Passa ai contenuti principali

Mani intrecciate

Per le supermamme che si spostano tra i ghiacci, le savane, i boschi, le mangrovie lungo i propri percorsi, viaggiare con i propri cuccioli è motivo di gioia, orgoglio e piacere. Sentimenti uniti, a volte, a rimpianti, noia e fastidio.
Infatti durante gite fuori porta, viaggi e viaggetti le supermamme possono arrivare a rimpiangere i ritmi e le mete di quando morose o giovani spose (si può esserlo anche fino ai 40 se non si ha ancora partorito…) girovagavano alla ricerca di angolini culturali, romantici, con giornate stakanoviste alternate a lunghe soste contemplative.
Possono arrivare ad annoiarsi (ma non poi tanto!)davanti all’ennesima “Città del sole”, alle infinite corse tra le colonne di un monumento, agli “aspetta ancora un attimo”, agli sbuffi e uffa per qualche bocconcino di cultura di troppo.
Possono arrivare ad indispettirsi quando facendo notare le perle e il pizzo della Madonna di Filippo Lippi (a proposito: che ritratto di supermamma con quel bambino teneramente avvinghiato) i loro cuccioli anziché ascoltarle girano per la sala guardando il pur bel soffitto.
Sì, possono arrivare a ciò ma niente è più fantastico per loro che girovagare per il mondo con le mani intrecciate a quelle di quegli esseri curiosi, pieni di meraviglia, desiderosi di conoscere che sono i loro figli; e provare a vedere il mondo con i loro occhi ancora pieni di spazio per accogliere.

Commenti

Post popolari in questo blog

Prima persona singolare

Esco dal mazzo delle supermamme e dei loro pensieri e prendo la parola. Da sei anni provo a raccontare me stessa e le altre come me attraverso questo blog. Voleva essere una specie di trattato “ de supermammibus ” una carrellata di ritratti, atteggiamenti, manie, paranoie, pensieri ed emozioni propri a chi fa il mestiere, difficile, sorprendente e meraviglioso, della mamma (che poi si intreccia a quello della figlia, della donna, della famiglia, di chi vive). Non so se ci sono riuscita, non so se, invece che parlare di noi , ho parlato solo di me ; non so se il mio punto di vista sulla vita abbia poi interessato qualcuno. Non sono riuscita a trasformare il blog in uno scambio di idee e, se da un lato questo confronto mi faceva paura, alla fine un riscontro mi è mancato. Il marketing pro domo mea (inglese + latino, che sfoggio!) non mi è mai riuscito: magari ho trovato casa, fidanzato, lavoro alle amiche e poi non ho avuto il coraggio di prendere il bidet nuovo per me. Credo sia una ...

Piccolo racconto

La telecamera riprende dall'alto un'allegra tavolata, un venerdì sera come tanti. Adulti e bambini in allegria condividono una pizza, delle bibite, dei giochi sul cellulare, sorrisi e sguardi. Arriva la cameriera per ordinare i dolci, li elenca con dovizia di particolari, spiegando che sono tutti "fattincasa". E la tavolata si zittisce, tutti si guardano interrogativi, decidendo tacitamente cosa fare. I genitori si guardano tra loro, guardano la dottoressa, i bambini supplicano con lo sguardo i genitori, guardano imploranti la dottoressa, immaginano con l'acqulina fette di salame di cioccolata o tenerina. La cameriera resta perplessa con il blocchetto in mano, la penna pronta a segnare qualcosa. Poi una supermamma rompe gli indugi..."stiamo decidendo, sono tutti bambini diabetici..." La cameriera resta ancor più sorpresa come se non fosse possibile trovarsi di fronte ad una tavolata di bambini diabetici che si stanno divertendo, ma dallo sguardo si vede...

Domande, ricordi, vergogne e dubbi

Certe domande dei propri figli risvegliano ricordi e interrogativi. “Ma per quanto ci lasciavi in terrazza?” può esordire una sera tranquilla uno dei pargoli e alle supermamme si apre un mondo. Si rammentano di cose che erano davvero nel dimenticatoio, di quando l’ultima spiaggia per ottenere qualcosa era mettere in terrazza (per qualche secondo) le proprie creature, con qualsiasi condizione atmosferica, “insensibili” di fronte alla disperazione vera o simulata di aquile indispettite e indisponenti. O di quando l’età dei capricci imperversava e bave, pianti, rotolamenti sul pavimento le faceva sentire impotenti e correvano a leggere Mastromarino, Asha Philips, Bollea e nonostante tutto si sentivano sbagliate, cattive e perse. O si rifugiavano nell’angolo più lontano della casa per non sentirle quelle urla e si tappavano le orecchie e rosicchiavano le unghie e si chiedevano cosa fosse più giusto. A volte esageravano, se ne accorgono ora, altre volte no. Esageravano, e se ne vergognano, ...