro ego; ma soprattutto, rincasando, apprezzano quel "sei bellissima amore mio" che fa intendere come l'amore (o la presbiopia) davvero trasfiguri la realtà e la sublimi. Riflessa nello specchio in entrata quell'immagine di panda occhiaiuto, con il colorito spento e i capelli scomposti, loro non riescono a vederla come "bellissima", ma apprezzano lo sforzo, ed è una botta di autostima.
E poi, in fondo, quel pomeriggio, galoppando velocemente per raggiungere il parcheggio scaduto, mentre passavano davanti al monumento a quei pensionati gentili avevano fatto girare la testa, no?

giovedì 2 maggio 2013

Vent'anni

Certe supermamme hanno vent'anni, ma sono poche al giorno d'oggi.
Molte altre, che di anni ne contano di più, in certe sere malinconiche vorrebbero averne ancora così.
Per prepararsi per uscire dopo cena.
Per guardare il cielo e sperare che non ci siano troppe nuvole.
Per ballare senza sentirsi goffe o troppo vecchie per farlo.
Per annusare il futuro e sperare.
Per non fare troppi conti.
Per potersi permettere di guardarsi negli occhi con lui e niente più.
Per alzare il volume al massimo in macchina o nella propria stanza e non pensare a quello che penseranno i vicini.
Per sognarsi a quarant'anni con il bottino pieno di conquiste e vette raggiunte.
Per immaginare i nomi che avranno i propri figli.
Per asciugarsi lunghi capelli al vento e sentirsi comunque bene.
Per essere già grandi eppure ancora un po' bambine.
Per avere vent'anni e rendersene conto appieno.
ps. (e chissà cosa penseranno a sessanta dei quaranta!)

mercoledì 17 aprile 2013

Si accorgono

Si accorgono che il profumo della primavera che scoppia è sempre lo stesso, ma il profumo delle proprie creature no, non sa più di latte e caramello, ma di mistero e gloss e questa non-coincidenza di fattori le spiazza.
Si accorgono che tutta quella sfilza di grucce misura mini giace nell'armadio e occupa posto e ormai non serve più e le infilano tutte in una sporta e si chiedono da quando un abitino svolazzante non le vestiva rendendole utili.
Si accorgono di essere stanche e nervose quando è ormai troppo tardi, quando ormai hanno urlato una parola di troppo o si sono lasciate infastidire da particolari fino a prima insignificanti.
Si accorgono che le nonne hanno sempre più pazienza di loro e per un istante desiderano essere già a quel punto dell'esistenza in cui anche loro saranno guardate solo come super e pazienti, e fantasiose, e dispensatrici di parole e suggerimenti giusti.
Si accorgono che i loro pensieri si avvolgono e le avvolgono in una scala a chiocciola che scende e anzichè portarle alla sede della pace interiore le avviluppa come una fastidiosa e sterile edera.
Si accorgono che anni e anni prima quest'aria di tiepido sole e erba tagliata da poco era la loro, fatta di futuro e ideali, e che oggi lo stato delle cose a volte le fa tremare e temere, senza sapere poi per cosa.
Si accorgono che quei figli grandi e piccoli le hanno cambiate e le riempiono nella testa, nel cuore e nella pelle, e vorrebbero essere sempre all'altezza di tutto.
Si accorgono che dopo una giornata intensa e stancante hanno sempre mal di testa e si chiedono se non sia davvero un segno dell'età che avanza, il male e il pensare che sia l'età!
Quando le supermamme si accorgono di pensare a tutto ciò con una punta di malinconia di troppo capiscono che è ora di fermarsi, di non tirare la corda, di prendersi una pausa. Ma da cosa?

giovedì 28 marzo 2013

Voglia di vintage

Da quando inizano la loro vita sociale i cuccioli cominciano a portare a casa, in occasione delle varie festività, manufatti di tutte le specie e le fogge: cravatte segnalibro, pulcini di ogni ordine e grado, foto giganti o mini che tappezzano portapenne o portamestoli, mollette da bucato di legno trasformate ora in capanna da presepe ora in sottopentola (con vago sospetto che le suddette mollette esistano in commercio solo a tale scopo), creazioni in das, vernidas, rigorosamente incelofanate in apposito sacchetto trasparente con fiocco arricciolato in genere difficile da togliere (anche sull'esistenza di questi sacchetti si nutrono dubbi e ne sono esperte solo le maestre), letterine tagliate con le forbici a zig zag e contenenti poesie strappalacrime...
Le supermamme accolgono sempre con sorrisi e entusiastiche frasi di compiacimento tali creazioni altrimenti dette "lavoretti", talvolta si commuovono anche, soprattutto quando l'apporto personale del piccolo è inversamente propozionale a quello delle maestre.
Eppure sorge spesso un problema: dove archiviare l'enorme quantità di tali oggetti prodottasi negli anni, circostanza dopo circostanza, figlio dopo figlio, anno dopo anno. Spesso rimangono in bella vista in casa, nell'ingresso, in cucina, sulla mensola dello studio; ad accogliere le supermamme saranno ora papere dai mille colori auguranti "buona Pasqua", ora rami di pesco con cartiglio dedicato alla mamma, ora nidi di trucioli legnosi ad accogliere pulcini, coniglietti o bambinelli....
Ma poi? Alcuni finiscono nella carta, quando l'evento è passato da mesi e il pargolo è sufficientemente distratto, altri finiscono nello sgabuzzino, altri vengono archiviati a futura memoria assieme a qualche lacrimuccia dei genitori, altri ancora "casualmente" non vengono mai esposti, non se ne trova la giusta collocazione; altri infine restano lì, come parte di quella casa, non vengono più messi in discussione, ingialliscono, sbiadiscono, si increspano, prendono i fumi della cucina o il vapore della doccia. Ma nessuno ne mette più in discussione l'esistenza.
Anzi, quando ormai sarà arrivato il momento in cui nessuno dei propri pargoli sarà più in età da "lavoretti", una sottile nostalgia pervaderà gli animi delle supermamme che adoreranno quei reperti un po' vintage e non avranno più il coraggio di staccare dal muro un musetto che spunta da un cuore di cartoncino su cui sta scritto "ti voglio bene mamma" e neppure l'impronta rosa di una manina nel das, a testimonianza di quanto piccola possa essere una mano e di quanto ancora la vogliano stringere forte, anche se quasi quasi supera la loro!

mercoledì 20 marzo 2013

Con-sorte

Per abitudine, scherzo o luogo comune, le supermamme si siedono da un lato assieme alle altre supermamme, e i loro mariti all'altro capo del tavolo.
Per abitudine, scherzo, luogo comune o mezza verità i due gruppi chiacchierano di cose diverse, si appassionano da un lato di tecnologia e tasse, dall'altro di tecnologia culinaria e tosse; da un lato di partite e geometrie vincenti in campo, dall'altro di corse (le loro) e incastri geometrici quotidiani...
Per abitudine, scherzo o mezza verità ci si prende in giro a vicenda e si stendono lunghe liste di difetti pronti ad apparire da dietro l'angolo ad ogni pie' sospinto (a dire il vero le supermamme fanno le liste di difetti e i loro compagni ignorano, per loro caratteristica maschile e per necessità di sopravvivenza, le liste, i difetti e le richieste di correzione dei difetti): potresti... tornare prima, non alzare i gomiti quando mangi, buttare la biancheria sporca in bagno nella cesta, tornare dalla spesa senza aver sbagliato o dimenticato o non trovato il 50% delle cose in elenco, pensare tu qualche volta a quella cosa, ricordare quello che ti è appena stato detto/chiesto/sollecitato/ordinato/... ciascuna supermamma potrà aggiungere ad un simile elenco miriadi di elementi di tipo diverso.
Eppure questo è il gioco delle parti, questa è la scorza che per gioco, scherzo, abitudine o ritrosia si intende mostrare. Ma le supermamme fortunate non dimenticano che accanto a loro c'è un consorte, un uomo, cioè, che ne condivide la sorte, un compagno che ogni giorno condivide con loro  il "pane", sia questo troppo insipido o troppo salato, o duro, o poco, o non previsto, o difficile da digerire, o pieno di sorprese.
Anche se non sembra, loro apprezzano quella presenza costante, capace di sollevarle, di asciugare le lacrime, di ascoltare in silenzio (a volte troppo silenzio!), di mettersi in discussione, di cercare assieme altre vie, di riprovarci, di sacrificarsi, di cambiare prospettiva.
Quelli sono i papà dei loro figli, che si sono messi in gioco sin da subito, da quando hanno deciso che potevano aiutarle a cambiare pannolini, o a mettere su una frittata, anche se nessuno gliel'aveva mai insegnato, anche se i loro padri non l'avevano mai fatto.
Sono  papà e compagni a cui loro, le supermamme invincibili, non saprebbero mai rinunciare, anche se, per favore, non ditelo troppo forte che sennò quei gomiti alzati non si abbasseranno più!

giovedì 28 febbraio 2013

Storia

Vedendo quel vecchietto di bianco vestito salutare per l'ultima volta affacciato da celebri finestre, le supermamme pensano a tante cose. E aldilà di tutte le parole e le opinioni e le considerazioni e i giudizi e i silenzi che si potrebbero sprecare in occasioni così uniche e degne di nota, le supermamme pensano al momento storico.
Ora loro sono nella Storia, quella che si studierà nei libri (o nei tablet) di storia, quella dei grandi avvenimenti, delle date importanti dei gesti unici e delle loro conseguenze per l'umanità.
Eppure si sentono un puntino, un niente in quella Storia. Da quando quel Papa ormai vecchietto è stato eletto sono passati anni e ricordano come ora il momento solenne e la curiosità che tutti avevano tenuto incollati alla televisione. Sono passati anni in un soffio e con loro tutto quello che ci sta dentro: ricordano che allora i loro pargoli erano piccolissimi e non capivano, o che capivano appena e loro cercavano di spiegare, o che erano già grandicelli e commentavano assieme, o che non c'erano proprio quei frugoli che ora riempiono le giornate così tanto.
Ripensano alla loro Storia da allora, intrecciata con mille altre, a come sia stata pregna di eventi, a come si sia evoluta e involuta in pieghe insondabili, a come qualcosa le abbia sorprese, qualcos'altro spaventato, qualcos'altro ancora riempito di gioia o speranza. La storia di ciascuno infila perle ogni giorno, una dopo l'altra e fa da sfondo ai grandi passi dell'umanità; o viceversa è proprio quella la vera storia, quella delle esistenze di ciascuno, che ha sullo sfondo i grandi avvenimenti.
Quando nasce un figlio, anche se qualcuno tiene la prima pagina del giornale per ricordare quegli avvenimenti contemporanei, non sono quelle notizie a interessare; e neppure quando si scopre di aspettare un bimbo inaspettato, o atteso a lungo, o progettato e incontrato al momento giusto, interessa quello che c'è fuori. Eppure da quel "fuori" altre volte le supermamme si fanno intimorire, se pensano al futuro, a come tutto si dispiegherà, alle decisioni che verranno prese, alle guide che condurranno i paesi, alle idee che circoleranno, alle scelte che verranno fatte...
E' un intreccio misterioso quello tra la loro storia e la storia con la S maiuscola. Ma le supermamme sanno che istante dopo istante ci sono; e ciascuna a suo modo sta dando il proprio contributo, anche quando pare che non serva poi molto.

venerdì 15 febbraio 2013

Tenere e lasciare

Con un gesto dolce e al tempo stesso quasi innaturale le mamme mammifere spingono con il muso i propri cuccioli per farli allontanare da sè, per far capire che ce la possono fare da soli e ce la devono fare da soli.
Non diversamente dovrebbero fare le supermamme umane. Ma non è facile. E diverse tentazioni le portano a intraprendere strade diverse da quelle di un felino, un oviparo, un canide ecc...
Per comodità: più semplice abbottonare un golfino che aspettare 10 minuti perchè il piccoletto lo faccia; più comodo chinarsi per allacciare le scarpe, o prendere gli strappi di velcro, piuttosto che assistere per mesi a quel buffo tentativo di unire le due asole in un nodo saldo.
Per paura: chissà quanto pesa quello zaino, meglio che lo portiamo noi; chissà chi si può incontrare davanti a scuola, meglio arrivare a due centimentri dal cancello; chissà che voti prenderà senza il mio aiuto, meglio che mi sieda lì accanto a controllare, cancellare, correggere; meglio portarlo a fare sport in auto, piuttosto che stare con il pensiero del viaggio da solo in bicicletta.
Per pigrizia: in due minuti il latte nel biberon è pronto e viene scolato, nella tazza c'è il rischio che poi si debba pulire un disastro; se usa quei colori, poi, chissà cosa succederà al divano, meglio un'oretta davanti alla tv, più calma, sicura e pulita; e poi è meglio un pannolino sporco ora che una pozzetta di pipì sul tappeto poi...
Per comodità, per paura, per pigrizia, per inerzia, per il terrore del cambiamento, per non averci pensato, perchè tutti fanno così, per paura di fare soffrire, per paura di soffrire, per tanti motivi diversi le supermamme talvolta fanno fatica a dare quella spinta con il muso ai loro cuccioli, siano essi mini, medi o maxi.
E così invece di seguire l'istinto, le supermamme devono fare lo sforzo di pensare alla cosa più giusta per i loro figli che crescono e si emancipano da loro ad ogni istante che passa. Per farli andare ad una festa da soli, lasciarli per la prima volta andare a scuola in bicicletta, correre il rischio di una figuraccia in matematica, farli sbrodolare con la minestrina fino alle mutande, non andare a rimboccare le coperte la sera per la decima volta, farli assetare se chiamano per l'acqua quando hanno appena bevuto, o far loro decidere la scuola superiore che pensano sia giusta. Guidandoli, sempre, come quel muso dolce e forte che indica la strada.

domenica 27 gennaio 2013

Piccolo racconto

La telecamera riprende dall'alto un'allegra tavolata, un venerdì sera come tanti.
Adulti e bambini in allegria condividono una pizza, delle bibite, dei giochi sul cellulare, sorrisi e sguardi. Arriva la cameriera per ordinare i dolci, li elenca con dovizia di particolari, spiegando che sono tutti "fattincasa". E la tavolata si zittisce, tutti si guardano interrogativi, decidendo tacitamente cosa fare. I genitori si guardano tra loro, guardano la dottoressa, i bambini supplicano con lo sguardo i genitori, guardano imploranti la dottoressa, immaginano con l'acqulina fette di salame di cioccolata o tenerina. La cameriera resta perplessa con il blocchetto in mano, la penna pronta a segnare qualcosa. Poi una supermamma rompe gli indugi..."stiamo decidendo, sono tutti bambini diabetici..." La cameriera resta ancor più sorpresa come se non fosse possibile trovarsi di fronte ad una tavolata di bambini diabetici che si stanno divertendo, ma dallo sguardo si vede che ha capito, che è solidale. E si decide per il sì, abbasso l'iperglicemia per una sera, "faccia a meno di mettere lo zucchero sopra", un boato di gioia dei ragazzi!
La telecamera ora riprende i discorsi interrotti poco prima dall'ordinazione, si sofferma su quei genitori allegri che parlano a due a due, a tre a tre, che mischiano valori di insulina a progetti di vacanze, racconti di esperienze sportive o lavorative ad aggiornamenti sulla ricerca sulle staminali o su glucometri che non buchino la pelle. Si sposta sui ragazzi ora, che addentano con un sorriso extra quelle delizie un po' inusuali per loro e anche se non si conoscevano fino a un'ora prima si stanno semplicemente divertendo.
Negli sguardi non c'è tristezza, semmai consapevolezza; nei cuori non c'è rassegnazione, semmai speranza e voglia di lottare; nelle loro storie non c'è niente di speciale, solo tanto amore per i loro bambini, quelli "sani" e quelli "un po' difettosi".
Quando si vedrà la registrazione delle riprese di quella telecamera non si vedrà gente in un ghetto; solo un'allegra tavolata, in un venerdì sera come tanti, con tutta la fatica e la voglia di vivere che si può immaginare.

venerdì 11 gennaio 2013

Falso proposito

Quest'anno le supermamme si sono dette che  non serve a niente programmare idealmente i cambiamenti e le cose  da fare, con l'arrivo e l'inizio del nuovo anno.
Quest'anno si sono dette che così ne rimarrebbero solo deluse e che preferiscono vivere giorno dopo giorno con quello che più o meno riusciranno a fare.
Ma gennaio è sempre gennaio, come settembre è sempre settembre. E l'aria di ripresa si sente.
E nella testa frullano cose, idee, speranze, progetti. Nè più nè meno che di solito... Forse un po' di più!
E così si allungano le liste mentali che fanno frullare come capriole idee e pensieri:
comprare un'asciugatrice
farsi le unghie laccate per togliersi l'aria sciatta e dare un po' di vita
rinunciare alle unghie laccate per risparmiare per l'asciugatrice
fare lunghe benefiche passeggiate per attivare la muscolatura e liberare la mente
(il famoso) pensare di più a sè
andare a una conferenza tra lo psicologico il filosofico e il teologico (bisogno di senso?)
rinunciare a tutte le conferenze che ci affollano troppo la mente e poi non ci si riesce ad addormentare
risparmiare sul superfluo
comprare quel maglioncino in svendita perchè proprio, di uno nero, così, se ne ha bisogno
ordinare l'olio via internet
e anche quella copertina con le maniche che la sera andrebbe così bene
(quindi) risparmiare sul superfluo!
non rifugiarsi ossessivamente nel lavoro, ma riscoprire interessi e passioni  sopite
non giudicarsi troppo negativamente
non ascoltare chi ti invita a giudicarsi troppo negativamente sotto malcelate spoglie di buoni consigli
cercare la calma, la meditazione e la vita
non giudicarsi troppo negativamente se non si sono riscoperte passioni sopite non si è trovata la calma e la meditazione
essere comprensive e aperte e incoraggianti con i propri figli
non giudicarsi troppo negativamente se no si riuscirà ad essere proprio così sempre
altro, varie ed eventuali
Ecco: le supermamme quas'anno non faranno la lista dei buoni propositi, perchè, si sa, non si ripettano mai. A partire dal primo: quest'anno non farò la lista dei buoni propositi!